SLOANE CI RIPROVA, SARÀ VERA GLORIA?

Il cambio di allenatore all'inizio dell'anno e tre titoli in meno di quattro mesi. Il 2016 sembra poter essere l'anno della rinascita per Sloane Stephens, talento indiscusso un po' dimenticata ad altissimo livello
martedì, 12 Aprile 2016

Quando i grandi occhi neri di Sloane Stephens si spalancano sul mondo che si para loro davanti in tutta la sua grandezza e complessità, non possono fare a meno di trasmettere un’espressione di innato e incontrollato stupore, di smisurata sorpresa, come se ogni fotogramma percepito, fosse una gemma rara da ammirare gelosamente per la prima volta nella vita. Domenica un grande sorriso, reso bianchissimo dal contrasto cromatico con la pelle, ha fatto compagnia alla solita espressione della ex bambina prodigio del tennis americano, davanti alla nuova Volvo fiammante, offerta dallo sponsor alla vincitrice del torneo di Charleston, l’unico evento su terra verde rimasto nel calendario Wta e più in generale nel mondo del tennis di altissimo livello.

Quello ottenuto in Carolina del Sud è il terzo titolo di una stagione fino a questo momento esaltante, per quella che fino a qualche anno fa era considerata l’indiscussa candidata numero uno a diventare l’erede, per quel che riguarda il movimento a stelle e strisce, di Venus e Serena Williams. Un orrendo 2015 però, aveva di molto ridimensionato la Stephens, facendola scivolare oltre la posizione numero 30 del mondo, dopo che aveva iniziato l’anno appena fuori dalla top ten, sulle ali di un 2014 eccellente. Ora le cose sembrano essere tornate a posto, in questi primi quattro mesi scarsi di stagione, la 23enne americana ha messo insieme tre titoli (Auckland e Acapulco, prima di Charleston), quadruplicando il suo bottino in carriera, che fino alla scorsa stagione, era composto soltanto dal solo titolo conquistato a Washington, poco meno di un anno fa.

Ma cosa è cambiato, rispetto a pochi mesi orsono? Da gennaio, nell’angolo di Sloane siede Kamau Murray, un allenatore  nuovo ad altissimo livello, chiamato a prendere il posto di nomi molto noti, come Paul Annacone (ex coach di Federer), Nick Saviano (mentore di Eugenie Bouchard) e Thomas Hogstedt, per anni allenatore di Maria Sharapova. Poco o nulla si sa dell’uomo che sta riportando la Stephnes ai livelli che indubbiamente le competono, ma solo poche dichiarazioni, rilasciate tempo fa al Chicago Mag, bastano però per comprendere quale sia la sua mentalità di approccio allo sport. “Puoi essere una persona meravigliosa e fare cose fantastiche, ma il nostro paese è strutturato in modo tale che se non vinci, a nessuno importa di te”.

L’aspetto maggiormente migliorato nel tennis della Stephens sembrerebbe essere quello mentale. Sloane infatti era ormai diventata famosa per essere una giocatrice dotata di grandissimo talento che però si scioglieva nei momenti più caldi degli incontri, finendo per lasciare sul campo, partite che sembravano ormai portate già a casa, per colpa di un atteggiamento troppo remissivo nel momento in cui l’incontro richiedeva più cattiveria. Nell’ultimo periodo, a dispetto dei persistenti e forse inevitabili alti e bassi, che per lo stile di gioco e l’esuberanza fisica dell’americana potrebbero anche andare a contraddistinguere l’intera sua carriera, sono arrivate numerose prove di una maturità mentale senza dubbio accresciuta. Su tutti, il dato riguardante le finali, con quattro vittorie, nelle ultime quattro partite che mettevano in palio un titolo raggiunte.

L’anno scorso, dopo la sconfitta al primo turno dello Us Open, la Stephens affermava di potersi già considerare soddisfatta, per il best ranking di numero 11 del mondo raggiunto in carriera, ma di essere pronta a lavorare duramente per migliorare quella posizione e soprattutto per arricchire la propria bacheca, con titoli all’altezza di quelle che erano le aspettative che ruotavano intorno a lei durante la carriera giovanile e nei primi anni di quella professionistica. Ora inizia la stagione europea, in un continente nel quale la Stephens non ha mai vinto titoli, ne ottenuto risultati clamorosi. Però la forma, la sicurezza e il gioco mostrato in questi primi quattro mesi, candidano la 23enne statunitense ad un ruolo da protagonista, per essere una delle cosiddette “sleeper”, anche in vista del prossimo grande torneo in programma, a Parigi, tra poco meno di due mesi. E chissà che in una domenica di giugno, quei grandi occhi neri, non possano rimanere di nuovo sorpresi di fronte a qualcosa di molto più grande e di molto più prezioso di una semplice macchina.          


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