ROLAND GARROS: QUEI CRUDELI ANNI ’90

TENNIS - Anche Parigi fa parte del regno di Monica Seles nei primi anni ’90 finché, dove non riescono Steffi Grafi & Socie, interviene Gunther Parche. Nel decennio saranno quattro le vittorie della Graf, due quelle di Arantxa Sanchez. Nel 1997 è invece Iva Majoli a imporsi ai danni di Martina Hingis, l’elvetica che nello Slam parigino avrà sempre il fato avverso.

Tennis. E’ il 15 giugno del 1974 quando Chris Evert sconfigge Olga Morozova con un netto 6-1 6-2 e conquista il suo primo titolo del Grande Slam sui campi in terra battuta del Roland Garros. L’anno prima la statunitense era stata fermata dalla trentunenne Margaret Smith Court, al suo quinto titolo parigino, nonché penultimo dei suoi 24 Slam. I French Open hanno quindi immortalato un simbolico passaggio di testimone tra la prodigiosa australiana a Chris Evert che, tra il 1973 ed il 1987, ha vinto sette edizioni del Roland Garros, che probabilmente sarebbero state dieci se non avesse disertato per tre anni consecutivi, dal 1976 al 1978, ha disputato tre finali e due semifinali. I due successi consecutivi messi a segno da Steffi Graf, nel 1987 ai danni di Martina Navratilova e nel 1988 umiliando Natalia Zvereva, sembravano presagire un monologo tedesco per gli anni a venire. Fatto che è avvenuto solo in parte e, probabilmente, per “forze di causa maggiore”. Non solo nel 1989 Steffi Graf ha dovuto cedere il passo ad Arantxa Sanchez Vicario; nelle prime stagioni del nuovo decennio “Miss Grande Slam” ha dovuto letteralmente inchinarsi al cospetto di Monica Seles, la belva di Novi Sad, colei che sarebbe stata, avrebbe dovuto essere, la vera grande dominatrice degli anni 90’.

Il mito dell’imbattibilità che aleggiava intorno a Monica Seles era supportato dai numeri. Tra il 1990 e l’inizio del 1993 Monica Seles si è imposta in otto Prove del Grand Slam; tre di esse sono rappresentate dagli Open di Francia, vinti consecutivamente dal 1990 al 1992. Complessivamente, nei suoi primi quattro anni di carriera, tra il 1988 ed il 1992, Monica ha conquistato 30 titoli WTA e vanta uno score di 231 vittorie contro 25 sconfitte che, tradotto in percentuali, si riassume nel 90,2% di vittorie; negli Slam le statistiche tra il ’90 e il ’93 sono ancora più agghiaccianti: 55 successi a 1. I numeri non mentono mai. Nel giugno del 1989, alla sua prima partecipazione in uno Slam, Monica Seles impartisce uno scossone a Steffi Graf costringendola a scivolare per quasi tre ore sulla terra del Philippe Chatrier. In quell’occasione Steffi la scampa, l’anno dopo no. La serba conquista il suo primo Slam salvando quattro set point nel tie-break del primo set e mettendo in cassaforte la seconda manches per 6-4. Il 9 giugno del 1990 Monica Seles ha sedici anni, sei mesi e nove giorni. Durante quell’edizione degli Open di Francia, la Seles deve però sudare sette camicie al secondo turno contro la canadese Helen Kelesi, superata 4-6 6-4 6-4, nel round successivo contro la russa Leila Meskhi, che abbatte con un duplice tie-break, e nei quarti contro Manuela Malaeeva, sconfitta 3-6 6-1 7-5. Invece, nel 1991 la marcia della Seles è devastante, tanto da perdere un solo set negli ottavi, contro Sandra Cecchini prima di annientarla 6-0 al terzo. Vittima sacrificale all’ultimo atto è Arantxa Sanchez, che in semifinale impartisce un ridondante 6-0 6-2 alla Graf. La 91esima edizione degli Open incorona Monica per il terzo anno consecutivo questa volta però dall’altra parte della rete c’è una Steffi Graf agguerrita, decisa a vendere a caro prezzo la pelle, prima di inchinarsi all’imbattibile regina di Francia, 6-2 3-6 10-8.

Il nome della tedesca ricompare sull’albo d’oro del Roland Garros nel 1993, ma non sarà lei a fermare Monica Seles, bensì Gunther Parche, che 24 giorni prima dell’inizio del torneo pugnalerà la numero uno del mondo ad Amburgo. Un appuntamento sotto tono, insipido, ancora stordito dall’uscita di scena di Monica Seles, che la Graf si aggiudica battendo in finale la statunitense Mary-Jo Fernandez. Se l’anno seguente si registra un ritorno al successo da parte di Arantxa Sanchez, che in finale regola con un doppio 6-4 la beniamina di casa Mary Pierce, a sua volta capace di frenare la Graf in semifinale; la teutonica fa la voce grossa sia nel 1995 che nel 1996. In entrambe le circostanze Steffi Graf si sbarazza di Conchita Martinez in semifinale e di Arantxa Shanchez in finale, tutte e due le volte ricorrendo al set decisivo, seppure di ben diversa caratura: nel ’95 la tedesca prevale 7-5 4-6 6-0, mentre nel ’96 è al termine di un ben più impegnativo 6-3 6-7 10-8 che “Miss Diritto” può alzare al cielo il trofeo.

