ESTHER VERGEER, LA CAMPIONESSA DEL TENNIS IN CARROZZINA

Dopo aver battuto ogni tipo di record, l’atleta olandese lascia l’attività agonistica ma resterà fortemente attiva nel mondo dello sport paraolimpico, come un esempio da imitare.
martedì, 12 Febbraio 2013

A 31 anni di età ha deciso che non le è rimasto più niente da vincere. In effetti può sembrare normale se conti in bacheca quattro medaglie d’oro alle para olimpiadi, 148 titoli individuali e 136 di doppio, registrando un incredibile bilancio di 700 vittorie e sole 25 sconfitte in carriera, fra cui anche 21 titoli dello slam. Fra le tenniste donne solo Margaret Court con 24 e Steffi Graff con 22 hanno fatto meglio. Ma il record ancora più strabiliante sono le 500 vittorie consecutive, con un’imbattibilità che durava dal 2003.  Davanti solamente il giocatore di squash pakistano Jahangir Khan, con una striscia di 555 successi, ottenuti dal 1981 al 1986. Così Esther Vergeer, campionessa di tennis in carrozzina, ha detto basta all’attività agonista, ma il suo impegno per lo sport non si fermerà certamente qui. Già da tempo, infatti, è ambasciatrice del Comitato Olimpico Internazionale e della Fondazione Laureus. Da alcuni anni ha anche formato una fondazione che porta il suo nome, con l’obiettivo di promuovere lo sport nel mondo. Ieri è stato presentato nella sede dell’ATP di Rotterdam il suo libro “La forza e la debolezza” e alcuni illustri personaggi del mondo sportivo hanno speso elogi sul suo conto. ”Persone come la Vergeer sono di esempio per tutti noi”, ha detto l’ex calciatore Johan Cruyff.  Esther ha perso l’uso delle gambe quando aveva otto anni, in seguito all’operazione chirurgica a un vaso sanguigno della spina dorsale. “ All’inizio non realizzai che sarei rimasta paralizzata per il resto della mia vita. Era sicuramente più facile quando potevo camminare, correre e giocare a scuola come tutti gli altri bambini. All’inizio è stata dura, ma lo sport e le tante persone che mi sono state vicine mi hanno fatto capire che la vita non sarebbe finita lì. Adesso posso fare tutto quello che può fare una ragazza di trent’anni e non mi sento una disabile”. Anche Roger Federer ha speso belle parole per la Vergeer: “Lei è una fantastica atleta con un’incredibile personalità, ha raggiunto i risultati più incredibili nel nostro sport”. In effetti nessun tennista, sia nel circuito Atp che in quello Wta, può vantare di essere stato/a al vertice della classifica per 14 anni consecutivi. Esther racconta così quello che ha provato per rutti questi anni: ” Mi soni quasi dimenticata che vuol dire perdere una partita. Prima di ogni torneo tutti dicevano che avrei vinto, così tutte le volte. Dopo un po’ senti la pressione addosso e hai paura di deludere qualcuno. Ma in tutti questi anni ho concesso solo un match point, è successo nella finale delle olimpiadi di Pechino nel 2008. In quel momento mi domandavo, cosa diranno i miei parenti? Come festeggerà l’avversaria? E io incomincerò a piangere?  Ma ho dovuto dire a me stessa di rimanere concentrata e ho annullato il match point, riuscendo a vincere anche quella partita”. Una forza mentale veramente incredibile quella dell’atleta olandese.

Esther Vergeer è una grandissima ambasciatrice, non solo per il tennis in carrozzina, ma anche per tutti gli sport per disabili. Lei è stata da esempio per moltissime persone. L’intero mondo del tennis le sarà sempre grato per la sua forza d’animo e la sua professionalità “, ha commentato il presidente ITF Francesco Ricci Bitti. La 31enne è anche apparse anni fa sulla copertina di ESPN Magazine’s “Body Issue”, completamente svestita sulla sua sedia a rotelle, cosa che al tempo aveva fatto molto clamore. ”Quando mi hanno fatto la proposta sono rimasta scioccata. Ho subito chiesto a diverse persone se era una buona idea, ricevendo commenti sia positivi che negativi. Ma alla fine ho parlato con il mio ragazzo che mi ha incoraggiata dicendo che ne sarei andata fiera. E così è stato”. Speriamo che la sua esperienza sia per i disabili di tutto il  mondo una spinta a praticare sport, e per chiunque un esempio a non mollare mai.


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