SERENA WILLIAMS E IL MITO DELL’IMBATTIBILITÀ

Tennis - Si è appena concluso il torneo di Miami ed è già tempo di pagelle. Massimo dei voti per Serena Williams e punteggio quasi pieno per Masha. Dopo di loro, i voti più belli vanno alla Radwanska e a Robertina Vinci. Solo poche, e meritatissime, le insufficienze.
domenica, 31 Marzo 2013

SERENA WILLIAMS: 10 E LODE. Come si fa a non assegnare il massimo dei voti a Serena Williams, la numero uno del mondo più attempata della storia della WTA, per tutti la più forte anche quando non era in vetta al ranking, la fuoriserie che temevamo di avere perso ed invece è tornata a modo suo, facendo incetta di trofei, e che qui a Miami ha abbattuto il record di vittorie, che condivideva con Steffi Graf, portando a sei i suoi trionfi complessivi? E’ incredibile come qualsiasi impresa, se compiuta da Serena, ormai appaia normale, ordinaria. E’ stata lei, con i suoi numeri record ad aver costruito intorno a se’ stessa questa sorta di “mito dell’imbattibilità”, tanto che, le rare volte in cui esce sconfitta da un campo, tutti pensiamo, crediamo, sosteniamo che sia lei ad aver perso e mai le altre a vincere. Sul cemento di Key Biskayne, la Williams ha passato senza patemi i primi due turni lasciando due game a Flavia Pennetta e superando con un doppio 6-3 Ayumi Morita; per poi recuperare uno svantaggio di 2-6 1-4 alla Cibulkova, sconfiggere la numero cinque del mondo, Na Li, ridicolizzare la numero quattro, Agnieszka Radwanska, per infine battere la numero due, Maria Sharapova. Ci fosse stata la terza in classifica, Victoria Azarenka e l’avesse incontrata, avrebbe fatto fuori pure lei. Robe da Serena.

MARIA SHARAPOVA: 9. Ce l’ha messa tutta per riuscire a portare a termine l’accoppiataIndian Wells-Miamie fino al 6-4 3-2 pareva davvero che il nastro del traguardo non fosse un miraggio. La differenza l’ha fatta Serena Williams, e forse anche un pizzico di sudditanza psicologica che l’algida siberiana soffre nei confronti della più titolata rivale. Che Serena sia più forte di Masha è indiscutibile, in fondo di chi non lo è? Peccato solo che il riassestamento della Williams abbia coinciso con la caduta libera di Maria. Un crollo esponenziale, patito su tutti i fronti; dal versante tennistico, a quello fisico, per arrivare al fattore mentale. E’ stato un po’ ingiusto il 6-0 con cui è terminato il suo torneo, in questa rovente Miami dove è di casa come in nessun altro posto al mondo e che rappresenta il solo grande appuntamento esente dal suo strepitoso palmares. Un 6-0 crudele, che però non sminuisce quanto ha costruito la russa per arrivare fino lì: nessun set perso per strada, una dura lezione inflitta alla Jankovic, due ore e trenta minuti di lotta per avere la meglio su Sara Errani. Tanto sudore, vincenti piovuti da ogni parte del campo, per infine cozzare in un 6-0 figlio di un’impotenza che mal si associa alla determinazione di Maria. Avesse pure perso, ma con un punteggio diverso, avrebbe meritato 10 pure lei.

AGNIESZKA RADWANSKA: 8. Prosegue il periodo strano” per la tennista di Cracovia. E’ arrivata in semifinale ma, dopo averla vista in tutti i match, è difficile spiegarsi come abbia fatto. Oltre ad essere ormai trasparente dal quanto è magra, da un paio di mesi la sua palla, che non è mai andata troppo veloce, non viaggia proprio più. Dal primo match, vinto sulla Hsieh, all’ultimo, perso contro Serena Williams, la polacca ha toccatopiù che colpito”. Tanto basta per sconfiggere la taiwanese; ma già al terzo turno, contro la modestissima Magdalena Rybarikova sono iniziati i problemi e i terzi set. Fortuna per Aga, quel suo limitarsi a “toccare” sembra aver rimbambito l’avversaria di turno: dalla slovacca, alla Stephens, alla Flipknes; finché è arrivata Serena che ha fatto tabula rasa. Perché darle 8 se ha giocato tanto male? Per prima cosa perché Agnieszka non è che ha giocato male, semplicemente c’è qualcosa che non sta andando nel suo tennis. E poi perché è una rarità e come tutte le cose preziose, anche Aga va trattate con cura e vezzeggiata. E c’è pure la questione di una volée di rovescio, chiusa in volteggio, dopo che la pallina aveva colpito il nastro. A forza di rivedere il punto si capisce che la fortuna ci ha messo meno lo zampino di quanto non abbia fatto l’intuito di Agnieszka.

