SANDRINE TESTUD: “LA VITA CHE SOGNAVO”

Sandrine Testud, innamorata del tennis e dell’Italia, ci racconta in esclusiva la sua vita lontano dai campi di gioco. La famiglia, i ricordi ed uno sguardo al tennis di oggi: “Mi piace la coppia Murray-Mauresmo, tra i giovani vedo bene la Garcia e Gianluigi Quinzi”
domenica, 29 Giugno 2014

Tennis – Roma. Metti una bella serata di inizio estate. Un circolo del tennis, una cena per premiare la squadra vincitrice di un torneo, ed un ospite gradito che tra una pizza e qualche foto con i fan, ci regala una bella intervista in esclusiva a noi di tennis.it.

Sandrine Testud, francese di nascita e romana di adozione, come lei stessa ama sottolineare, dopo aver toccato il cielo con un dito raggiungendo la posizione numero 9 nel ranking Wta, da quasi dieci anni si è definitivamente ritirata dall’attività agonistica, mantenendo vivo l’amore per uno sport che ancora oggi le regala forti emozioni come spettatrice.

Innanzitutto Sandrine grazie per aver accettato di parlare con noi

“Per me è un piacere. Vi seguo sempre e Michela (Michela Rossi, direttore di tennis.it ndr) è una mia grande amica. Ci conosciamo da tanto tempo e per me è sempre  un piacere parlare con voi. Tennis.it è una testata alla quale sono molto legata”

Da circa dieci anni ti sei ritirata dall’attività agonistica, come è cambiata la tua vita?

“Ora è  completamente diversa. In realtà un primo grosso cambiamento lo avevo avuto già nel momento in cui ho saputo di aspettare la mia prima figlia, nel 2002. Anche se poi dopo il parto, nel 2003, ho ripreso ad allenarmi seriamente per tornare in campo e puntare ad un obiettivo che per me era importante, ovvero le Olimpiadi del 2004. Non volevo troncare in maniera netta con l’attività agonistica, perché sapevo che prima o poi tutto mi sarebbe mancato terribilmente. All’epoca ero numero 10 nel mondo e questo complicava ulteriormente le cose. Cosi ho deciso di allontanarmi in maniera graduale e dopo un periodo in cui mi sono dedicata prevalentemente al doppio, in coppia con Roberta Vinci, ho capito, alla fine del 2005, che era arrivato il momento di dire basta. A distanza di qualche anno non ho rimpianti. Ho due figlie meravigliose e sono felice per la direzione che ha preso la mia vita”

Gioie, sacrifici e una bacheca ricca di riconoscimenti ottenuti in campo. Esternamente possiamo dire che questa è la fotografia di un atleta che si guarda indietro dopo aver lasciato il mondo agonistico, ma dentro invece, cosa ti è rimasto dopo tanti anni di attività ad altissimi livelli?

“Lo sport è vita. Attraverso il tennis ho imparato tante cose. Mi sono dovuta gestire da subito, a 16 anni sono partita da casa, muovendo da sola i miei primi passi. Questo mi ha fatto maturare velocemente, sono cresciuta ed ho imparato cose che ancora oggi mi servono nel quotidiano. Ho arricchito la mia cultura viaggiando molto. Ho conosciuto il mondo e le lingue, ho fatto la vita che sognavo ed auguro a chiunque di poter fare un’esperienza simile, anche se non è semplice per via dei molteplici sacrifici che ogni atleta è costretto a fare se vuole arrivare lontano”

Hai conosciuto il mondo ma le tue radici sono in Francia, cosa c’entra allora Roma?

“Mi sono innamorata di Roma quando sono venuta nel 1990 a giocare al Foro Italico per la prima volta. Poi una serie di circostanze mi hanno portato a frequentare sempre più  questa meravigliosa città dove tra l’altro mi sono sposata e dove ancora vivo felicemente con la mia famiglia. Mi sento molto romana ed italiana, nei modi di fare e soprattutto nel mangiare: mi piace moltissimo ”

C’è tempo, tra un antipasto e la pizza, per parlare ancora. Sandrine si sottopone sorridente ad una serie di “selfie” con i soci del circolo e poi riprende a parlare con noi, partendo dall’argomento di maggiore attualità: Wimbledon

“È un torneo unico per una serie di ragioni. Primo perché si gioca sull’erba poi perché ha una storia incredibile alle spalle. La prima volta che sono scesa in campo sul centrale ho assaporato a pieno quell’atmosfera particolare che non è pressnte negli altri Slam. Personalmente ho sempre giocato con molto piacere sull’erba anche se devo riconoscere la difficoltà dei tennisti ad adattare il proprio tennis  ad una superficie molto particolare. Ultimamente, guardando attraverso la tv i rimbalzi della pallina, mi sento di dire che la superficie negli ultimi anni è cambiata. Magari è solo una mia impressione, ma sembra molto più lento…parlavo tempo fa con Roberta ( Roberta Vinci ndr) ed ha confermato questa mia ipotesi. Credo sia il torneo più importante in assoluto, ma se avessi potuto scegliere una vittoria in uno Slam avrei ovviamente preferito il Roland Garros”

Il pubblico di casa che scarica su di te le proprie aspettative, il mondo che ti guarda e pensa che, essendo francese,  hai un ulteriore obbligo verso lo Slam parigino. Sono aspetti che possono condizionare in maniera negativa la prestazione in campo?

