SANIA MIRZA AGAINST THE ODDS

È uscita l’autobiografia della tennista indiana, sicuramente una delle sportive più criticate in patria, ma allo stesso tempo una delle icone più rappresentative della lotta per la parità di genere in tutto il mondo.
mercoledì, 13 Luglio 2016

Tennis – Anche lei è numero 1 del mondo. Anche lei ha titoli Slam in bacheca. E anche lei ha deciso di pubblicare la sua biografia Ace against the odds. È Sania Mirza, compagna di doppio di Martina Hingis e tennista indiana tra le più vincenti della storia.

Nel libro, la tennista indiana ha deciso di ripercorrere la sua carriera, ponendo l’attenzione sulle difficoltà incontrate durante la sua scalata verso la vetta del ranking Wta di doppio. Perché la sua vita, sia per il fatto di essere donna che ancora di più per essere una tennista, non è mai stata facile.

Ha offeso l’Islam, la sua religione. È stato questo il giudizio espresso da un gruppo di musulmani nel 2005, quando Sania è numero 34 del mondo, ha appena compiuto 18 anni e si appresta a giocare il Sunfeast Open proprio in India. Poi arriva la fatwa rilasciata da Haseeb-ul-Hasan Siddiqui. A Sania Mirza veniva chiesto, pena il divieto di continuare a giocare, di smettere di indossare abiti “indecenti” per praticare il tennis.

Sania è già una campionessa e all’inizio di quella stagione si è fatta notare agli Australian Open, diventando la prima giocatrice indiana a vincere due partite in un torneo del Grande Slam. La sconfitta è arrivata contro al futura vincitrice del torneo Serena Williams, che così loda la prestazione della giovane indiana: “Sono stata entusiasta di vedere qualcuno che viene dall’India fare così bene. Deve continuare a combattere. Ha un gioco molto solido e a 18 anni non è facile. Vedo un futuro luminoso per lei”.

Parole profetiche che fanno da preludio al primo titolo Wta conquistato dalla Mirza a Hyderabad e che, a Dubai, la proiettano persino verso la sua prima vittoria contro una top 10, Svetlana Kuznetsova. Nell’estate arriva anche il quarto turno conquistato agli Us Open. Risultati di tutto rispetto per una diciottenne.

Questo, tuttavia, non le rende certo la vita più facile, soprattutto nel rapporto con le autorità religiose. Sania Mirza risponde sempre con ironia e con grande personalità, indossando persino t-shirt con la scritta “sono carina” e accattivandosi i favori di un pubblico sempre più impressionato dalle sue prestazioni sul campo. Da questa posizione, la tennista nata a Bombay il 15 novembre 1986 si gioca le sue chance ed è diventa una delle sportive più popolari nel proprio paese. Sania Mirza non aggira gli ostacoli, non rinuncia mai a un dibattito face to face con i suoi detrattori e affronta sempre a viso aperto e con grande educazione questioni delicate come le differenze di genere, i nazionalismi e la religione musulmana.

Per questi motivi – e sicuramente per altri – la Mirza è nominata Goodwill Ambassador delle Nazioni Unite per i diritti delle donne in Asia meridionale. Un ruolo di responsabilità che però le fa piovere addosso numerose critiche quando le sono attribuite le parole: “Non c’è nessun rispetto per le donne in India”. Lei risponde con la solita educazione, spiegando che le parole diffuse dai media sono soltanto frasi estrapolate dal contesto: “Non ho mai detto che non c’è rispetto per le donne in India. Io sono ambasciatore delle Nazioni Unite in questa regione e non sarei qui se il mio paese non mi avesse dato tutto questo amore. Io sono fortunata, molto fortunata. Ci sono milioni di donne che sono meno fortunate di me in questa parte del mondo e sono state vittima di abusi fisici o sessuali, non sono state autorizzate a seguire i propri sogni perché erano bambine. Quindi, vi piaccia o no, è questa la verità. Io credo che se fossi stato un uomo non avrei dovuto affrontare alcune polemiche inutili […]. Continuerò ad affrontare a modo mio le questioni di genere”.

Non le viene perdonato nemmeno il rapporto con il giocatore di cricket pakistano Shoaib Malik che le è costato altre due fatwa: una per sesso prematrimoniale e l’altra per convivenza prima del matrimonio. Le autorità indiane arrivano a pensare che Sania sia diventata pakistana. Immaginare religiosi che si strappano i capelli pensando alla vita di Sania Mirza al fianco di Shoaib Malik non può non strappare un sorriso e una ventata di solidarietà nei confronti della bersagliatissima tennista indiana. Non a caso, dopo le innumerevoli vicende in cui è coinvolta, la popolarità della compagna d’avventura di Martina Hingis ha un incredibile incremento. Ad oggi la Mirza ha quasi 4 milioni di follower su Twitter e Forbes l’ha inserita tra i 100 celebrità indiane più famose. In un paese in cui le atlete donne sono poche e poco considerate e dove il cricket e Bollywood la fanno da pardoni, Sania Mirza è un’icona e nell’anno del suo matrimonio è una delle atlete femminili più ricercate su Google.

A questo curriculum “diplomatico” si aggiunge di forza anche quello sportivo. Sania Mirza è stata numero 27 del ranking Wta. Ha rinunciato alla carriera da singolarista per un infortunio al polso ma si è rifatta ampiamente con le prestazioni in doppio, vincendo sei titoli del Grande Slam di cui tre in doppio misto.

Tuttavia, nel suo paese sembra che niente di quello che fa vada bene. È nominata testimonial del marchio Telangana e successivamente è stata criticata in quanto “poco indiana”. Si conferma attivista dei diritti femminili denunciando il trattamento penalizzante riservato alle donne in India. Ma anche questo suo spirito continua a far storcere il naso dalle parti di Nuova Dehli: “C’è una norma in India che sancisce quello che una donna dovrebbe o non dovrebbe fare. Questo è uno dei motivi per cui non ci sono tante atlete ai massimi livelli in sport di respiro mondiale come tennis e golf, in cui bisogna uscire dal paese, viaggiare per il mondo o sacrificare tante cose”. Questa resta una delle sue più celebri considerazioni. Una di quelle certezze che l’hanno accompagnata in una carriera già stupenda che potrebbe riservarle ulteriori soddisfazioni. Uno di quei postulati che è diventato il muro da abbattere negli insegnamenti che Sania impartisce nelle lezioni tenute nella sua accademia di tennis, fondata proprio con lo scopo primario di trovare i suoi successori nel tennis indiano.

“L’uguaglianza di genere è qualcosa cui tutti aspirano. Alcuni ne parlano, altri no. Io ho scelto di parlarne” ha detto quando è stata nominata ambasciatrice delle Nazioni Unite. “Spero che un giorno tutti diranno che siamo uguali e che le donne non sono trattate come oggetti. Cercherò di fare tutto il possibile per arrivare a questo”.

La biografia è una nuova tappa della complessa storia di Sania Mirza. Arriveranno critiche, si sa. Ma si manifesterà, una volta in più e qualora ce ne fosse bisogno, la personalità d’acciaio di una tennista, di una sportiva e soprattutto di una donna tra le più affascinanti del globo.

Foto: Sania Mirza (www.zimbio.com)


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