SHARAPOVA, LA FINE È VICINA?

La sconfitta contro la Kontaveit a Toronto apre ad un'analisi importante per il futuro di Maria Sharapova.

TENNIS – Nonostante abbia trascorso gli ultimi anni della sua carriera più a contatto con i test antidoping e le sale operatorie rispetto ai campi da gioco, Maria Sharapova è stata sempre annoverata tra le mine vaganti dei tornei in cui rientrava o ai quali semplicemente prendeva parte. Nella seconda metà del 2019, forse, è arrivato il momento di toglierle questa etichetta.

È ancora presto per destituire definitivamente la zarina del tennis mondiale, che in bacheca vanta il Career Grand Slam tra il 2004 e il 2012. Gli ultimi risultati, però, lasciano intendere la lontananza ormai siderale da quei fasti che l’hanno vista trionfare nei major. La sconfitta al primo turno di Toronto è arrivata contro un’avversaria non comodissima, Anett Kontaveit, che l’ha messa ko 4-6 6-3 6-4. Certamente non ci è arrivata nelle condizioni migliori, ma le aspettative nei suoi confronti sono sempre altissime ed è l’unica, in questi termini, ad avvicinarsi all’hype tecnico e psico-fisico che contraddistingue Serena Williams.

Per la Sharapova, a 32 anni, potrebbe essere arrivato il momento di concentrarsi più sulla sua condizione in campo che sugli obiettivi da raggiungere agli occhi degli spettatori. Il gap con giocatrici di medio livello, in grado di disputare un buon Premier ma sicuramente non di vincerlo, comincia a farsi piuttosto marcato e per una giocatrice del suo calibro potrebbe essere demotivante.

La stessa Masha aveva espresso chiaramente il suo pensiero a riguardo: “Tutti dobbiamo renderci conto che non siamo immortali”. Una frase che lascia intendere anche il suo scoramento, quando ha cominciato a passare dalle battaglie epiche contro Simona Halep o le Williams “in their prime” ad un parziale di 0-5 contro Pauline Parmentier, con tutto il rispetto per la francese. Toronto ne è l’ulteriore conferma, in un punto cruciale della stagione e della sua carriera.

Il finale del 2019 potrebbe darle indicazioni preziose in vista del prossimo anno, con la preparazione atletica che dovrà essere improntata al recupero della miglior condizione psico-fisica e alla massimizzazione del risultato attualmente possibile. Un algoritmo, quello che dovrà studiare la Sharapova, che da una parte potrebbe restituirgli soddisfazione, ma dall’altra potrebbe fornirle la prova definitiva del suo tramonto. Fino a prova contraria sul campo, ovviamente.


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