SIMONA HALEP: LA FORZA DELLA SEMPLICITA’

Simona Halep compie 24 anni. E' la rumena con la miglior classifica di sempre. Al suo fianco, da manager, Virginia Ruzici, vincitrice al Roland Garros 1978, che vuole vederla vincere uno Slam.
domenica, 27 Settembre 2015

TENNIS – C’è coraggio e passione, semplicità e lavoro. C’è la convinzione di chi conosce la sua strada e la pervicacia di chi riesce a non perdersi nonostante deviazioni e ripartenze. Cè tutta la sua storia nelle ultime due stagioni di Simona Halep, che oggi compie 24 anni.

Il tennis non fa parte della sua vita. Il tennis è la sua vita, a Costanza. Non viene da una famiglia di sportivi, papà Stere gestiva una fattoria che produceva latte e formaggio e con i proventi ha aperto un caseificio. È il fratello Nicolae, di sei anni più grande, il primo tennista. E Simona, a quattro anni, comincia solo per imitarlo, anche se la racchetta è più grande di lei. Leggenda vuole che per anni non si siano viste gonne nel suo guardaroba. Ma di tute e scarpette, quelle sì, a decine.

Ha giocato anche a pallamano, ma ha lasciato perché sollecitava troppo le sue ginocchia. Meglio il tennis, per cui ha sacrificato un paio di misure. Meglio giocarlo che parlarne, poi. “Quando devo andare in TV o rilasciare interviste, mi stanco sempre un po’ perché il tennis non aspetta”. Negli ultimi due anni ha riportato la Romania al centro della geografia globale di questo sport, dove non era più stata dagli anni Settanta. “Ho visto su Youtube qualche video di Ilie Nastase” confessava l’anno scorso una Simona che si è presa l’appuntamento con la storia ma a quella storia non riserva poi così tanta attenzione. Troppo piccola anche per ricordare Irina Spirlea, semifinalista allo Us Open del 1997, è diventata la rumena con la miglior classifica di sempre.

Ha superato anche Virginia Ruzici, che ha vinto il Roland Garros del 1978 ed è ora la sua manager. Virginia non è mai arrivata a giocarsela con le più forti anche perché timida e insicura, frenata dal blocco comunista che ha guidato la Romania fino al crollo di Ceausescu. “Giocare a tennis mi offre le stesse emozioni che prova un musicista quando compone o un pittore quando dipinge” spiegava. “La bellezza del gesto mi appaga anche più della vittoria”. Ma la sua eredità non si ferma a quel titolo parigino. Durante una delle sue finali vinte, infatti, davanti alla tv c’è uno spettatore particolarmente interessato, Richard Williams. E quando Bud Collins, che commenta la partita, sottolinea che quei quattro giorni di torneo le hanno fruttato 40 mila dollari, si fa ancora più interessato. E decide che Serena e Venus sarebbero diventate campionesse di tennis.

“Dopo il ritiro, ho lavorato cinque anni negli uffici di Parigi della IMG – raccontava Ruzici – ho seguito Seles, Sanchez, Pierce, Kournikova. Quando ho visto Simona, ho subito capito il suo potenziale. Non aveva nessuno che si occupasse di lei, così mi sono proposta”. Semplice.

Halep ha quello che Ruzici forse non aveva, ha la convinzione per giocarsela con tutte, ma nonostante l’esplosione conserva quel principio di insicurezza in fondo all’anima che le ha impedito ancora di vincere uno Slam.

Ma non di infilare sei tornei al primo colpo nel 2013: Norimberga, ‘s-Hertogenbosch, Budapest, New Haven, Mosca e Sofia. Un Blitzkrieg come non se ne vedevano dal 1984, quando Steffi Graf arrivò a vincerne otto. A suo dire, la svolta è mentale. “Semplicemente, mi sono rilassata. Ho sempre giocato un buon tennis, ma non prendevo molti rischi. Adesso sono diventata più coraggiosa”.

Di coraggio, ne ha di certo. Dopo quello straordinario 2013 cambia allenatore e sceglie Wim Fissette, perché vuole migliorare ancora di più. Finisce per giocarsi la sua prima finale Slam, al Roland Garros come Ruzici, e quella del Masters, dopo aver steso Serena Williams nel round robin. Una stagione che la porta dove in classifica nessuna rumena era mai stata, una stagione segnata da una capacità di lettura tattica delle partite senza precedenti nella sua storia e da una crescita caratteriale che virano verso la stabilità. Perché la geometria ha bisogno di costanti, non di variabili, e le emozioni che la tradivano in passato diventano curve nella memoria di una giocatrice più controllata, anche nei momenti negativi.

È la giocatrice più cliccata nel 2014 sul sito della WTA, ma non si accontenta. Cambia coach di nuovo, e più volte quest’anno: Ionita, Dobre, Cahill come consulente. È una stagione emotivamente particolare, questa, per Simona. Una stagione che ha un prima e un dopo. Il sipario sul primo tempo si chiude alla vigilia di Indian Wells. Il cugino, il 29enne Nicia Arghir, si impicca nel corridoio di casa, a Costanza. Non lascia lettere o messaggi, ma le agenzie di stampa romene parlano di problemi di gioco d’azzardo e di forti debiti.

Simona sembra vicina a ritirarsi il torneo, ma lo gioca e vince, anche se non deve sconfiggere alcuna top 10 e può beneficiare del walk-over di Serena Williams. Per Jana Novotna, “sarà sempre una buona giocatrice, solida e continua, potrebbe addirittura vincere uno slam, ma rimarrà comunque una di quelle giocatrici che, non lo dico con cattiveria, nessuno ricorderà. Una grande combattente ma lei non è ‘wow’”.

Da quel momento, però, qualcosa cambia. Non torna più in finale fino ad agosto, quando si ritira contro Belinda Bencic a Toronto. E non vince più un torneo, perderà anche a Cincinnati da Serena. C’è tutta la sua storia in questi mesi. C’è il miglioramento tecnico, la capacità di imparare dagli errori e dalle sconfitte, di esprimersi ad altissimo livello su tutte le superfici. C’è la responsabilità di essere l’icona dello sport rumeno, su cui anche Adidas ha investito molto dopo il suo periodo in Lacoste. Ma c’è anche la mancanza di killer instinct nei momenti cruciali. C’è coraggio e passione. C’è semplicità e lavoro. E un obiettivo ben chiaro: smentire Jana Novotna e vincere uno Slam.


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