COLPI DA CAMPIONE: ROVESCIO MASCHILE

Da scudo difensivo ad arma capace di rovesciare le sorti di un incontro, l'evoluzione tecnico-tattica del colpo più rivoluzionato di uno sport “tradizionale”. E fra i 5 migliori esponenti del rovescio nel tennis contemporaneo c'è anche un italiano
mercoledì, 22 Febbraio 2012

Se prendiamo il 1877, in cui venne disputata la prima edizione del torneo di Wimbledon, come l’Anno Zero del tennis, ci potremmo chiedere, ammirando le immagini sfuocate, ingiallite, vivide e infine digitalmente zoomate dei campioni delle varie Ere di questo sport, cosa sia effettivamente cambiato nella tecnica di gioco. Ad una prima e superficiale occhiata, potremmo dire che il dritto è sempre il colpo più potente nel repertorio di un tennista, il servizio si gioca sempre lanciando la pallina in aria e le volée si effettuano sempre nei pressi del net.

Fornire un’affermazione del genere fa giustamente accapponare la pelle a chiunque mastichi un po’ di questo sport. Troppe infatti le innovazioni portate a tutti i fondamentali nel corso della più che centenaria storia di questa disciplina. Pensiamo all’introduzione del servizio slice, e poi kick, o del sempre maggiore utilizzo degli spin nei colpi da fondocampo, permessi dall’evoluzione tecnologica delle racchette, prima lignei attrezzi manifatturieri e oggi perfette opere di ingegneria.

Rovescio, rivoluzione nella tradizione. C’è però un colpo che, più di tutti, ha subito nel corso delle decadi i più svariati stravolgimenti, passando da “scudo difensivo” ad arma capace di “rovesciare” le sorti di qualsiasi incontro. Gli inglesi lo chiamano backhand, i francesi revers e per noi italiani è il rovescio. Come tanti gesti del corpo compiuti dal lato sinistro (per i destrorsi, ovviamente), questo colpo ha insito un qualcosa di magico, quando non “diabolico”, ma sicuramente affascinante. Ed è, anche agli occhi del più profano, l’intuitivo metodo per riconoscere un giocatore che ha passato un po’ di tempo su un campo da tennis con un maestro.

“Guarda che bel rovescio”, quante volte lo abbiamo pensato ammirando il naturale movimento esploso da un Rod Laver, uno Stefan Edberg o da un Pete Sampras (per il rovescio a una mano), o da uno Jimmy Connors, da un Andre Agassi o da un Novak Djokovic (per il rovescio bimane). Nomi non citati a caso, in quanto questi sei giocatori hanno in comune il primato nel ranking Atp, a confermare quanto nel tennis questo colpo sia imprescindibile per essere vincenti.

Il rovescio di Stefan Edberg, fra i migliori in assoluto

Il perfetto approccio alla palla di Pete Sampras

Nel recente passato forse l’unico numero 1 del mondo a ricevere meno risposte dal suo colpo da sinistra è stato Andy Roddick, riuscito a costruirsi un’importante carriera grazie al servizio bazooka e al dritto devastante, ma in seria difficoltà con il fondamentale bimane. Se l’americano può essere definito un’eccezione, abbiamo evitato di inserire fra i mostri sacri sopra citati Roger Federer. Non una dimenticanza, perché dal punto di vista stilistico il rovescio dello svizzero è qualcosa di inarrivabile, ma non possiamo non sottolineare quanto proprio il rovescio sia stata la principale debolezza tecnico-tattica nelle tante sconfitte contro Rafael Nadal, la “bestia nera” che ha impedito al fenomeno di Basilea di diventare senza ombra di dubbio il più vincente tennista di tutti i tempi (lo spagnolo conduce gli head to head per 18 a 9, e ha vinto 13 volte in finale, 6 delle quali in una prova dello Slam, contro le due vittorie di Federer, entrambe a Wimbledon).

Diverse tecniche, diversi colpi. Ma un nome solo. Dal punto di vista tecnico il rovescio è il colpo che si presta a più varianti, tutte tatticamente validi quali il topspin di controllo, il “piatto” vincente, il backspin difensivo o per innescare l’attacco, la smorzata. Agli albori del tennis veniva giocato prevalentemente in “back” (con un taglio cioè dall’alto verso il basso), il che garantiva un ottimo controllo della palla ma poca forza offensiva. Negli Anni ’60 il già citato Rod Laver fu uno dei primi big del tennis ad esibirsi in rovesci piatti e vincenti, trovando maggiore esplosività dal lavoro di leva compiuto dalla sua spalla sinistra. Con un gioco sempre più veloce i tennisti hanno cercato di sviluppare più forza dal loro backhand utilizzando la “frustata” del polso (← →). Altra componente che divenne pian piano imprescindibile nello swing fu il sempre più anticipato timing sulla palla. Jimmy Connors, primo numero 1 del mondo a giocare il bimane, e Bjorn Borg, altro grande precursore del rovescio oggi largamente utilizzato, sono in questo senso esempi perfetti. Nelle slow-motion dell’americano e dello svedese sono lampanti le continue ricerche dell’impatto avanzato che “costringevano” addirittura i due a staccare la mano sinistra nel finale del colpo per mantenere l’equilibrio nel busto.