Il 31 marzo del 1997 il computer fa accomodare sulla poltrona di numero uno del mondo una ragazza di sedici anni e sei mesi: Martina Hingis. L’elvetica si presenta al Roland Garros forte del suo trionfo agli Australian Open; ancora non sa che solamente un mese dopo, diventerà la più giovane vincitrice dell’era Open a Wimbledon, così come due mesetti più tardi dominerà gli Open degli Stati Uniti; scivolando proprio nell’unico match che mai avrebbe dovuto perdere: la finale del Roland Garros. E’ forse il fato a spingere Martina giù dalla sella del suo amato cavallo, Montana, impedendole di preparare al meglio la stagione sulla terra rossa. Eppure a Parigi l’elvetica sembra essere più forte persino del destino: per arrivare in finale deve ricorrere al terzo set in ben tre incontri, deve sconfiggere Arantxa Sanchez-Vicario e Monica Seles, deve chiedere il meglio al suo tennis preciso, architettonico, alla sua mente straordinaria finché, giunta all’ultimo atto, si piega al cospetto della sua antitesi, una tennista normale, l’amica croata condannata a rimanere nell’ombra, quella Iva Majoli che sarà destinata a passare alla storia non come colei che il 7 giungo del 1997 vinse il Roland Garros, bensì come la ragazza che impedì a Martina Hingis di realizzare il Grande Slam.

Si dice che “la vita dà, la vita toglie”. Probabilmente vale anche per il tennis. Seppure è difficile stabilire se durante la 97esima edizione, quella disputata nel 1998 con Steffi Graf assente alla griglia di partenza, il “nobil gioco” abbia giocato un tiro sinistro principalmente a Martina Hingis o alla, già di natura mancina Monica Seles. Si affrontano in semifinale il genio svizzero e l’ex imbattibile degli inizi anni ’90. Mentre l’elvetica sembra persuasa a ritentare la caccia al Grande Slam, la serba è una ragazza di appena venticinque anni che ne dimostra dieci in più. Vince Monica 6-3 6-2 ma in finale la vera Seles c’è solo per un set, il secondo che vince 6-0. Gli altri due li porta a casa Arantxa Sanchez Vicario insieme al suo terzo Roland Garros. Non ha certo rubato nulla la spagnola, reduce da una maratona contro Serena Williams agli ottavi di finale, ma è fuori dubbio come ciò che il tennis ha tolto a Martina e a Monica a Parigi nel 1988, a beneficiarne sia stata lei.

Finché venne il 1999. Prima però facciamo un passo indietro. Quando il 31 marzo del 1997 Martina Hingis diede inizio al proprio regno lo fece a spese di Steffi Graf, la campionessa rea di aver usurpato il trono che, sarebbe dovuto spettare di diritto a Monica Seles e che l’elvetica aveva lapidato definendolail passato di questo sport”. Che il futuro sia lei, Martina, è implicito. Quando nel giugno del 1999 si appresta ad affrontare nella finale del Roland Garros Steffi Graf, il “passato del tennis”, lei, “il futuro”, stavolta sembra per davvero lanciata verso quel Grande Slam mancato per un soffio due anni prima. Questa volta non c’è stata nessuna caduta da cavallo, questa volta non c’è stato nessun set perso lungo il cammino, a differenza della Graf che ai quarti supera 6-3 al terzo la Davenport ed in semifinale, 6-4 al terzo la Seles. L’ultimo atto proietta Martina sul 6-4 2-0. Niente e nessuno pare essere in grado di fermarla. Nessuno, tranne il fato, quella Nemesi che quando Martina svolta a Parigi proprio non ne vuole sapere di lasciarla in pace. Una risposta nettamente in campo della svizzera chiamata out da una giudice di linea. Anne Lassère, che scende dal seggiolone per indicare un punto distante due spanne da dove ha rimbalzato la pallina. Martina che non ci sta e, con tutta l’impertinenza che cela in se’ il futuro, va incontro al passato, decisa a calpestarlo, a schiacciarlo definitivamente, e sbatte la sua racchetta sul segno, quello giusto. Lo fa con una certa aria di supponenza, è irritata, infastidita. Perché il futuro è illuminato, esuberante, infallibile. Ma ecco che dal passato sembrano riesumarsi Georgina Clark e Gilbert Yserne, i due supervisor, figure che bazzicano l’ambiente da decine d’anni prima che Martina nascesse. Non solo attribuiscono il punto alla Graf, a quel passato che fa prudere i pollici di Martina anche solo a sentirlo nominare; come accade in ogni evento della vita il passato quando riemerge lo fa per batter cassa e spezzare le gambe e le ambizioni del futuro. Sotto allo sguardo altezzoso di Martina Hingis, mentre la Graf si fa i fatti suoi, Lassére, Clark e Yserne confabulano tra loro e penalizzano la numero uno del mondo di un 15. E così, mentre l’altrettanto obsoleto pubblico parigino va a ripescare dai tempi andati tutta la suagrandeur” ed inizia a parteggiare spudoratamente per la tedesca, Martina Hingis piange lasciandosi inghiottire dalle sabbie mobili delPhilippe Chatrier”; insieme al suo futuro che non la vedrà mai più trionfare in uno Slam, ed ai crudeli anni ’90.


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