SINDROME DA VITTORIA

Non è la classica ciliegina sulla torta: conquistare un titolo in un torneo è un’ottima argomentazione per definire completamente positiva una stagione. Non tutti chiaramente ci riescono, ma solo per alcuni questo sembra diventare un fatto personale..
martedì, 6 Dicembre 2011

Se dovessimo usare quattro parole per descrivere la stagione dei giocatori che a breve vi presenteremo, utilizzeremo una locuzione piuttosto abusata: bene, ma non benissimo. Questo piccolo “neo” dipende da un unico fattore, poiché, essendo il tennis uno sport ad eliminazione diretta, si possono accumulare buoni risultati a profusione, ma se manca almeno un successo finale, il giudizio positivo conserva comunque un alone di negatività.

Andreas Beck. Il tennista di Stoccarda, 25 anni compiuti il 5 febbraio scorso, è il primo personaggio su cui ci vogliamo soffermare. Il quarto di finale a MonteCarlo e la finale a Gstaad, ottenuti nella primavera-estate del 2009, appaiono come uno sbiadito ricordo se paragonati all’attuale dimensione in cui Andreas si trova a lottare: il mondo challenger. Proprio grazie a questa grande, e sicuramente proficua, attività, Beck era uno degli otto eletti che 15 giorni orsono sono stati invitati alla kermesse di fine anno del circuito secondario dell’ATP – il Master Challenger di Sao Paulo – dove il ragazzotto teutonico ha dato ampia dimostrazione di quella che è stata la sua condanna negli ultimi 12 mesi. Dopo aver spadroneggiato in lungo e in largo nel round robin, mettendo k.o. anche quel Bellucci che lo sconfisse nella finale svizzera di cui sopra, Andreas si è come bloccato al cospetto del connazionale Stebe, collezionando, così, la settima sconfitta in semifinale dell’anno. Se a queste aggiungiamo 4 finali, appare chiaro quale è attualmente il limite che attanaglia il tedesco: una scarso killer-istinct nei momenti che contano. A rivedere la sua stagione pare che questa tesi abbia ampio supporto. Le quattro finali, tutte ottenute a livello challenger, sono state perse quando, nella maggior parte dei casi, rivestiva il ruolo di favorito. Lo era di sicuro nel febbraio scorso a Kazan, dove si è lasciato sorprendere dalla furia inespressa del rumeno Marius Copil, lo era, data la superficie, contro Daniel Brands a Oberstaufen e non poteva che esserlo contro l’emergente Pablo Carreno-Busta a Como: l’unica sconfitta senza recriminazioni gli era stata inferta da Dmitry Tursunov a Bath, a marzo. E già questo basterebbe a testimoniare la cattiva “moda” di Beck, ma faremmo un torto a non citare le sconfitte subite per mano di Thomas Schoorel nella semifinale del RAI Open di Roma, di Rajeev Ram ad Eckental ed appunto quella contro Stebe al Master di Sao Paulo, in cui Andreas non è stato in grado di sfruttare un ampio vantaggio. A conti fatti, in 11 occasioni il tedesco si è classificato tra i primi 4 in una kermesse, e mai ha portato a casa nemmeno un titolo. D’accordo, è stato sicuramente positivo il ritorno nella top-100 ATP, ma serve qualcosa di più per tornare ad essere quello che era.

Alexandre Folie. In Belgio, si sa, il tennis maschile è, e con ogni probabilità, continuerà ad essere, una propaggine di quello femminile. Alexandre Folie, 21enne di secondaria importanza, potrebbe in un certo qual senso interpretare bene il ruolo di soggetto confinato a seconda scelta. Come Beck, anche per lui questa stagione si può dire soddisfacente, stando almeno ai movimenti di classifica, dove di recente ha raggiunto una posizione tra i migliori 350 giocatori del globo. Non male, vista l’età ancora giovane e la capacità di raggiungere le fasi “calde” delle manifestazioni – qui parliamo esclusivamente di circuito ITF – un po’ meno se analizziamo il suo comportamento una volta giunto agli sgoccioli dei tornei. E, purtroppo per lui, non si tratta nemmeno di un atteggiamento frutto dei tentennamenti di questo 2011. Dobbiamo tornare indietro di 2 anni, nell’autunno del 2009, per trovare per la prima volta il belga in una finale: lo scenario non esattamente di prim’ordine era quello di Nairobi, in Kenya, e Alexandre, nonostante le fatiche iniziali, riusciva a spuntarla sul non irresistibile Duncan Mugabe. Successo al primo tentativo per Folie, rimasto però l’unico a fronte di altre nove finali. Sì, avete letto bene, ben nove: quattro nel 2010 e cinque nel 2011, risultato che, per la stagione in corso, lo porta ad essere il giocatore ad aver accumulato il maggior numero di atti conclusivi senza alzare alcun trofeo. Senza dimenticare che, dopo Andreas Beck, Alexandre è il tennista, senza vittorie, ad aver colto più semifinali (6). Se vuole crescere ancora, Folie necessita assolutamente di scomparire da questa tipologia di graduatorie.

Stephanie Foretz Gacon. La classica giocatrice “border”: ogni anno chiude o appena dentro o appena fuori (più spesso) la top-100 WTA e se consideriamo che le primavere sono ormai 30, non c’è da storcere il naso davanti ad un risultato di questo genere. Ciò che invece ci lascia perplessi è il filotto di sconfitte consecutive che la Foretz – da quest’anno sposata al suo allenatore Benoit Gacon – ha infilato da 5 anni a questa parte, dopo la vittoria a St. Raphael del 2006: ben 11. Cinque (Quanzhou, Hammond, Dothan, Torun e Contexeville) sono state quelle conseguite solo quest’anno, a riprova di un certo disagio nel giocare determinate partite. D’altro canto, essendo tutte queste sconfitte pervenute a livello ITF, dove Stephanie riveste spesso e volentieri il ruolo di testa di serie, fa specie che nell’ultimo lustro, anche con accoppiamenti evidentemente favorevoli, la transalpina non sia mai riuscita a invertire questa tendenza divenuta alquanto spiacevole.

Zuzana Luknarova e Benedetta Davato. La slovacca Zuzana Luknarova, 20 anni compiuti il primo giorno della seconda parte dell’anno, è forse l’emblema di come una stagione possa essere difficilmente giudicabile. Sicuramente confortante la prima parte, dove sono arrivate ben 6 semifinali – la più prestigiosa delle quali ad inizio luglio nel torneo di Valhingen (25.000$), in Germania – e la finale nel 10.000$ di Tallin. Il problema è giunto proprio dalla settimana successiva al suo genetliaco, visto che da quel momento in poi per Zuzana sono arrivate sconfitte in serie, fino a 9 consecutive, che hanno ridimensionato le possibilità di una sua rapida scalata in classifica (ora è 261esima). Lo stesso ruolino di marcia è stato colto dalla nostra Benedetta Davato (1 finali e 6 semi), ma a differenza dalla slovacca, l’azzurra in carriera non è a secco di titoli, avendo vinto, sia nella stagione 2009 che in quella 2010, il titolo nel 10.000$ di St. Cugat. Purtroppo, quest’anno, complice anche l’innalzamento della manifestazione al rango di 25.000$, Davato è fuoriuscita al secondo turno, pur mantenendo vivo il suo feeling con la Spagna, visto che la finale è stata colta sempre nella penisola iberica (Madrid), mentre 5 delle 6 semi sono state di matrice italiana (Firenze, Torino, Gardone Val Trompia, Todi e San Remo).


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