Una mano o due? Dagli Anni ’90 il rovescio bimane ha cominciato ad essere insegnato con maggiore frequenza nelle scuole e adottato da un sempre maggior numero di professionisti. Fu una vera e propria rivoluzione, sia tattica che tecnica. L’avvento di racchette ipertecnologiche, entrate nel mercato negli Anni 80, permette ai tennisti di sprigionare colpi di maggiore potenza e precisione. Per assecondare le qualità dei nuovi attrezzi si è inserito nella tecnica di base dei fondamentali da fondocampo un ulteriore elemento, quello del polso “spezzato”.

Come si può notare nell’immagine di Novak Djokovic, nella fase precedente all’impatto con la palla il polso destro del serbo porta la testa della racchetta verso il basso, per poi risalire verso l’alto nel momento dell’impatto. Questo movimento (↓ ↑) fa sì che la palla assuma l’esasperato topspin, di gran lunga la rotazione più utilizzata dai tennisti nell’arco di un incontro.

Particolare del polso "spezzato" nel rovescio di Novak Djokovic

Variazioni evidenti sono state poi apportate nell’impugnatura della racchetta. Oggi nel rovescio a una mano si usano essenzialmente la eastern o semiwestern, mentre nel bimane si può utilizzare una eastern o una continental (con la mano preferita), soluzione questa che permette di “nascondere” meglio l’eventuale variazione di back e di drop shot. Il punto d’impatto con la palla è altresì differente, perché mentre nel rovescio a una mano trovare l’anticipo garantisce una maggiore spinta, nel bimane si può attendere anche una frazione di secondo in più senza per questo perdere efficacia, garantita dal supporto della seconda mano e da una posizione del busto più raccolta. Nella fase finale del colpo, successivo all’impatto, si riscontrano infine le differenze più marcate fra le due impostazioni. Nel rovescio a una mano la spalla sinistra (per un destrorso) rimane aperta e perpendicolare alla rete, e anzi le scapole si aprono ulteriormente a creare una “croce” molto ampia. Differentemente nel rovescio bimane la spalla sinistra contribuisce alla torsione del busto e al seguente riposizionamento frontale del tennista nei confronti dell’avversario.

Più del doppio della doppia mano. Come anticipato, nel tennis del nuovo millennio il rovescio bimane ha ampiamente soppiantato quello a una mano. Nei primi 50 giocatori del mondo, solo 12 giocano un rovescio classico e di questi solo uno è nella top ten (Federer). Solo per confermare la tendenza evidenziata, nel circuito Wta le giocatrici “a una mano” sono diventate delle vere e proprie mosche bianche, con le nostre Francesca Schiavone e Roberta Vinci come esponenti di punta dello stile tradizionale.

Tornando invece al tennis maschile, oltre a Federer il rovescio a una mano viene giocato oggi (fra i primi 50) da Nicolas Almagro, Feliciano Lopez, Richard Gasquet, Stanislas Wawrinka, Philipp Kohlschreiber , Mikhail Youzhny, Ivo Karlovic, Ivan Ljubicic, Carlos Berlocq, Michael Llodra e Olivier Rochus. Si nota come fra questi ci siano fra i migliori esponenti del tennis serve&volley, accomunati non solo dal rovescio, ma anche da un servizio molto potente. L’accentuata sensibilità di questi “attaccanti” nel variare gli spin con il colpo da sinistra (o da destra per Lopez e Llodra) offre infatti un’alternativa importante nell’andare a rete, con l’incrocio della gamba arretrata sulla gamba d’appoggio per guadagnare campo con più rapidità.

Al contrario, i bimani (come Novak Djokovic, Rafael Nadal, David Ferrer e i bombardieri Juan Martin Del Potro e Robin Soderling) impostano la loro tattica principalmente sugli scambi da fondocampo. In questo avere un rovescio più controllato offre una maggiore copertura nella fase difensiva, ma allo stesso tempo maggiore incisività e capacità di rovesciare l’inerzia del palleggio.

