SANIA MIRZA: DAL GONNELLINO ALLA FATWA

Sin dagli inizi della carriera Sania Mirza è in continua lotta con gli integralisti islamici, che la tormentano per ragioni incomprensibili in occidente. La sua incredibile storia, tra fatwe mortali e denuncie per oltraggio alla bandiera, sino al matrimonio con il nemico
mercoledì, 17 Ottobre 2012

Tennis. Sania Mirza ha un carattere tagliato con l’accetta, la lingua lunga e una determinazione da far invidia ad un pugile professionista. Queste caratteristiche le hanno fatto passare qualche guaio di portata enciclopedica.

Era il lontano 2005 quando la diciannovenne Sania Mirza, appena entrata a far parte del circuito pro, fu presa per la prima volta di mira prima dagli integralisti musulmani. Un tiro al bersaglio proseguito negli anni, in maniera proporzionale al suo crescente successo, poi intrapreso anche dai conservatori indiani.

I motivi furono vari, dall’abbigliamento in campo giudicato troppo sexy, seppure meno succinto e sbracciato di tante altre colleghe, alle dichiarazioni sul sesso prima del matrimonio, per finire con una sfortunata fotografia in cui veniva ritratta a sua insaputa con i piedi vicini alla bandiera nazionale. Persino il suo matrimonio è stato motivo di scandalo a causa del marito, nativo dell’odiato nemico Pakistan, con cui l’India combatte da più di mezzo secolo.

La Mirza le aveva proprio tutte per fare infuriare: era molto bella, giocava molto bene a tennis, era la prima donna indiana ad arrivare ai vertici mondiali di uno sport, in India era divenuta una star contesa tra Bollywood e le copertine di tutti i magazine, ma era ed è musulmana. E sta proprio in quest’ultima caratteristica l’innesco di tutte le polemiche che erano sfociate addirittura in una incredibile serie di fatwa, nemmeno fosse stata colpevole di aver scritto il libro “Versetti Satanici” con Salman Rushdie.

Ad accendere polveri fu proprio la Mirza che nelle prime interviste ebbe la pessima idea di dichiarare: “Sono musulmana praticante e sono fiera di essere un simbolo per molte ragazze indiane”. Passano solo poche ore e i fondamentalisti la mettono nel mirino; a settembre 2005 il Consiglio degli Ulema emette la prima fatwa: “Si veste in campo e si mostra al mondo in un modo che non rispetta la legge islamica: gonne e pantaloncini sono troppo corti e le braccia troppo scoperte”. A parlare con il giornale Hindustan Time è Haseeb-ul-hasan Siddiqui: “Senza dubbio questa ragazza avrà una pessima influenza e corromperà i comportamenti dei più giovani“.

La tennista alle prime armi era rimasta colpita dall’attenzione negativa riservatale: “Ogni parola che dico, ogni gonnellino che indosso è discusso e analizzato. Devo imparare a superare tutto questo. Sono molto dispiaciuta che il mio abbigliamento sia diventato oggetto di controversia e preferisco non dire altro su questo. Ovunque vada la gente mi guarda e mi butta gli occhi addosso: ecco perché in questi giorni preferisco stare a casa. Dovrò imparare a convivere con tutto questo”.

Ma la fase di disagio durò poco, fino al punto che Sania Mirza si scocciò veramente di una situazione considerata assurda in tutto il resto del mondo e nella maggior parte dell’India e rispose ai contestatori: “Guardate i miei colpi, non il mio corpo. L’India ha un miliardo di abitanti, non posso certo preoccuparmi di quello che pensa ognuno di loro“.

Apriti cielo e spalancati terra. Quella che a un occidentale o ad un indù sarebbe sembrata la risposta più giusta, provocò invece il clima adatto per il lancio di una nuova temibile fatwa, che fece seguito ad un suo carosello pubblicitario.

La Mirza, infatti, aveva girato uno spot pubblicitario nei dintorni di una moschea provocando l’intervento della polizia chiamata da qualcuno che aveva ritenuto l’avvenimento illegale. L’ulema del centro religioso Darul-Uloom Deoband, situato nel distretto di Saharanpur, aveva colto la palla al balzo ed aveva lanciato una pericolosa fatwa contro Sania Mirza: “Noi non abbiamo emesso una fatwa perché il seminario non si occupa delle attività della giocatrice, però girare qui uno spot è contro le leggi della Sharia“.