“Assolutamente si. Non sono mai riuscita ad esprimere il tennis che volevo durante il Roland Garros. Accumulavo molta tensione e non riuscivo a scaricare il peso in maniera giusta. È normale avere un po’ di ansia prima di un torneo importante, soprattutto se si tratta di una prova del Grande Slam, ma a Parigi era diverso. Sentivo il pubblico dietro me ed in un certo senso è stato peggio che in altri Slam dove, lontano da casa, sono riuscita ad essere più sciolta”

Torniamo a Wimbledon. Stai seguendo l’edizione 2014 o i tuoi impegni, soprattutto quelli di mamma, ti tengono lontana dal “divano davanti alla tv”?

“Hai colto nel segno….ahhaha. Con due bambine in casa non riesco a dedicare tanto tempo alle mie cose. Comunque come posso guardo i match più importanti e quelli dove sono impegnati i tennisti francesi. Mi è piaciuta molto Caroline Garcia, una giovane tennista del mio paese che è arrivata fino al terzo turno”

Il tennis è fatto di epoche. Prima o poi i big di oggi dovranno passare il testimone. C’è già un nome tra i giovani pronto a prendere la pesante eredità?

“Gianluigi Quinzi secondo me può fare molto bene. Lo scorso anno, vincendo Wimbledon Junior, ha dimostrato di avere le carte in regola per andare avanti. Ma il tennis negli ultimi anni è cambiato molto. È sempre più importante il fattore fisico e sarà difficile vedere nuovamente un Boris Becker vincere uno Slam a 17 anni”

Conosci bene Amelie Mauresmo ed Andy Murray. Cosa pensi di questa collaborazione?

“Andy è una persona molto intelligente, nelle sue scelte ha sempre dimostrato questo. Quando prese Ivan Lendl non aveva ancora vinto uno Slam, ed i risultati gli hanno dato ragione. Sicuramente anche questa volta avrà riflettuto molto. Ho incontrato Amelie pochi giorni dopo che Murray l’aveva contattata e mi ha confermato il suo stupore per la chiamata. Credo che la cosa possa funzionare e non è strano il fatto che Andy abbia scelto una donna come coach. D’altronde il suo primo allenatore, come tutti sappiamo, è stata sua madre Judy, e quindi credo che lui sappia esattamente cosa sta facendo. Ha le sue ragioni e secondo me sono molto buone. La scelta fa notizia perché non siamo abituati a vedere un’ex giocatrice nei panni di allenatore. Ma il motivo, secondo me, è molto semplice. Una volta terminata l’attività agonistica in una donna subentrano altre priorità. La famiglia, i figli e quindi è più difficile fare di nuovo la valigia e riprendere a viaggiare. Personalmente la penso cosi. Io almeno al momento non potrei fare da coach a nessuno, uomini o donne”

Neanche se a chiedertelo sarà una delle tue figlie?

Difficile, e ti spiego perché. Isabella la grande non è portata per il tennis, mentre Sofie,  la piccolina, potrebbe avere qualche chance in più ma ripeto, sarà difficile che una delle due possa giocare seriamente a tennis. Io non le scoraggerò mai, ma prima devo vedere in loro la reale possibilità di diventare una tennista brava. Non una mediocre ma una da alti livelli, almeno più di me”

Mica semplice superare una che in carriera ha stazionato tra le prime dieci al mondo! Un’ultima domanda Sandrine e poi ti lasciamo alla serata. Ci leggono tantissimi appassionati e praticanti di tennis  . Ad alti livelli, come nelle partite della domenica, in che ordine di importanza devono stare questi tre fattori per un tennista: Fisico, Tecnica e Testa?

“La tecnica è alla base, si impara da bambino. Il fisico si sviluppa dai 12 anni in su, per il resto…è tutto nella testa”

Grazie Sandrine è stato un piacere

“Piacere mio, un caro saluto a tutti voi di tennis.it”


1 Commento per “SANDRINE TESTUD: “LA VITA CHE SOGNAVO””


  1. mauretto ha detto:

    Intervista molto bella complimenti!!!!


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