I cinque migliori rovesci del circuito secondo tennis.it

Gasquet, l’artista. Nella speciale classifica dei migliori rovesci del circuito mettiamo al primo posto Richard Gasquet. L’allievo di Riccardo Piatti è sublime rappresentante del rovescio classico, con il quale riesce a sprigionare colpi devastanti e trovare angoli impensabili. Inoltre, tale potenza e precisione risulta ancora più eclatante dal momento che il francese, per indole, gioca molto dietro alla linea di fondocampo, ma non per questo accusa dal lato sinistro alcuna soggezione difensiva. Nella preparazione del colpo, il numero 16 del mondo gira la mano destra sul manico, aprendo a “ventaglio” i polpastrelli, poi richiusi nell’impugnatura semiwestern. Particolare da sottolineare, la posizione del dito indice, quasi totalmente fuori dal manico, ad evidenziare un controllo assoluto del colpo e fattore che aumenta la capacità di “spin” dello stesso. La preparazione è ampia, gestita grazie al perfetto timing sulla palla, il cui impatto è sempre molto avanzato. La mano ruota dal basso verso l’alto e nel finale il braccio si distende completamente. Mentre poi la posizione delle gambe gli permette stabilità e ulteriore spinta, le spalle e il petto “rimbalzano” nella parte centrale dello swing, soprattutto quando il francese sceglie di giocare il back (nel quale passa ad un’impugnatura continental).

Djokovic, talento naturale. Immediatamente dietro a Richard Gasquet troviamo Novak Djokovic, numero 1 del mondo e in possesso di un rovescio bimane “cucitogli” addosso dalla nascita. Il serbo ha lavorato molto nel corso degli anni per limare le piccole imperfezioni del suo gioco. Ha migliorato l’incisività del servizio e reso più potente il suo dritto (anche se l’apertura molto aperta gli dà ancora qualche fastidio quando deve colpire palle molto basse), ma sul rovescio ha dovuto davvero cambiare poco. Nella preparazione del suo bimane si osserva una importante rotazione del busto e delle spalle. Come già accennato prima, Nole spezza benissimo il polso nella sua impugnatura continental (con la destra, ha una eastern con la mano sinistra) e la gamba d’appoggio è sempre la destra (non è praticamente mai passivo con questo colpo). Altri particolari da notare sono la posizione della testa, ferma e con gli occhi fissi sulla palla, e delle spalle che si alternano (prima la destra, poi la sinistra) sotto il mento nelle fasi di apertura e chiusura dello swing.

Wawrinka, la perfezione. Altro talento naturale del rovescio è Stanislas Wawrinka. Lo swing dello svizzero è molto simile a quello di Gasquet, anche se possiamo trovare alcune differenze fra questi due rovescio a una mano. Rispetto al francese “Stan” ha un’impugnatura “meno girata”, particolare che si evince dalla posizione del piatto corde della sua racchetta in fase di preparazione. Anche nel finale la distensione del braccio, per quanto lasciato libero di allungarsi completamente, è meno accentuata rispetto a quella di Gasquet. Ottimo giocatore sulla superficie lenta, Wawrinka trova vantaggio anche dalla arti inferiori, con la gamba sinistra molto rapida ad “uscire” e riportare l’elvetico in posizione frontale.

L'impatto del rovescio di Stanislas Wawrinka

Volandri, Made in Italy. Un pizzico di sano nazionalismo ci porta a inserire fra i migliori rovesci del circuito quello di Filippo Volandri. Ma attenzione, non è solo amor per gli atleti italiani e per il ricordo di una delle più grandi imprese di un italiano nell’Atp del recente passato (semifinale a Roma dopo aver battuto Roger Federer) che scegliamo il livornese fra i Maestri di questo colpo, ma anche e soprattutto per l’oggettiva grandezza del rovescio dell’ex numero 25 del mondo. Con un servizio fra i più incerti del panorama tennistico professionistico e un discreto dritto, le fortune di Volandri sono arrivate (dal punto di vista tecnico) proprio dal suo rovescio a una mano, l’arma capace di sopperire alla “debolezza” degli altri fondamentali del talento classe 1981. In un colpo nel quale grande aiuto arriva dall’esplosività delle gambe, il particolare più evidente del rovescio di Filo lo si riscontra nel momento dell’apertura. Differentemente da quella di Gasquet e Wawrinka, quella di Volandri è una preparazione molto più contenuta (aiuta a trovare il timing), con il gomito destro che forma un angolo acuto e puntato verso la palla.

