SASCHA IL PIÙ GRANDE, LA STORIA DICE ZVEREV

Il trionfo agli Internazionali Bnl d'Italia 2017 è di un perfetto Alexander Zverev. Sascha passa 6-4, 6-3 su Djokovic e vince il primo Master 1000 in carriera.
domenica, 21 Maggio 2017

TENNIS – Alexander Zverev detto Sascha. Alexander Zverev il predestinato. Uno buono per le Finals dei giovani, ma anche per quelle dei grandi. Alexander Zverev compie la storia a Roma: 6-4, 6-3 su Novak Djokovic e primo trionfo in carriera in un Master 1000. Una favola che dura un’ora e ventuno minuti, se parliamo soltanto della finale. Perché la vera favola è appena cominciata. Quanto a Djokovic, che al Foro Italico disputa la sua ottava finale, c’è un’altra “medaglia d’argento” dopo la sconfitta con Murray di un anno fa.  

A qualche metro dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in tribuna autorità appare divertito dalle battute del numero 1 del Coni Giovanni Malagò, si muove quello che per qualcuno è semplicemente il prossimo grande tra i grandi. Il futuro re dei re. Che martella, aggredisce, pressa fino allo sfinimento Novak Djokovic già al primo turno di servizio. Break per Zverev e porte spalancate per il conseguente 2-0. Non è il Nole inumano e assetato di sangue visto alle prese con Thiem. Questo, al contrario, oltre a usare la clava deve giocare a scacchi, studiare strategie sempre più complesse, variare il più possibile i colpi. Mentre sullo schema servizio-dritto dell’avversario il più delle volte deve soltanto alzare le mani e sperare che quell’altro non spari. Per il resto regna il nervosismo. Zverev invece è una sfinge. Impenetrabile, glaciale, perfetto, ingiocabile sul 5-4, quando per portare a casa il set mette a segno due ace e due prime da oltre 200 km orari. Una sorta di castigo divino nei confronti di Nole che ieri sera aveva peccato di gola.

Angoli, profondità. Il rovescio per togliere il fiato, il servizio e il dritto per annientare. Sascha Zverev non cambia nulla nel secondo set. Di contro ci sono i regali di Nole, errori dettati dalla fretta e dalla frustrazione. E quando, nel terzo gioco, c’è il break in favore del tedesco, per il serbo si fa notte fonda. Non c’è modo di prendere le misure a un ragazzo di vent’anni con l’esperienza, l’atteggiamento, la preparazione di un trentenne. Potente e veloce che a Roma ha colpito tutti per quella maturazione finalmente raggiunta. Tutto il cinismo di Sascha deflagra nel sesto gioco, rispondendo alla grande anche sul tentativo di beffa a rete che Nole mette in atto. Troppo poco. Djokovic sbaglia ancora, non ha più le forze. Sotto 2-4 deve neutralizzare anche una palla break (la quarta del match, contro zero). “Nole! Nole!”, urlano per colui il quale a Roma ha vinto quattro volte. Alexander è sempre presente, ha sentito la paura della preda. Sul 5-3 ecco un altro break, un’altra pugnalata a Djokovic.   

Se è vero, come ha detto oggi il presidente della Federtennis Binaghi, che Zverev “non è irraggiungibile per il nostro miglior Fognini”, il nostro miglior Fognini cammina sulle acque e parla con gli animali. Novak, da par suo, chiude gli occhi e ricorda. Ricorda il 1° aprile 2007, Miami: vittoria su Guillermo Canas, il primo successo in carriera in un Master 1000. Dieci anni dopo in quel ruolo compare Alexander Zverev e lui, sportivo, e con i suoi 14 anni da pro’ sulle spalle, applaude.

Foto Felice Calabrò

 

 


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