SPERANZE AUSTRALIANE ALL’ALBA DEGLI AO 2015

TENNIS – La nuova edizione degli Australian Open è alle porte e tanti sono i protagonisti provenienti da ogni parte del mondo dai quali si attendono grandi imprese. Ma gli australiani? Proviamo ad analizzare la storia del torneo vista dalla parte dei padroni di casa e le loro ambizioni di vittoria per il presente e l'immediato futuro.
domenica, 18 Gennaio 2015

Tennis. C’è grande attesa, come di consueto, per l’inizio degli Australian Open 2015. Questo torneo, dei quattro Slam, è certamente il meno prestigioso per motivi storici e logistici ma, di certo, la sua collocazione cronologica lo rende quantomai fortunato perché è il primo grande evento della stagione e giunge dopo due mesi di digiuno tennistico per cui, fra gli appassionati, c’è grande voglia di match e competizione. A questo si aggiunga che ormai il campo dei partecipanti è veramente completo; con la globalizzazione, infatti, l’Australia è diventata più “vicina” e da molti anni quindi non si registrano più quelle defezioni che, fino a trenta anni fa circa facevano venir meno molti nomi di campioni anche importanti. Si può ben dire, al contrario, che oggi tutti i giocatori, nessuno escluso, sono addirittura attratti più dall’Australia che dal vecchio continente e dallo stesso nord America, per via dello splendido mare, della natura e del clima favorevole.

Tutto questo ha fatto ovviamente un gran bene al torneo in quanto business, un po’ meno bene ai tennisti australiani che, da autentici dominatori sono diventati sempre meno protagonisti, fino a sparire del tutto dalle fasi finali. A livello statistico chi sta peggio è il settore femminile che non vede una finalista aussie dal lontano 1980, quando Wendy Turnbull perse all’atto conclusivo contro Hana Mandlikova e non vincono dal 1978 quando la non certo indimenticabile Chris O’Neal si aggiudicò un’edizione veramente dimessa. Negli anni sessanta e settanta, però, c’era stato il regno delle ultime due grandi campionesse di casa Margaret Smith Court (11 vittorie!) ed Evonne Goolagong (4 vittorie), due che, è bene sottolinearlo, sia pure favorite dal fattore campo, si sono fatte rispettare a livello globale vincendo tornei ovunque e contro le migliori.

A livello maschile la situazione è leggermente migliore perché anche se l’abbondanza di campioni del passato è venuta meno man mano che il tennis si espandeva a paesi che prima ne erano esclusi, ci sono stati alcuni talenti assoluti che sono riusciti a mantener viva la rappresentanza australiana ad alti livelli. Parliamo di quattro autentici fuoriclasse che hanno vinto o giocato finali Slam ancora in tempi “moderni” (anni ottanta, novanta e duemila). Sono certamente giocatori ancor vivi nella memoria recente Lleyton Hewitt, Mark Philippoussis, Pat Rafter e Pat Cash; ebbene, insieme, hanno totalizzato cinque vittorie Slam, tutte tra Wimbledon e Flushing Meadows, a dimostrazione che, per i tennisti di casa, la difficoltà a vincere il proprio torneo va al di là dell’ovvia considerazione dell’aumentata concorrenza. Solo Hewitt (nel 2005) e Cash (1987 e 1988) sono riusciti ad arrivare in finale ma l’enorme pressione dovuta al tifo e alle aspettative del pubblico ha reso l’impresa ancora più ardua e non sono riusciti ad esprimersi come avevano fatto agevolmente a Londra e a New York.

Anche in questo caso quindi, per ritrovare la bandiera aussie vicino al nome del vincitore bisogna risalire al 1976 con un personaggio anonimo come Mark Edmondson, figlio di un periodo di estrema crisi del torneo stesso. In precedenza, però, l’albo d’oro aveva iscritto a più riprese i nomi di illustri personaggi come John Newcombe, Ken Rosewall, Rod Laver, Roy Emerson solo per citarne alcuni, più recenti in ordine di tempo. Per loro vale la stessa considerazione fatta per le donne: campioni di valore assoluto e provato da vittorie in tutto il mondo, che in patria hanno avuto un percorso leggermente più agevole.

Al momento attuale la situazione del tennis australiano è certamente difficile, ma non priva di prospettive interessanti. Partiamo ancora dal settore femminile: le speranze più concrete sono tutte legate a Samantha Stosur, ex top ten oggi n. 20 al mondo. Tutti sappiamo di cosa sia stata capace nella sua carriera, e la ricordiamo vincitrice Slam a New York 2011, dominando letteralmente una Serena Williams sull’orlo di una crisi di nervi, oltre a molte altre vittorie di valore assoluto. Purtroppo sappiamo anche che i suoi picchi di rendimento sono assai rari e seguiti da lunghe amnesie soprattutto mentali e in casa, come una maledizione ricorrente, ha sempre giocato peggio che altrove. Difficile quindi immaginare un suo exploit vincente a Melbourne anche se, come detto, il potenziale non le mancherebbe. Il resto della truppa è certamente di valore inferiore e conta su alcune giovani interessanti, alcune acquisite come Ajla Tomljanovic, ex croata, ancora tutte da verificare. Misterioso poi il caso di Ashleigh Barty, non ancora ventenne, molto talentuosa e già vincitrice di Wimbledon juniores oltre che finalista di tre prove Slam pro in doppio. Recentemente ha annunciato un momentaneo ritiro dal tennis senza indicare una data di rientro, facendo pensare a qualche problema serio.

Diversa la situazione del settore maschile. Il giocatore più carismatico e titolato è ancora Lleyton Hewitt; ma dal vecchio leone, se non per qualche exploit da quel grande lottatore che è, non sembra lecito aspettarsi di più. A differenza che nel settore femminile, però, qualcosa si muove tra i giovani: il futuro prossimo del tennis maschile australiano sembra interessante. La figura di riferimento è quella del non ancora ventenne Nick Kyrgios, che si presenta con lo scalpo di Nadal a Wimbledon ma soprattutto con tanta classe e personalità. Purtroppo per lui e per i suoi numerosi tifosi non è al meglio della condizione per un problema al ginocchio sinistro che ne sta condizionando l’inizio di stagione, inoltre, forse, sembra ancora prematuro immaginarlo protagonista a livello di vertice, almeno finché non calano un po’ quei quattro intoccabili. Nessun obiettivo sarebbe precluso ancora al ventiduenne Bernard Tomic, che troppe vicissitudini extra tennistiche ha dovuto subire e che ne hanno limitato il rendimento; se metterà la testa a posto e farà una vita da atleta normale potrà regalare all’Australia parecchie soddisfazioni. Poi ci sono i giovani interessanti, in primis Thanasi Kokkinakis, che in un ambiente ricco di tradizione e di passione hanno le migliori condizioni per crescere.

 

 


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