SCOMMESSE SUL TENNIS, TRA TRUFFE E RIGIDE REGOLE

Dopo l’emersione dello scandalo scommesse, facciamo un viaggio nel mondo del bet tennistico. I truffatori sono costretti a rivolgersi ai mercati asiatici, perché in Europa e soprattutto in Italia, le scommesse sono sottoposte a rigorosissimi controlli e ottenere forti vincite, truffando, è praticamente impossibile
giovedì, 16 Ottobre 2014

Lo scandalo scommesse reso noto ieri dai principali quotidiani sportivi, che coinvolgerebbe alcuni tennisti italiani, implicati in tentativi, riusciti o meno, di combinare incontri ufficiali, in cambio di lauti pagamenti, ha acceso i riflettori sul mondo delle scommesse sul tennis. Dalle intercettazioni, che coinvolgono Daniele Bracciali e Potito Starace, emerge un quadro decisamente fosco, con una serie di corruttori, che si adoperano per entrare in contatto con i giocatori professionisti, al fine di manipolare l’andamento e l’esito finale delle partite ufficiali del circuito Atp, così da poter ricavare cospicui guadagni tramite le scommesse.

Ma com’è possibile manipolare un incontro, senza attirare l’attenzione dei bookmaker? E come opera uno scommettitore truffaldino, per ottenere un lauto profitto senza destare sospetti?

Le modalità ovviamente sono molte. La più comune è quella di contattare il giocatore, convincerlo a perdere e puntare quindi sul suo avversario. Se infatti un tennista non potrà mai garantire al suo corruttore la vittoria, sicuramente avrà vita facile ad assicurargli una sconfitta, potendo ottenere un tale risultato anche senza destare eccessivi sospetti nell’osservatore, soprattutto se il suo incontro si svolge su un campo secondario di un torneo minore. Ma ottenere ottimi profitti è possibile anche senza puntare sulla sconfitta del giocatore corrotto. I bookmaker infatti, attualmente offrono notevoli tipologie di giocata, che “consentono” di evitare la manipolazione completa dell’incontro. È infatti possibile puntare sull’esito di un singolo set, oppure sul numero complessivo di game di una partita. In questo modo, un giocatore potrebbe “vendere” anche un solo parziale, oppure impegnarsi per assicurare un preciso numero di giochi e soddisfare il proprio corruttore, senza dover necessariamente perdere l’incontro. Inoltre la possibilità di effettuare puntate live, ovvero nel corso dell’incontro, consentono anche di giocare e guadagnare sui movimenti di quota. Un corruttore, potrebbe quindi chiedere al corrotto, se questo è molto favorito sul suo avversario, di partire lentamente e perdere i primi game o il primo set, in modo da far alzare la quota e ottenere profitti maggiori. Allo stesso modo, il corruttore potrebbe anche chiedere al corrotto di partire forte e poi perdere l’incontro, per ottenere un opposto movimento di quota con il relativo, analogo profitto.

I lauti pagamenti offerti ai giocatori (presunti) corrotti impongono che il profitto della truffa sia molto alto. Ovviamente, gli scommettitori truffaldini non possono permettersi di piazzare le loro “scommesse” sui normali bookmaker, ai quali qualsiasi pinco pallino con la voglia di rischiare può rivolgersi. Le agenzie di scommesse più famose (quasi tutte europee) infatti, impongono rigorosi massimali di vincita e difficilmente accettano puntate fuori mercato. Al contrario più volte è successo che in presenza di puntate eccessivamente alte, gli operatori abbiano deciso di sospendere le giocate sull’incontro sospetto e abbiano segnalato l’anomalia agli organismi competenti (per quanto riguarda il tennis, la Itf ha istituito la Tennis Integrity Unit, per vigilare sulla regolarità degli incontri e sui movimenti di scommesse sospette collegate ad essi). Per questi motivi, i truffatori, sono soliti piazzare le loro puntate sui mercati asiatici (Hong Kong e Singapore su tutti), che sono molto meno rigorosi nei controlli e non si interrogano troppo sul perché di puntate eccessivamente alte, magari su eventi di bassissima rilevanza mediatica.

E invece lo scommettitore italiano, che vuole scommettere soltanto per il piacere di guardare lo sport che ama, con un brivido in più, regalatogli dalla possibilità di arrotondare lo stipendio, a chi può rivolgersi e quali tipologie di giocate può effettuare? Da qualche anno, il parlamento italiano ha varato una serie di leggi, che impediscono ai bookmaker senza la licenza nazionale, di accettare clienti provenienti dal Belpaese. Per questo, gli scommettitori italiani devono necessariamente rivolgersi agli operatori che hanno avuto l’approvazione dei monopoli di Stato. Questo comporta che il giocatore debba accontentarsi di quote leggermente più basse rispetto a quelle offerte dai bookmaker internazionali e di un numero di eventi sui quali scommettere minore. Gli operatori italiani infatti,  non inseriscono nei propri palinsesti gli eventi minori del circuito Future e Itf femminile, mentre soltanto da poche settimane hanno cominciato ad offrire la possibilità di puntare sul circuito challenger. Di contro però, giocare sui bookmaker italiani, offre agli scommettitori maggiori tutele e la garanzia di vedere sempre pagata l’eventuale vincita. Per quanto riguarda l’offerta, le società italiane permettono di scommettere sull’esito finale dell’incontro, sul vincitore del primo set e sul numero complessivo di game disputati (under o over, rispetto ad una linea predeterminata). Inoltre, per gli eventi principali, offrono anche la possibilità di scommettere nel corso della partita, limitandosi però a proporre quote sull’esito finale del match e sul numero di set. L’offerta limitata e una norma che impone la registrazione e  la tracciabilità di qualsiasi vincita superiore ai mille euro, ovviamente, tronca sul nascere qualsiasi tipo di tentativo di piazzare una scommessa truffaldina sui nostri mercati.


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