ROLAND GARROS: NADAL PUO’ PUNTARE ALLA DECIMA?

Rafa Nadal non ha vinto tornei sulla terra rossa europea, per la prima volta in carriera ha perso cinque partite sulla sua superficie migliore. Ma il peso della storia è dalla sua. E se si arriva al quinto set, sul rosso non ha perso mai. E' ancora lui il favorito numero 1 a Parigi?
martedì, 19 Maggio 2015

TENNIS – Arriva a Parigi da numero 7 del mondo. Per la prima volta non ha vinto tornei di preparazione sulla terra rossa europea. Ma dalla sua ha il peso della storia, che qualcosa conta anche se non è la tradizione a scendere in campo. La domanda, ormai, nasce spontanea: è ancora Rafa Nadal il favorito numero 1 per la vittoria al Roland Garros?

Perché no. Quando Patrick Mouratoglou indica il suo cavallo vincente in Novak Djokovic, lo fa perché devoto alla logica, spinto da considerazioni che guardano al dominio dell’oggi. E i numeri dicono che il serbo non ha mai perso tra Slam e Masters 1000, che ha una serie ancora aperta di 21 vittorie di fila e nella Race ha il triplo dei punti di Nadal. Il maiorchino, che dal 2003 non subiva più di tre sconfitte sulla sua superficie, quest’anno ha perso addirittura cinque partite sul rosso (due volte da Fabio Fognini, a Rio e Barcellona, da Djokovic a Montecarlo, da Andy Murray a Madrid e da Stanislas Wawrinka a Roma). E sul rosso sta virando anche il colore dell’allarme per una stagione certo al di sotto delle aspettative. Una stagione che ha dimostrato come stia perdendo un po’ della sua aura, di quell’impressione di forza che comunicava agli avversari e che gli ha fatto vincere gran parte dei suoi match ancor prima di scendere in campo, ancor prima di mettersi a saltellare al lancio della monetina come un pugile pronto a esplodere. Il Nadal di quest’anno restituisce di sé un’immagine diversa in campo, che si traduce in quell’ostentato arretrare in risposta, anche sulle superfici veloci, in quelle difese che non sono più il primo passo per l’attacco ma solo prolungamento dell’attesa. È un Nadal meno proattivo, che reagisce al gioco degli avversari più che determinarne le scelte. Eppure, dopo la sconfitta con Wawrinka a Roma, ha ostentato fiducia in vista del Roland Garros. “Non significa che lo vincerò, o che penso di vincerlo. Significa che penso che giocherò bene e se gioco bene posso anche ottenere buoni risultati. Non mi sentivo di dover vincere per forza quando tutti dicevano che ero favorito, né sento che perderò perché non lo sono quest’anno. Non sarà certo la fine del mondo se non dovessi conquistare il titolo”. La questione, però, si pone, anche perché, con l’ufficialità del forfait di Milos Raonic, Nadal partirà da testa di serie numero 6. Gli organizzatori non gli hanno concesso privilegi, d’altronde non lo avevano fatto anche quando era rientrato dopo i sette mesi di infortunio, e in quel caso sarebbe stato più comprensibile: sarà dunque Rafa la vera mina vagante del tabellone. E le parole di Djokovic al Foro vanno ben al di là di un rispetto di facciata. “Io a Parigi preferirei proprio non affrontarlo, né nei quarti, né in finale. In certi Roland Garros ha cominciato piano e finito alla grande..se potessi giocare contro qualcun altro sarebbe meglio!”.

Perché sì. Eccolo, il motivo principale che, seppur travolto oggi più di ieri dai dardi delle alterne fortune, può fare di Rafa Nadal ancora l’uomo da battere al Roland Garros. Perché in fondo alla Porte d’Auteuil quell’aura non l’ha ancora persa, perché sfidarlo su un campo dagli out enormi sulla terra battuta vuol dire prepararsi a quattro, cinque ore di battaglia sfiancante che non concede distrazioni, di rincorse, corse e affanni che sembrano durare in eterno. Ed è questa sensazione di trovarsi di fronte a un Everest impossibile da scalare che ha fatto crollare Nole sulla rete, abbattuto da un’ombra di passo in un passaggio di tempo che gli avrebbe potuto regalare la finale e, con ogni probabilità, il Career Grand Slam. È in virtù di questa forza che Nadal ha perso solo cinque partite al quinto set in carriera, e mai nessuna sulla terra rossa, dove solo Isner e Djokovic sono riusciti a spingersi tanto in là da giocarne uno. In più, a Roma e a Madrid, finale a parte, si è rivisto il Nadal che gioca profondo e con i piedi vicini alla riga (vedere per credere l’esordio al Foro proprio con il numero 1 Usa), un Nadal che al Bois de Boulogne avrà comunque due, tre match iniziali di rodaggio per rimettere insieme i pezzi di un gioco da fin troppo parcheggiato (solo un titolo quest’anno, a Buenos Aires). È anche per questo che, un anno dopo l’impresa del “suo” Real Madrid, anche Rafa può puntare alla Decima.


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