La fase di preparazione del rovescio di Filippo Volandri

Dolgopolov, semplicemente unico. Fra i cinque migliori esponenti del rovescio nel circuito maschile inseriamo Alexandr Dolgopolov, motivando la scelta prendendo in esame un particolare colpo dell’ucraino, il back. Nel tennis professionistico maschile nessuno infatti riesce a dare quel taglio particolarissimo e difficilissimo da contrastare come quello di Dolgo. Come fa il numero 19 del ranking a affettare la palla in modo tale che questa assuma una traiettoria non solo molto bassa, ma anche laterale? Intanto va ricordato che ammirare dal vivo il 23enne di Kiev è un’esperienza sensoriale che riguarda tanto la vista quanto l’udito, dal momento che l’impercettibile suono della sua palla è una carezza d’aria impossibile da riscontrare in altri tennisti. Oltre all’eccezionale sensibilità, Dolgo confeziona il back “laterale” quasi frontalmente, e facendo rimbalzare molto la sua spalla sinistra dietro le scapole. Questi due particolari accorgimenti (oltre al fatto che dalla sua impugnatura bimane riesce benissimo a mascherare l’alternativa in back, o di palla corta, fino all’impatto con la palla) determinano il colpo che ad oggi non ha eguali nel circuito.


5 Commenti per “COLPI DA CAMPIONE: ROVESCIO MASCHILE”


  1. MAURIZIO ha detto:

    giusto, il rovescio di federer è molto bello da vedere, ma viene considerato ormai da anni il suo unico punto debole, insieme alla fisiologica perdita di reattività fisica. questo perchè è un colpo altalenante, a volte gli riescono rovesci incredibili, altre volte fa errori banali. quindi si può prendere ad esempio per la bellezza stilistica, ma non di certo per la resa nel gioco, diversamente da altri tennisti, dove gli errori non forzati sono nettamente inferiori e i vincenti sono ugualmente numerosi.

  2. Matteo Cirelli ha detto:

    Dal punto di vista stilistico il rovescio di Roger è inarrivabile, l’ho scritto nel pezzo e ovviamente non posso che confermarlo ora. Tecnicamente poi non potrebbe essere migliore, con un controllo della testa (girata a sinistra nel momento dell’impatto, quindi non sulla palla, il che permette un equilibrio del corpo perfetto) da manuale.
    Il giocatore Roger Federer, a mio parere, dal punto di vista tecnico è Il Tennis, da come si allaccia le scarpe a come esegue ogni colpo del repertorio.
    Non averlo inserito non è una mancanza di considerazione del suo colpo, ma la mia opinione è che quando lo svizzero sente troppo la partita il primo fondamentale a subire contraccolpi è il rovescio.
    A parte Djokovic, gli altri 4 menzionati sono giocatori “normali”, e proprio per questo abbiamo deciso di premiarli come i migliori esponenti del colpo.
    L’alternativa era fare degli articoli sui 4 fondamentali dei Fab Four, visto che anche Murray e Nadal, oltre a Djokovic e Federer, dal punto di vista tecnico sono dei Maestri assoluti.
    Abbiamo pensato invece di focalizzarci, dove possibile, anche su altri giocatori, ovviamente meno forti in senso assoluto di Federer, ma possessori di rovesci che, per motivi di stile (Volandri e Wawrinka), di potenza (Gasquet) e unicità (Dolgopolov), sono encomiabili.
    In verità avremmo voluto menzionare anche quello di Gianluca Naso, un vero spettacolo (anche se lui dice che il suo colpo migliore è il dritto), o di Flavio Cipolla, tanto per citare tennisti di casa nostra. Ma come loro ci sono tanti altri professionisti, fra il numero 100 e 300, che giocano davvero bene e sarebbe stata un’impresa troppo ardua menzionarli tutti.
    Sperando di aver chiarito le motivazioni che ci hanno spinto a focalizzare questo articolo su altri tennisti, ti saluto assicurandoti che Roger è praticamente onnipresente in questo “Speciale Colpi” che pubblichiamo ogni mercoledì.

  3. Mariarosa ha detto:

    Ciao Matteo, ho riletto il pezzo e mi sento in disaccordo con quello che mi hai scritto nel post precedente. Non credo che bisogna giudicare un rovescio su gli head to head tra tennisti…un rovescio ben giocato inarrivabile e perfetto come quello di Roger è bello da guardare a prescindere se sia stato a volte la causa di sconfitte altrimenti bisognerebbe fare la lista di altri rovesci “perfetti” che sono stati causa di partite perse, es. quello di Gasquet, bello da guardare ma più volte arma a doppio taglio oppure quello di Wawrinka finito spesso come quello di Gasquet. Per cui… 🙂

  4. Matteo Cirelli ha detto:

    Ciao Mariarosa
    In realtà il rovescio di Federer è stato menzionato. Ma insieme agli altri redattori con i quali ho impostato l’articolo abbiamo deciso di non inserirlo fra i 5 migliori. Le ragioni, se avrai voglia di (ri)leggere il pezzo, le trovi lì!
    Ciao
    matteo

  5. Mariarosa ha detto:

    Avete dimenticato il grande rovescio di roger…per me uno dei più belli circuito.


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