JELENA JANKOVIC: 7,5. Seppur mantenendo il livello del suo gioco entro standardpost 2008”, prima di essere schiacciata da Maria Sharapova con un netto 6-2 6-1, la Jankovic si è sudata questa semifinale, meritandola pure. Da un match di 2 ore e 16 minuti vinto 7-6 6-4 su Nadia Petrova, ad uno relativamente semplice in cui ha sconfitto Sorana Cirstea, alle 2 ore e mezza di lotta contro Roberta Vinci; nei momenti clou la serba ha dimostrato che l’ex numero uno del mondo senza Slam”, era lei. Rimane comunque un interrogativo: se dall’altra parte della rete ci fosse stata una Vinci più riposata, Jelena sarebbe riuscita a issarsi fino al penultimo atto? Un dubbio che non può non aver scalfito anche lei.

SARA ERRANI: 7. Prima di giocare la partita di ottavi di finale contro Ana Ivanovic aveva concesso alle sue avversarie solo cinque game: quattro alla Hantuchova ed uno alla Halep. Poi, imbattutasi nella serba, ha perso il primo set 6-1 senza nulla potere al cospetto del diritto della ex numero uno del mondo. Dopo di che, l’azzurra ha tirato fuori la sua innata solidità, fisica quanto mentale, che associata, all’abilità di esasperare l’avversaria di turno, le permette di recuperare e vincere match apparentemente compromessi. Risorse e tattiche che possono funzionare finché dall’altra parte della rete non si ritrova una Sharapova decisa a proseguire il proprio cammino. E’ stato un match teso, con tanti errori, soprattutto da parte di Masha, e altrettanti vincenti, anche in questo caso messi a segno da Masha. Detto papale papale, Maria Sharapova ha fatto la partita nel bene e nel male, così come contro l’italiana la fanno la Ivanovic, la Stosur, la Kerber, la Kuznetsova e la Petrova di turno; giusto per citare alcuni degliscalpi illustriche Sara Errani può vantare nella sua bacheca. La differenza è che Masha non ha solo due marce in più, come avrebbero pure le altre, la Sharapova ha la sesta marcia. Per questo motivo, per quanto amareggiata potesse essere quando ha perso, Sara può considerarsi battuta sì, ma a testa alta.

ROBERTA VINCI: 8. Reduce da tre match che hanno valicato tutti le due ore e mezza di gioco ciascuno, in cui alla fine ha avuto ragione di Christina McHale per 6-7 6-1 6-3, di Carla Suarez Navarro per 5-7 6-4 6-4 e di Alizé Cornet per 2-6 6-4 6-4; l’azzurra ha dovuto inchinarsi alla stanchezza prima ancora che al valore di Jelena Jankovic. E non senza qualche rimpianto perché, persa la prima frazione 6-4 e vinta la seconda al tie-break, nel set cruciale la tarantina era riuscita a portarsi sul 2-0 dando l’impressione di poter contenere la maggior freschezza e forza della serba con imprevedibili smorzate e discese a rete in controtempo. E invece, a mano a mano che il match si è fatto caldo, la stanchezza ha pesato non solo sulle gambe ma anche nella mente di Roberta che comunque lunedì prossimo potrà assaporare il suo best ranking: il tredicesimo posto in classifica.

NA LI: 7. Si è ripresentata a Miami dopo quasi due mesi di assenza a causa della caviglia distorta” durante la finale stregata degli Australian Open. Pur esibendo un livello di gioco non troppo distante da quello, eccezionale, proposto a gennaio; la cinese ha semmai faticato nel mantenere la concentrazione. Nel match contro la Lepcenko, Na Li era in vantaggio 6-2 4-1 quando si è vista riagguantare sul 4-4, prima di fare suoi i due game decisivi. Contro Garbine Muguruza, la cinese era scappata 5-1 per poi farsi raggiungere ed infine rimediare al tie-break, non senza aver prima permesso alla sua avversaria di recuperarle cinque punti. Contro Serena Williams, invece, il black out è arrivato sul 3-3 del primo set. Da notare comunque come la fortuna sembri proprio non parteggiare mai a favore della tennista di Wuhan; lei numero cinque del mondo ha incontrato la numero uno ai quarti. Per lo meno la caviglia non ha fatto brutti scherzi.

