ROSS HUTCHINS: UN ACE CONTRO IL CANCRO

TENNIS - Il campione di doppio, ex numero 4 del mondo, racconta al Telegraph della sua battaglia contro il linfoma di Hodgkin contratto lo scorso anno e della vittoria sulla malattia che gli ha permesso di ritornare a fare quello che ama, giocare a tennis
martedì, 26 Novembre 2013

Tennis. Anche un ambiente talmente duro e competitivo quale è quello del tennis qualche volta ci offre delle belle storie. Belle perché incitano all’ottimismo, belle perché sono una iniezione di speranza, belle soprattutto perché fanno capire quali siano le vere priorità nella vita di un uomo. A raccontare questa storia è Ross Hutchins. Britannico di Wimbledon, sì proprio di Wimbledon, e quando nasci, vivi lì e sei anche figlio di Paul Hutchins – tennista che ha detto ampiamente la sua in Coppa Davis – puoi fare solo una cosa nella vita. Ed è stato appunto quello che ha fatto Ross impugnando la racchetta all’età di sei anni. Amico di vecchia data del connazionale Andy Murray, la sua passione è il doppio, disciplina in cui ha difeso i colori della sua bandiera in Davis Cup. La partnership degli ultimi due anni con il britannico Colin Fleming gli era valsa anche la quarta posizione del ranking mondiale.

Poi la scorsa estate ecco un dolore sospetto che si faceva sentire dapprima poco, poi con sempre più insistenza fino a diventare una costante a cui non si riusciva a porre rimedio. Lo stesso Hutchins intervistato dal Telegraph lo racconta: “Quando sei un tennista professionista fai esperienza di molti tipi di dolore soprattutto alla schiena ed all’anca, ma questo era diverso. Non era un dolore muscolare. Né qualcosa cui un fisioterapista potesse porre rimedio. Era qualcosa di brutto“. Dopo una prima ondata di dolore questi scomparve di colpo per poi ripresentarsi ancora più forte qualche mese dopo anche con una certa puntualità, intorno alle 8 di sera: “Non riuscivo a dormire. Mi rotolavo sul pavimento. A volte chiamavo il fisioterapista nel cuore della notte. Le provavo tutte per riuscire a placare il dolore, arrivai anche a dormire disteso su delle palline da tennis pensando che potessero fungere da oggetto massaggiante. Non riuscivo a dormire più di un’ora per notte“.

Inutili i ricorsi ad una dozzina di fisioterapisti. Nessuno riusciva a capire cosa non andasse. Poi il consiglio illuminato giunto durante una settimana di allenamento in Spagna. E se si trattasse di tumore? Così Ross parte immediatamente per il Regno Unito dove si sottopone ad esami approfonditi che riveleranno quanto quel sospetto fosse fondato. Nel giorno di Santo Stefano arriva la diagnosi definitiva: un linfoma di Hodgkin si è sviluppato a livello toracico e si è allargato su tutto il corpo colpendo la milza e la schiena, provocandogli quell’incessante dolore. La malattia covava da 18 mesi nel corpo del tennista ed aveva raggiunto già il quarto stadio, il più avanzato. A 28 anni, non ancora compiuti, Ross Hutchins si trovò a giocare il match più importante della sua vita. E non avrebbe avuto successo senza l’apporto della sua famiglia e dei suoi amici più stretti. Compreso Murray, amico fidato da più di 10 anni, che quasi quotidianamente andava a sincerarsi dello stato della cura facendo sentire il suo appoggio ed il suo ottimismo. Ma l’ottimismo è una caratteristica che Ross possiede, innata, e che gli ha permesso durante i sei mesi in cui si è sottoposto alla chemioterapia di mantenere intatta la convinzione di poter guarire, di potercela fare, senza mai cedere ad atteggiamenti arrendevoli: “C’erano momenti, specialmente nei primi mesi, in cui ogni tanto mi chiedevo ‘Questo trattamento funzionerà?’ Ma non appena questo pensiero mi balenava per la testa mi rispondevo in men che non si dica ‘E dai Ross, queste domande sono da deboli, non è questo quello che vuoi, riscuotiti‘”.

Come in molti casi di guarigione da mali del genere, la cura fondamentale è stata l’estrema positività di Ross e la sua incrollabile incapacità di arrendersi. Nelle sue intenzioni c’era proprio il voler associare l’immagine del cancro ad una situazione di grande negatività. Con questo si spiega anche la sua tendenza a non celarsi al pubblico durante la cura, ma anzi cogliendo ogni occasione per fornire novità e dare interviste: “Ho semplicemente pensato, perché essere reticente quando invece posso dare speranza ad altre persone nella mia stessa condizione dimostrando che la vita va avanti?

Ed eccoci arrivati a giugno. Il tumore di Hutchins è in remissione ed il britannico ha potuto riprendere gli allenamenti con l’intenzione di rientrare nel circuito e riprendere esattamente da dove aveva lasciato. Sì perché a gennaio lo attende il suo compagno d’arme Colin Fleming, il quale non ha mai dubitato che sarebbero tornati a giocare insieme, per prendere parte al primo Slam annuale a Melbourne. All’orizzonte c’è anche l’unione in matrimonio con la fidanzata Lindsay programmata per la fine del prossimo anno cui potrebbe presenziare, in qualità di testimone, proprio Murray.

Certo la possibilità che la malattia si riproponga ci sarà sempre, ma Ross Hutchins rimane granitico nella sua convinzione che un giorno riuscirà a vincere un trofeo dello Slam, ovviamente nella disciplina del doppio. Nell’attesa c’è la certezza che il match più importante della sua vita l’ha portato a casa.


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