SEPPI FALLISCE L’APPUNTAMENTO CON LA STORIA

Australian Open: Andreas Seppi getta alle ortiche la possibilità di accedere ai quarti di finale, non approfittando di un Jeremy Chardy che, a causa di un problema al ginocchio sinistro patito in occasione dell’ultimo incontro di doppio, è apparso claudicante. Ora, per il francese, la sfida proibitiva con Murray
lunedì, 21 Gennaio 2013

Tennis. Con gli occhi ancora inebriati dallo splendido ottavo di finale cui hanno dato vita il n. 1 del mondo, Novak Djokovic, e lo svizzero Stanislas Wawrinka, era oggi la volta del nostro portacolori, Andreas Seppi, opposto al francese Jeremy Chardy. Inutile dire che, per entrambi, il passaggio ai quarti di finale degli Australian Open rappresentava un’occasione unica. Il transalpino era arrivato a giocarsi questo appuntamento dopo aver eliminato, nei primi due turni, due tennisti spagnoli – Adrian Menendez e Marcel Granollers-Pujol -; ma, soprattutto, dopo aver sconfitto, al terzo turno, il top ten Juan Martin Del Potro, facendo sì che maturasse quella che rimane, tuttora, la più grande sorpresa di questo major d’inizio anno. L’italiano, invece, dopo una partita d’esordio agevole, disputata contro Horatio Zeballos, modesto tennista argentino, aveva dovuto affrontare due turni durissimi, dovendo fare i conti con Denis Istomin, prima, e con Marin Cilic, poi. I due incontri in questione sono state delle autentiche maratone, entrambe spintesi fino al quinto set. Oltre alla grande personalità del nostro n. 1, l’aspetto più importante emerso da queste due battaglie sportive è stato l’enorme miglioramento fisico-atletico fatto dal bolzanino. Un dato – questo – che avevamo già avuto abbondantemente modo di apprezzare la stagione scorsa e che, a quanto pare, rappresenterà una felice costante anche dell’annata appena iniziata. Naturalmente, questo salto di qualità non è stato frutto di improvvisazione, ma conseguenza della scelta dell’altoatesino di affiancare alla guida tecnica di Massimo Sartori, l’esperienza e la professionalità del preparatore atletico Dalibor Silora (già collaboratore, tra gli altri, di Ivan Ljubicic). Fin dai primi mesi di collaborazione i risultati in campo sono stati evidenti, fruttando all’azzurro la possibilità di issarsi fino alla 23sima casella della classifica mondiale. Andreas è infatti cresciuto sorprendentemente in termini di reattività muscolare, elasticità, resistenza allo sforzo prolungato e, infine, negli spostamenti laterali, da sempre il suo tallone d’Achille. Gli ottavi di finale raggiunti oggi rappresentano, per il nostro portabandiera, i primi della sua carriera. In complesso, è la seconda volta che raggiunge gli ottavi in un torneo del grande Slam (la prima volta risale al Roland Garros 2012, quando, per lunghi tratti dell’incontro, mise alla frusta niente meno che Djokovic, capitolando solo al quinto set). Prima dello splendido risultato odierno, Seppi non si era mai spinto oltre il secondo turno (2007, 2008, 2011). Ma dopo aver raggiunto un traguardo così prestigioso, c’erano tutte le intenzioni di ottenere il lasciapassare per i quarti di finale del primo Slam dell’anno, il che avrebbe significato consegnarsi alla storia, se solo si considera che l’ultimo a realizzare tale impresa fu Carratti, la bellezza di 22 anni or sono. A dirla tutta, prima dell’incontro odierno, oltre che i buoni propositi, c’erano anche le premesse perché questo avvenisse. L’avversario di giornata (con il quale – lo ricordiamo – non esistevano precedenti), se pur giocatore da prendere con le pinze (il ‘gigante di Tandil’ docet!), era infatti atleta ampiamente alla portata del nostro italiano e, pur non avendo affrontato, durante il suo percorso, match lunghi e spossanti come quelli del bolzanino, c’è da rimarcare che arrivava all’appuntamento stanco quanto l’azzurro, non fosse altro per il fatto che impegnato anche nel partecipare al torneo di doppio.

