SI PUO’ FARE DI PIU’

Intervista all'altoatesino Andreas Seppi, che ha analizzato la propria stagione, spiegando i motivi dei frequenti alti e bassi e parlando della decisione che l'ha visto "saltare" gli impegni di Davis
venerdì, 3 Dicembre 2010

In occasione del Camozzi Doubles Masters, prestigioso torneo di tennis in carrozzina riservato alle migliori otto coppie del mondo che ha avuto luogo la scorsa settimana all’Accademia Tennis Vavassori di Palazzolo sull’Oglio (Brescia), abbiamo intervistato l’azzurro Andreas Seppi, esibitosi con Fabio Fognini nel corso della manifestazione internazionale di Wheelchair . L’altoatesino ha analizzato la propria stagione, spiegando i motivi dei frequenti alti e bassi avuti nel corso dell’anno, parlando anche della decisione che l’ha visto “saltare” gli impegni di Coppa Davis, e delle prospettive per il suo 2011, con un chiaro obiettivo in testa.

Un giudizio al 2010? Hai rispettato i tuoi obiettivi?
Logicamente a livello di ranking no, in quanto mi aspettavo di chiudere la stagione più avanti in classifica, e invece sono nella stessa zona in cui ho concluso il 2009. Purtroppo per i primi sei mesi dell’anno non ho ottenuto i risultati sperati, in quanto pur giocando comunque un buon tennis ho perso alcuni match brutti e altri che potevo anche portare a casa. La seconda parte dell’anno è andata sicuramente meglio, con un mese ottimo subito dopo il torneo di Wimbledon , e dei buoni match anche in Asia. Purtroppo il fisico non mi ha assistito nell’ultima frazione della stagione e non sono riuscito ad ottenere risultati nei tornei indoor; però complessivamente, visto come l’ho conclusa, sono abbastanza soddisfatto della stagione, anche se, come detto, a livello di classifica non è andata al meglio.

Fino a Bastad non hai mai raggiunto i quarti di finale in un torneo. Cosa ti è mancato in tutto questo periodo?
Tennisticamente mi sentivo più forte rispetto agli anni precedenti, ma purtroppo la carenza di risultati mi ha fatto perdere un po’ di morale e anche di motivazioni, mi sono lasciato andare e anche in allenamento, ad esempio, non riuscivo più a dare il massimo. Poi ho preso un breve periodo “off” per ricaricare le batterie e riflettere, riuscendo a riprendermi. In sostanza non mi è mancato il tennis, ma le motivazioni.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, c’è stato l’ottimo mese che tu stesso hai citato prima. Quattro tornei consecutivi con grandi risultati. Cosa è scattato in te?
Credo siano stati i frutti di quei giorni di pausa che mi sono preso. Ho parlato a lungo con il mio coach e con lo staff, e Massimo (Sartori, ndr) mi ha aiutato molto, spiegandomi che dopo 10 anni che uno gioca questi periodi in cui la voglia viene un po’ meno possono capitare. Ho cercato di guardare dentro di me e migliorare i miei sbagli, e le conseguenze sono state ottime. Come hai detto tu tutto è girato a Bastad. Ho perso ai quarti con Soderling 7-6 al terzo e poi ho infilato due semifinali consecutive (Amburgo e Umago) e ho vinto alla grande il challenger di Kitzbuhel.

Non è difficile quindi auspicare che il miglior match della tua stagione sia stato in questi quattro tornei. Quale secondo te?
Direi quello con Bellucci nei quarti ad Amburgo. Ho vinto 7-6 5-7 7-5 una battaglia di oltre tre ore nella quale sono passato dall’avere match-point già nel secondo set, ad arrivare a un passo dalla sconfitta. Oltre ad aver giocato un buon tennis quel match è il migliore anche perchè mi ha regalato il traguardo più importante dell’anno, ossia la semifinale in un “500”. L’analisi di quel match.

Nel finale di stagione invece, come nei primi mesi, i risultati sono un po’ venuti a mancare. Cosa non ha funzionato?
Ho commesso un errore io: dopo Shanghai – dove ho perso agli ottavi con Federer – ho sbagliato ad andare subito a Stoccolma. Mi sarei voluto cancellare ma ormai era troppo tardi e per non pagare la multa sono andato lo stesso. Sono rientrato sabato dalla Cina e domenica ero in Svezia. Purtroppo ho giocato “scarico” fisicamente e si è visto, e da li in poi ho continuato a trascinare questo problema, generato dai troppi viaggi. Invece dopo la trasferta asiatica mi sarei dovuto fermare una settimana per riposare e riprendermi mentalmente, per poi giocare al massimo gli ultimi tre tornei. L’unico match ben giocato nella stagione indoor è stato quello di Valencia con Wawrinka, perso 7-6 7-5. In quell’occasione avrei anche potuto vincere, mentre gli altri incontri li ho giocati un po’ al di sotto del mio livello.

Quest’anno hai deciso di non giocare la Coppa Davis. A fine stagione, visti i risultati ottenuti, come giudichi la tua scelta?
La Davis è una cosa a parte, i risultati non c’entrano. E’ una decisione che ho preso all’inizio dell’anno, non sapendo quindi come sarebbe potuta andare la stagione. E’ ciò che mi sono sentito di fare, senza lasciarmi condizionare da nessuno, e quindi penso sia stata una scelta importante e giusta per me stesso.

Veniamo alla preparazione invernale: come la affronterai? Su cosa ti concentrerai maggiormente?
Ho iniziato da una settimana, e in totale credo ne farò 4-5, fino alla fine di dicembre. Inizialmente la sto svolgendo a Caldaro, a casa mia, in quanto mi sto dedicando solo alla parte fisica, mentre successivamente dovrei andare una settimana a Montecarlo per curare l’aspetto puramente tennistico. A livello fisico lavorerò per cercare di essere più continuo nel corso dell’anno e ridurre gli alti e bassi; mentre a livello di gioco penso che a 26 anni ormai il mio tennis sia questo. Chiaramente si possono sempre migliorare le piccole cose, ma il gioco è abbastanza definito, e l’importante è stare bene fisicamente per cercare di esprimerlo al meglio.

Ti sei posto degli obiettivi per il prossimo anno?
L’obiettivo principale e quello di poter tornare nella zona del mio best ranking (27), per poi cercare di migliorarlo, o mantenere quel livello di classifica. La programmazione sarà la stessa dello scorso anno almeno sino al Master 1000 di Montecarlo, e i miei primi tornei saranno Doha, Sidney e gli Australian Open di Melbourne.


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