KIRSTEN FLIPKENS: 6.5. Non arriverà mai lassù nell’Olimpo dove risiedono Justine Henin e Kim Clijsters, ma considerando come si erano messe le cose per l’ex l’ex promessa non esaudita del tennis belga, ossia molto male; c’è veramente da festeggiarne l’ingresso nelle top 25. I segnali positivi sono iniziati verso la fine della scorsa stagione e, a questo punto, non era un fuoco di paglia. Sconfitta facilmente la Voegele per 6-4 6-2, Kirsten ha mandato a casa Petra Kvitova per poi ridimensionare le ambizioni di Ajla Tomljanovic. Contro la Radwanska ha vinto il primo set e forse non era così lontano neppure il secondo, ma Aga è una campionessa; mentre la Flipkens, per adesso è un’ottima giocatrice, che gioca un ottimo tennis ma ancora troppo acerba per una top 5.

AJLA TOMLJANOVIC: 7. Classe 93, croata di nascita, ma formatasi alla “Evert Accademy”; Ajla si è presentata a Miami come numero 242 del mondo e di scompiglio ne ha creato parecchio. Dopo aver beneficiato di una wild card, la Tompljanovic ha eliminato con un doppio 6-2 Ksenia Pervank, ha fatto cadere la testa di serie numero 24, Julia Goerges, per 7-6 6-2 e, dopo essersi buscata un demoralizzante 6-0 da Andrea Petkovic è entrata in partita, vincendo gli altri due set per 6-4 7-6. Ha perso dalla Flipkens, 6-3 al terzo, dopo aver vinto la prima frazione grazie all’ennesimo tie-break ed essersi lasciata sfuggire il secondo set per un pelo. Ne sentiremo di nuovo parlare.

ANGELIQUE KERBER: 5. Cos’abbia quest’anno Angelique è difficile da capire. Forse stanchezza, forse troppa pressione o forse, semplicemente, il sesto gradino del ranking non è il suo posto. Qui a Miami ha battuto la Schiavone, per poi cedere di schianto, senza lottare, alla Cirstea. Un torneo apatico, come passiva è stata lei, sia quando ha vinto, che quando ha perso.

ANA IVANOVIC: 6,5. Lascia tre game alla Radwanska jr, infligge un doppio 6-3 a quella testa matta ma dal tennis sempre pericoloso della Kuznetsova, strapazza per un set Sara Errani; e poi così, senza preavviso, permette all’azzurra di svincolarsi ed azzannarla alla carotide? La sufficienza piena è perché quando gioca come sa, Ana è merce rara.

DOMUNIKA CIBULKOVA: 6.5. Anno scorso ormai batteva Victoria Azarenka, quest’anno ormai eliminava Serena Williams. Un ormai difficile da “mandar giù” per la grintosissima Dominika che, per il secondo anno consecutivo, s’è vista sfumare un match che pareva aver preso la strada della Slovacchia. Rimangono comunque due buone e facili vittorie su Kristina Mladenovic e Romina Oprandi.

HEATHER WATSON & LAURA ROBSON: 5. Le due britanniche continuano a deludere. La Watson perde al primo turno contro la Morita, la Robson al secondo, contro Alize Cornet. Per lo meno lottano, perdendo al terzo. Ora come ora, un 2013 da top ten sembra davvero lontano.

PETRA KVITOVA & SLOANE STEPHENS: 3. Mi perdonino per la crudeltà. Da dietro a un monitor così come da una tribuna, è facile giocare a tennis e a sparare giudizi. Però Petra e Sloane fanno prudere i pollici. La ceca al suo primo match dorme per un set contro la Peng, poi vince ma incontrata la Flipkens, pur andando di nuovo al terzo, riesce a perdere due manches una 6-0, l’altra 6-1. E veniamo all’americana: lei al primo turno riesce a perdere il set d’apertura per 6-0 contro la Govortsova, per poi riprendersi, approfittare del ritiro di Venus, dar l’impressione di poter regolare agevolmente la Radawanska finché dal 2-2 del secondo set sparisce dal campo e si vede rifilare un 6-2 6-0. Ora, la Kvitova ci ha ormai abituati a tutto, ma Sloane cos’ha? Il morbo che di cui soffrono Stosur e Kvitova si è forse impossessato pure della nuova promessa a stelle e strisce?

VENUS WILLIAMS & KIMIKO DATE: 8. Un voto di riconoscenza. Che sia stata Venus a vincere 7-6 3-6 6-4 non è che importi così tanto. Quello che conta è che Kimijo va per i 43 anni e Venus per i 33 (con noti problemi di salute) e sono rimaste in campo per 2 ore e 32 minuti dandosi battaglia come fossero due ragazzine emergenti. Certo, qualcuno dirà che nessuno le costringe a continuare a a giocare. Ma intanto loro sono ancora qui, a sudare su un campo da tennis, a fornire un esempio.


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