Purtroppo Andreas Seppi non ce l’ha fatta a regalare a se stesso, prima, al movimento tennistico italiano, poi, la gioia di raggiungere i quarti di finale. Chardy lo ha regolato in 4 set. 5-7 6-3 6-2 6-2 lo score finale. Unica magra consolazione la certezza che, settimana prossima, una volta aggiornato il ranking Atp, l’ottavo di finale raggiunto oggi permetterà al nativo di Caldaro di entrare nella top 20. Ma veniamo alla cronaca della partita. La prima frazione è illusoria. Viene infatti fatta propria dall’italiano, che iniziava il match soffiando subito il servizio al suo avversario e, nel game successivo, tenendo la battuta, recuperando da un gap di 0-40. Nel terzo gioco, il nostro n. 1, affossando un rovescio in rete, sprecava l’occasione di breakkare un’altra volta il transalpino, garantendosi così la possibilità di far proprio il primo set in maniera più agevole. Come spesso accade in questi casi, la ghiotta occasione persa, destabilizzava momentaneamente il bolzanino, che, nel successivo gioco, si faceva controbreakkare da Chardy. I due contendenti di giornata proseguivano così appaiati fino al 5-5, quando Seppi, dopo aver scialacquato ben 4 palle break (era in vantaggio per 0-40), con uno splendido passante di rovescio, rubava la battuta al francese, assicurandosi la possibilità di andare a servire per il set. Vinta la prima frazione con il punteggio di 7-5, Andreas – probabilmente vittima della stanchezza dei turni precedenti e in balia della tensione scaturente dalla consapevolezza di disputare un match che poteva valere un’intera carriera – non riesce ad approfittare di un avversario non solo demoralizzato per aver perso il primo set, ma anche palesemente menomato dai problemi al ginocchio sinistro accusati in occasione dell’ultimo match di doppio. Il risultato è che, sul 3-2 per Chardy, il francese trovava il primo break dell’incontro, approfittando della scellerata scelta tattica dell’altoatesino di giocare prevalentemente sul dritto del suo dirimpettaio, evitando, in questo modo, di dover subire il rovescio in back del giocatore d’oltralpe. Un colpo – quest’ultimo – molto fastidioso per il nostro portabandiera, che privilegia  giocare di ritmo, piuttosto che colpire palle senza peso. Il servizio perso nel sesto gioco costava caro al futuro top 20, che perdeva così la seconda frazione con il severo punteggio di 6-2.  Nel terzo set il canovaccio non cambiava. Jeremy continuava infatti a lavorare ai fianchi l’azzurro, giocando dei velenosissimi rovesci tagliati, per poi accelerare improvvisamente con il dritto lungolinea. La conseguenza più immediata di questo tema tattico era che il nostro n. 1 si ritrovava, dopo poco più di 1 h di gioco, sotto di 2 frazioni a 1. Il n. 36 del mondo, conquistava infatti facilmente anche il terzo set con l’identico risultato del secondo. Nel quarto parziale, in cui, date le doti gladiatorie dell’altoatesino, era lecito attendersi l’ennesima rimonta, le cose non andranno come auspicato. Infatti, dopo aver annullato una palla break nel terzo gioco, Andreas aveva, sul servizio successivo del suo avversario, l’occasione di riaprire l’incontro, ma falliva malamente la chance offertagli, esibendosi in una debole risposta di dritto su una buona battuta di Chardy. A quel punto, l’incontro era praticamente finito, con Seppi che si faceva breakkare, senza troppe resistenze, sia nel quinto (a 15) che nel settimo game (a 30). Non c’è dubbio che la chiave dell’incontro odierno è stata la scelta di Jeremy Chardy di martellare Andreas sul suo lato sinistro, sfruttando le enormi difficoltà mostrate oggi  dall’italiano sul rovescio, soprattutto lungolinea. Inoltre, troppi sono stati gli errori gratuiti (44) e imbarazzantemente bassa la percentuale di punti messi a segno sulla seconda di servizio (36%). Il francese – bestia nera dei tennisti azzurri (rammentiamo che ha vinto 8 dei nove incontri disputati con un atleta del nostro movimento; addirittura 4 incontri su 4, se si decide di prendere in esame solo le partite del Grande Slam) – sfiderà nei quarti il vincente della sfida tra Andy Murray e Gilles Simon.

