SCOMMESSE, BRACCIALI E STARACE RINVIATI A GIUDIZIO A CREMONA

La Procura di Cremona ha rinviato a giudizio i due azzurri nel procedimento penale per le presunte combine.
mercoledì, 2 Dicembre 2015

C’era da aspettarselo. Daniele Bracciali e Potito Starace sono rinviati a giudizio a Cremona nel procedimento penale, davanti alla giustizia ordinaria, per il caso scommesse insieme a Manlio Bruni, l’ex commercialista di Beppe Signori, Francesco Giannone, anche lui commercialista, Roberto Goretti (dirigente del Perugia) e Enrico Sganzerla (commercialista che nell’aprile del 2014 aveva accoltellato la fidanzata). Il procedimento è il risultato delle indagini avviate a febbraio e chiuse a luglio dalla Procura di Cremona, partite dalle intercettazioni emerse nell’inchiesta sul calcioscommesse. Sulle presunte combine, si è pronunciata a ottobre la Corte d’Appello Federale della Fit, che ha assolto Starace, annullando la condanna alla radiazione stabilita in primo grado, lo scorso 6 agosto dal Tribunale Federale, e ridotto all’inibizione per 12 mesi la sanzione a Bracciali. Il processo sportivo, che si è basato integralmente sui materiali consegnati dalla Procura di Cremona, ha riguardato solo la sfida fra Bracciali e Gimeno-Traver a Barcellona nel 2011, in cui Poto su ritirò nel terzo set accusando problemi allo stomaco.

I fatti. Secondo la procura Bruni, indagato chiave nel giro di scommesse che ha portato all’arresto di Beppe Signori, sarebbe entrato con Bracciali attraverso Roberto Goretti, ex giocatore dell’Arezzo. Nella sua testimonianza, Bracciali ha spiegato che Goretti gliel’ha fatto conoscere affinché agisse sull’avvocato Bruzzese, legale del Circolo Geovillage di Olbia da cui Bracciali aspettava 150 mila euro. La procura, però, risale ad alcune conversazioni Skype in cui i due sembrano discutere di alcune partite da accomodare. Sembrano, perché, come ha sostenuto la perizia di Umberto Rapetto nel processo sportivo, l’utente “Braccio2”, su cui si imperniano le accuse, è legato ad un telefono cellulare che non è di Bracciali ma, secondo la questura di Cremona, della fidanzata di Enrico Sganzerla, che potrebbe, a sua volta, averla avuta a disposizione. Bruni aggiunge anche di aver spedito una email il 5 maggio 2011 alle 9,45 di cui però, si legge nella perizia di parte che Rapetto ha presentato alla corte federale, esistono solo dei frammenti ricavati dal software utilizzato dai periti del GIP sull’account dello stesso Bruni. Da questi frammenti, però, non è possibile risalire né al mittente, né all’ora di invio, né tanto meno al testo del messaggio che Bracciali dichiara di non aver mai ricevuto. E ancora nessuno ha mai analizzato il computer, il telefonino e gli altri dispositivi dell’aretino che pure ha fatto “clonare” il suo pc in modo che tutti i possibili elementi di prova siano sempre a disposizione degli inquirenti.

Il processo sportivo. Per queste accuse, il 6 agosto il Tribunale Federale aveva radiato, in primo grado, Bracciali e Starace. Per i giudici “Poto” era colpevole in quanto, con qualche semplificazione, ha perso contro un giocatore più debole di lui. “Appare inverosimile” aggiungono poi i giudici, “che il Bracciali abbia coinvolto lo Starace nel giro delle partite truccate senza il suo consenso”. La sentenza richiama anche un sms di Bruni a Sganzerla in cui si scrive : “Abbiamo acquistato Potito!” . Un sms, dunque, che non arriva da Bracciali, che non è destinato a Bracciali, e che soprattutto è datato 6 dicembre 2007, quasi quattro anni prima dell’unica partita rimasta ad oggetto del procedimento, che si è giocata il 19 aprile del 2011. Una distanza di tempo per nulla congruente con la descrizione, da parte dello stesso tribunale, delle manovre per convincere Starace a vendere la partita di Barcellona durate iniziate il giorno prima del match e proseguite la mattina della gara. L’11 ottobre, infine, i giudici della Corte Federale d’Appello concludono con un’interpretazione che si avvicina molto all’insufficienza di prove.

La sentenza sportiva d’appello. “A tutto voler concedere, non rinvengono elementi di prova immediatamente riferibili a Potito Starace” si legge nella sentenza d’appello: “non sono state, cioè, rinvenute intercettazioni telefoniche rilevanti, e-mail inviate o ricevuta da Starace ai soggetti coinvolti nella vicenda penalmente rilevante, chat o SMS trasmessi da o per Starace che possano acquisire significato ai fini di determinare la certezza del suo coinvolgimento. In sostanza, la “colpevolezza” del sig. Starace, come alfine dichiarata dal Tribunale di primo grado, rinverrebbe da alcuni elementi aliunde rispetto al materiale probatorio acquisito”. I giudici spiegano che non è ammissibile il ricorso al principio del “più probabile che non”, alla base del giudizio di primo grado, e sottolineano come la presentazione degli elementi di prova deve essere ispirata a criteri di “ragionevolezza, plausibilità e verosomiglianza, oggettività, specificità, non apoditticità e responsabilità”. Inoltre, concludono, “quanto risultante dai verbali di interrogatorio degli indagati nell’ambito del processo”, ovvero dalle testimonianze di Bruni e Gorietti, che mai parlano direttamente con Starace, “non consente di affermare con una probabilità elevata” il suo coinvolgimento nella combine. Per quanto riguarda Bracciali, invece, il Collegio ritiene provati i suoi rapporti con Bruni e Goretti ma sottolinea l’assenza di prove certe “che abbia interloquito con altri tennisti per cercare di manipolare i match”. Tuttavia, anche in virtù del suo ruolo di Consigliere federale, anche la sola esistenza delle conversazioni con Bruni e Goretti, la sola frequentazione con u due indagati, giustifica la sanzione per violazione dell’Articolo 1 del Regolamento di Giustizia.

Il processo penale. Nelle intercettazioni della procura di Cremona, però, si fa riferimento ad altre due partite, escluse dal procedimento sportivo, la sfida contro Brands a Monaco di Baviera nel 2009 e soprattutto la finale di Casablanca del 2011 persa contro lo spagnolo Andujar. Incontri che quasi certamente faranno invece parte del procedimento penale.


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