SANIA MIRZA, LA RIBELLE CHE DIVENTÒ REGINA

L’indiana Sania Mirza è la nuova numero uno del mondo della classifica di doppio. Mai una tennista proveniente dal subcontinente era stata in grado di issarsi sul gradino più alto di uno dei due ranking. Un vero riscatto, in una carriera vissuta sempre nell'occhio del ciclone, a causa delle sue scelte di vita, mal digerite dagli integralisti del suo Paese
martedì, 14 Aprile 2015

TENNIS – Indian Wells, Miami e Charleston. Tre trofei e quattordici vittorie in altrettanti incontri giocati in coppia con la grande Martina Hingis. In questo modo Sania Mirza, la ribelle che nel corso degli anni ha fatto infuriare musulmani fondamentalisti e indiani, è diventata la numero uno del mondo in doppio, scavalcando le nostre Sara Errani e Roberta Vinci. Un traguardo che la consacra ad icona assoluta dello sport indiano, visto che mai una donna proveniente dal subcontinente era stata in grado di spingersi così in alto in uno dei due ranking mondiali. “Spero di essere un’ispirazione per le donne indiane”, ha detto Sania dopo la conquista del titolo di Charleston. “Per spingerle a credere che tutto è possibile e che possono raggiungere qualsiasi obiettivo esse vogliano, se davvero lo desiderano ardentemente”. La Mirza poteva già essere considerata una “pioniera” femminile per il suo Paese, essendo stata la prima indiana a vincere un titolo Wta, nonché la prima ad entrare nella top 30 e a vincere un titolo del grande slam, in doppio, all’Australian Open 2009.

Tuttavia la sua carriera, che questa settimana raggiunge l’apice, non è sempre stata rose e fiori. Al contrario, nel corso della sua avventura professionale nel mondo del tennis, ha dovuto fare i conti con due “nemici”: gli infortuni, che di fatto hanno interrotto bruscamente, prima del tempo, la sua potenzialmente brillante carriera da singolarista e i pregiudizi legati alla sua nazionalità e, soprattutto, alla sua religione. Nel 2005 infatti, quando esplose, Sania prese la decisione, non brillantissima a posteriori, di dichiararsi “fervente musulmana praticante”. La confessione la pose immediatamente sotto i riflettori della critica fondamentalista, che dopo pochi giorni emise la prima fatwa: “Si veste in campo e si mostra al mondo in un modo che non rispetta la legge islamica: gonne e pantaloncini sono troppo corti e le braccia troppo scoperte”. Nemmeno gli induisti furono troppo teneri con la loro illustre connazionale: “Questa ragazza avrà una pessima influenza e corromperà i comportamenti dei più giovani“. Del resto Sania e il suo successo, che l’ha portata a diventare un simbolo anche extra-sportivo nel suo paese,  era una naturale minaccia per la tradizione musulmana e induista, che relega la donna ad un ruolo estremamente marginale nella società. Come se non bastasse, la tennista indiana, qualche tempo dopo le prime polemiche, girò uno spot nei pressi di una moschea, provocando addirittura l’intervento della polizia, perché quell’attività era da considerarsi illegale, secondo le leggi della Sharia. Sania fu costretta a scusarsi per quell’episodio, ma ormai era finita nel mirino degli integralisti e da quel momento ogni scusa divenne buona per attaccarla.

Alcune sue dichiarazioni, nelle quali affermava che il sesso prima del matrimonio era da considerarsi giusto, la costrinsero a giocare il torneo di Calcutta protetta da una scorta, dopo che alcuni integralisti avevano bruciato delle magliette con la sua immagine raffigurata. Sempre i fondamentalisti minacciarono di fermare lo stesso torneo, se la Mirza non si fosse vestita in maniera adeguata. Successivamente, le polemiche la costrinsero a sciogliere il sodalizio con la tennista israeliana Shahar Peer e infine anche il medico, maschio, che la operò ad un ginocchio, dovette subire delle minaccie per questo.

Le polemiche che la figura di Sania Mirza ha innescato non sono però tutte di origine religiosa, visto che nel 2008, la giocatrice finì ancora nell’occhio del ciclone, questa volta per oltraggio alla bandiera. Una foto infatti la ritraeva mentre appoggiava i piedi nudi su una balaustra, vicino ad una bandiera indiana. Una posa del tutto fortuita, non voluta, che però le costò una denuncia e le fece rischiare una condanna a tre anni di carcere. Dulcis in fundu, poteva mancare uno scandalo legato alla vita privata? Certo che no. Nel 2010 Sania decise di scappare insieme al suo amato Shoaib Malik, per sposarlo, sfuggendo in questo modo ad un matrimonio combinato dalla famiglia. A questo aggiundiamo che il marito di Sania proviene dall’odiato Pakistan ed è il capitano della squadra di cricket due quel Paese. Pioggia di critiche ancora una volta e la coppia, per la propria sicurezza, è stata costretta ad andare a vivere a Dubai.

Una vita nell’occhio del ciclone quella di Sania Mirza insomma, che se da una parte l’ha condotta a scontrarsi violentemente con la parte più retrograda dell’India, dall’altra l’ha fatta diventare un simbolo dell’evoluzione del suo Paese e della (lenta) emancipazione delle donne che lo abitano. Di lei, il miglior giornalista sportivo indiano,  Rojit Brijnath, ha scritto: E’ la ragazza che sta rompendo tutte le barriere sociali e culturali possibili“. Ed ora, insieme alle barriere, Sania ha iniziato a distruggere anche i record, grazie alla proficua collaborazione con un simbolo del tennis come Martina Hingis. In questo modo, si spera, il suo nome potrà essere ricordato per quanto fatto in campo e non per le troppe, inutili polemiche.

 

 


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