SARA ERRANI, IL CASO: DALLA SENTENZA ALLA BATOSTA

Il Tas di Losanna condanna la Errani a 10 mesi di squalifica: ora il suo futuro nel tennis è in bilico
martedì, 12 Giugno 2018

Tennis. Il Tas di Losanna ha allungato a dieci mesi la squalifica di Sara Errani, con conseguente perdita dei risultati ottenuti in questi mesi, dal momento del suo ritorno in campo, sia in termini di punti valevoli per il Ranking Wta che per quanto concerne i premi in denaro incassati. A ciò si aggiunge una salata multa da pagare, pari a circa 40 mila dollari.

Una vera mazzata alla carriera della bolognese, oltre che ad un’immagine ed un umore già frastornati dopo quanto emerso lo scorso anno. Sarà la stessa ex finalista del Roland Garros nella lettera pubblicata ieri a far capire quanto complicato sia stato in questi mesi giocare senza la necessaria serenità che deve appartenere ad uno sportivo, in attesa di una sentenza rimandata a più riprese.

Il 16 febbraio 2017 in un controllo antidoping a sorpresa Sara viene trovata positiva al letrazolo, un inibitore dell’aromatasi normalmente somministrato per trattare il carcinoma mammario nelle donne in menopausa. E’ la Nado, organizzazione nazionale antidoping, a fare ricorso anche sulla base del precedente di Mornati, canottiere che assunse l’anastrozolo, sostanza ritenuta analoga dalla Wada: l’italiano vide dimezzarsi la pena a 2 anni.

Il tribunale aveva inizialmente ritenuto la Errani colpevole per esser venuta meno all’articolo 2.1 del Programma antidoping (“presenza di una sostanza proibita o di un suo metabolita nella provetta dell’atleta“), con pena minima di 2 mesi, da agosto ad ottobre, con ovvia perdita di punti Wta e prize money. La difesa dell’italiana è sempre stata quella di un’assunzione involontaria tramite contaminazione alimentare, il famoso tortellino, in un pranzo con la mamma malata e che assumeva il farmaco incriminato.

A novembre l’antidoping italiano aveva confermato la richiesta di due anni, da quel momento Sara che si è sempre professata innocente e di aver assunto in modo non volontario la sostanza che la stessa Wada non ritiene migliori le prestazioni, ha atteso una sentenza che per ben 8 volte è stata rimandata. Fino a ieri, alla squalifica sino al 7 febbraio 2019, dal Tas di Losanna. Di seguito il messaggio dell’ex n.5 del Ranking Wta.

“Sono davvero nauseata da questa vicenda. Non credo sia mai successa una cosa del genere, gestita in questo modo a mio giudizio vergognoso. Sono sette mesi che vivo pensando ed aspettando la sentenza definitiva. Per otto volte mi hanno comunicato una data limite di uscita per poi rinviarla. Otto volte! Senza mai darmi la possibilità di vivere e di giocare con la serenità necessaria per questo sport. Questo aumento di squalifica di otto mesi lo trovo una vergogna. Non ho mai assunto nessuna sostanza dopante in tutta la mia vita, amo troppo questo sport per fare una cosa del genere. Ho sempre cercato di essere un buon esempio, sia dentro che fuori dal campo.

Ho vestito e cercato di onorare sempre la maglia azzurra dando tutta me stessa in qualsiasi momento, anche quando lasciare sarebbe stata la cosa più logica e più semplice. Ho dato la mia vita a questo sport e non penso di meritarmi tutto questo. Mi sento impotente davanti a un’ingiustizia così grande. Il Tas ha confermato, per la seconda volta che si è trattato di un’assunzione involontaria, e per di più di una sostanza che non migliora le prestazioni atletico-sportive. Dopo aver già scontato sette mesi tra risultati tolti e periodo di inattività, ed essere ripartita da un ranking di 280, mi aggiungono ora, che ho rialzato sportivamente la testa, altri otto mesi di squalifica. Tutto questo è assurdo! Trovo, in tutta questa vicenda, una profonda ingiustizia e la voglio gridare a testa alta, perché so di non aver più niente da rimproverarmi. Non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis dopo tutto questo”.

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