Nella sessione serale, a chiudere la giornata di incontri sulla Hisense Arena, era in programma il match tra la testa di serie n. 3, Andy Murray, e il francese Gilles Simon. Il transalpino – che sopperisce al suo tennis poco potente con una intelligenza tattica invidiabile, imbrigliando i suoi avversari di turno in una fitta ‘ragnatela’ di scambi, caratterizzati da cambi di ritmo continui e angolazioni esasperate – era reduce dall’incontro-maratona disputato con il connazionale Gael Monfils. Una partita – quella tra i due tennisti d’oltralpe – che, apparsa quasi surreale e, a tratti, addirittura tragicomica, è durata 5 lunghissimi set, durante i quali il pubblico pagante ha assistito a continui stravolgimenti. Senza parlare del calvario di problemi fisici che, durante le fasi di gara, hanno investito i due atleti: dai risentimenti muscolari alla gamba destra di Simon alle vesciche alla mano di Monfils. Dall’altra parte della rete, Simon trovava Andy Murray, non il miglior cliente con cui avere a che fare già in uno stato di forma ottimale, figurarsi nelle condizioni deficitarie nelle quali versava il francese. Il fab-four, tra le altre cose, era reduce da tre turni sbrigati in totale rilassatezza, data la modestia degli avversari affrontati: nell’ordine, Robin Haase, Joao Sousa, Ricardas Berankis. A concludere il quadro, il trend tremendamente negativo vantato dal transalpino negli scontri diretti con lo scozzese: un solo incontro vinto (tra l’altro su terra, nel 2007, a Roma, quando Murray non era ancora quello che siamo abituati ad apprezzare), e ben 9 finiti nelle mani del vincitore degli US Open 2012. Insomma, prima che il campo desse il suo verdetto insindacabile, le impressioni della vigilia erano che Gilles dovesse accontentarsi di aver riagguantato un ottavo major, a distanza di più di un anno dall’ultima volta (Us Open 2011). Davvero utopistico immaginare, al contrario, che potesse prevalere sul n. 3 al mondo, eguagliando il quarto di finale raggiunto a Melbourne nel lontano 2009.

Come da facile pronostico, lo sfidante di Jeremy Chardy ai quarti di finale sarà Andy Murray, che ha letteralmente incenerito la flebili velleità di vittoria di Simon. 3-6 1-6 3-6 lo score, in poco più di un’ora e mezza di gioco. Inutile anche solo accennare alla cronica dell’incontro in questione. Il nativo di Dunblane è stato superiore al suo rivale in ogni fondamentale, oltre che dal punto di vista atletico. A Simon il merito di aver onorato la partita, rimanendo eroicamente in campo nonostante fosse, fin dall’inizio, in evidenti difficoltà fisiche. Crediamo infatti che la maggior parte dei tennisti del circus – qualora fosse stato assalito da crampi lancinanti, come accaduto a Gilles fin dalle prime fasi della partita – non avrebbe retto così stoicamente alle bordate scagliate da Murray, deciso (e come fargliene una colpa?) a non lasciarsi sfuggire l’occasione di accedere ai quarti senza dover faticare quanto, da un match di quarto turno, fosse lecito attendersi.

 

Australian Open – Tabellone maschile – Ottavi di finale

J. Chardy  d. (21)A. Seppi   5-7 6-3 6-2 6-2 

(7)J. Tsonga d. (9)R. Gasquet  6-4 3-6 6-3 6-2

(14)G. Simon d. (3) A. Murray 3-6 1-6 3-6

(13)M. Raonic d. (2)R. Federer


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