Se un fatto del genere fosse avvenuto in Italia, sarebbe al massimo finito con una querela e relativa contro querela e non certo con una scomunica del Papa, ma nel calderone magmatico religioso dell’India la vicenda poteva assumere contorni pericolosi, oltre che spiacevoli. Così Sania Mirza dovette prendere carta e penna e scrivere all’imam della Mecca Masjid: “Voglio scusarmi con tutti i miei fratelli e le mie sorelle e i rispettabili anziani che si sono sentiti offesi perché ho inavvertitamente profanato un pezzetto del terreno che appartiene alla Mecca”.

Ma ormai il dado era tratto, Sania Mirza non era più la giovane abitante di un paese legato a tradizioni arcaiche, ma era divenuta grazie al tennis una cittadina del mondo; in poche parole una donna libera di esporre i suoi pensieri ed infischiarsi delle polemiche. Come quando dichiarò che era giusto fare del sesso prima del matrimonio.

I soliti integralisti scatenarono il pandemonio. Nell’Andhra Pradesh, suo stato natale e di residenza, furono bruciate magliette con la sua immagine e le fu data una scorta per giocare a Calcutta dove gruppi islamici minacciavano di fermare il torneo, se non si fosse vestita in modo appropriato. Alla fine l’organizzazione del torneo la costrinse a fare una conferenza stampa per dichiarare ufficialmente che il sesso prima del matrimonio non era giustificato in alcun modo. “Sono stata equivocata e fraintesa”. E comunque, aggiunse caparbia, “come mi vesto è affar mio“.

Fu perfino costretta a furor di popolo a sciogliere la coppia in doppio con Sharar Peer perché era una “giocatrice israeliana”. Ma non basta, persino il medico, maschio, che la aveva operata a un ginocchio fu fatto oggetto di minacce. Insomma, la Mirza di vicissitudini ne ha vissute moltissime, sino a subire una denuncia per oltraggio alla bandiera.

Nel 2008 Sania Mirza fu denunciata da un concittadino indiano di religione musulmana, abitante nella sua stessa regione, lo Hyderabad, per oltraggio alla bandiera nazionale. La pietra dello scandalo è stata una fotografia in cui Sania compare con i piedi nudi appoggiati a una balaustra, mentre guarda un match tennistico. Accanto ai piedi nudi c’è, finita per caso, una bandiera indiana. Attenzione: non si tratta di una fotografia pubblicitaria o realizzata per un servizio, ma è il frutto del caso, una vera paparazzata. Nonostante questo la Mirza è stata denunciata in base al “Prevention of insult to the nation honour act” ed ha rischiato tre anni carcere.

Il suo sfogo è stato: “Talvolta penso che farei meglio a mollare tutto, anche se non ho mai fatto nulla per mancare di rispetto al mio paese e alla mia bandiera”. Poi i molti successi e l’amore del pubblico mondiale la hanno “costretta” a resistere.

E proprio in merito all’amore, quello con la A maiuscola, è legato l’ultimo “scandalo”. Nel 2010 Sania Mirza si è invaghita di Shoaib Malik, capitano della nazionale pakistana di cricket, ed è fuggita con lui sottraendosi ad un matrimonio combinato dalla famiglia. I novelli Romeo e Giulietta asiatici sono poi convolati a nozze con due cerimonie, una in ogni paese, in modo da non scontentare nessuno. Per non alimentare possibili polemiche, dovute al fatto che le relazioni fra Islamabad e New Delhi sono pessime a causa degli atti di terrorismo pakistani perpetrati in India e delle contestazioni territoriali, la coppia ha deciso di risiedere a Dubai.

Ora, infine, è arrivata la sua accademia di tennis e staremo a vedere quali saranno i prossimi passi contro di lei degli integralisti, che non mancano certo di fantasia nel cercare la rissa con Sania Mirza. Per meglio comprenderla l’analisi più vera è quella di Rojit Brijnath, numero 1 dei giornalisti sportivi indiani, che ha scritto di Sania Mirza: “E’ la ragazza che sta rompendo tutte le barriere sociali e culturali possibili“.


1 Commento per “SANIA MIRZA: DAL GONNELLINO ALLA FATWA”


  1. corrado ha detto:

    brava anzi bravissimaaaaaaaaaaaa. Continua così


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