STEFANO PESCOSOLIDO: IL MIO WIMBLEDON

TENNIS - Raggiunto in esclusiva da tennis.it, l'ex numero 42 del mondo parla del torneo di Wimbledon appena concluso, ma anche dei suoi ricordi ai Championships. Belle parole anche per Gianluigi Quinzi, definito "un predestinato" dal Pesco nazionale

Stefano Pescosolido, per tutti “Pesco”, ha rappresentato dal 1989 fino al suo ritiro, nel 2006, il tennis italiano, facendo parte anche della squadra azzurra di Coppa Davis dal ‘90 al ‘97. Numero 42 nel ranking mondiale, nel marzo del 1992, il tennista originario di Sora ha collezionato in carriera due titoli Atp nel singolare, Scottsdale e Tel Aviv, ed uno nel doppio agli Open di Tashkent. Rappresentante italiano anche alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, oggi l’ex giocatore insegna tennis ai giovani, ed a noi di tennis.it ha regalato un’intervista esclusiva in cui abbiamo spaziato dal suo Wimbledon a quello appena concluso, passando per i ricordi della sua bellissima carriera ed alle  proprie impressioni relative a quella appena iniziata di Gianluigi Quinzi.

Che Wimbledon è stato, per Stefano Pescosolido, quello appena concluso?

“Sicuramente è stato il torneo delle sorprese. Le uscite di scena di Federer e Nadal hanno fatto molto rumore. Comunque, come al solito, mi è piaciuto molto sia per quanto riguarda il tabellone maschile che quello femminile. Tra i gentleman, bella e meritata la vittoria di Andy Murray, importante per il tennis britannico a digiuno da troppo tempo. Tra le donne ha vinto la determinazione della Bartoli, partita comunque tra le favorite per il titolo.”

Detto di Federer e Nadal sorprese negative, chi ti ha impressionato in positivo ?

“Mi spiace per lo svizzero, in difficoltà soprattutto in match lunghi con 5 set da giocare. Per lo spagnolo, dopo l’infortunio, l’erba ha rappresentato un ostacolo impegnativo condizionando il risultato. Ma il Roland Garros ha dimostrato che per lui è lontano il tempo per un passaggio di testimone. Bello il cammino di Del Potro, uscito dopo aver disputato una semifinale ad altissimi livelli contro Djokovic. Bene anche il polacco Janowicz, che a breve entrerà nella top ten per restarci a lungo.”

Riavvolgiamo il nastro dei ricordi, restando in zona “All England”, e fermiamo il viaggio nel tempo all’estate 1992. Un ragazzo di 21 anni affronta il campione in carica Michael Stich nel match inaugurale, ti ricorda qualcosa ?

“Direi di si. Giocare la partita d’esordio del torneo sul Centre Court ancora immacolato è qualcosa di straordinario. Un’esperienza fantastica. Ripensando a quel match però, ogni volta, mi sale un po’ di rammarico. All’epoca non ero pronto per l’erba; in realtà non c’era una preparazione specifica, si andava e si improvvisava parecchio. Sembrava impossibile giocare da fondo campo… e invece. Magari con un diverso approccio al match sarebbe andata diversamente, non dico che avrei battuto Stich, ma che probabilmente avrei potuto fare qualcosa in più.”

Questa è una delle esperienze che cerchi di trasmettere ai giovani tennisti, nella tua attuale veste di responsabile tecnico dell’ Under 16 italiana ?

“Si, anche se non passo con loro tantissimo tempo, cerco di parlare con ognuno trasferendo quello che è stato il mio percorso. E’ molto stimolante ed i ragazzi sono ricettivi, mi piace quello che stiamo facendo e sono soddisfatto dei risultati finora ottenuti, non solo in campo.”

Tecnica, testa e fisico. Quanto contano in percentuale questi fattori in un giovane che vuole emergere nel tennis?

“Qualche anno fa la tecnica era dominante, ora le cose sono evidentemente cambiate. Puoi avere tanta qualità, ma senza la testa ed il fisico non vai troppo lontano.”

Gianluigi Quinzi, fresco campione juniores a Wimbledon, ha queste caratteristiche ?

“Lui è un predestinato! Ha grandi capacità tecniche ed è tra i migliori della sua età, ma può competere anche con i più grandi. Non mi ha sorpreso più di tanto la sua vittoria a Londra, visto che ultimamente arriva quasi sempre in fondo ai tornei a cui partecipa. Certo deve crescere ancora, migliorare il servizio, perfezionare il suo dritto e tatticamente deve sfruttare di più il fatto di essere mancino.”

Dove può arrivare?

“Spero in alto. Come detto, deve ancora crescere molto, ma ha un’ottima base da cui partire. E’ anche molto determinato e coraggioso: in campo non molla mai. Fuori poi mi sembra già un professionista, e questo a 17 anni è un vantaggio enorme, anche se bisogna stare attenti che con il passare del tempo non diventi un peso.”

Siamo alla fine dell’intervista e ti chiediamo un ultimo sforzo di memoria per rivivere insieme altri momenti indimenticabili della tua carriera.

“Beh, ce ne sono alcuni a cui sono più legato. Sicuramente il primo Atp vinto a Scottsdale nel febbraio del 1992 , ma anche la vittoria ottenuta ad Amburgo su John McEnroe sempre nel 1992. Poi, una delle emozioni più forti la provai agli Internazionali di Roma nel ‘94, quando superai Andrè Agassi. Per un romano partecipare a quel torneo ha un significato particolare, ma nulla nella carriera mi ha dato tanto, quanto giocare in Coppa Davis.”

Indimenticabile, aggiungiamo noi, il match di Davis nel ‘94 a Madrid contro Sergi Brughera, in cui il Pesco nazionale sfiorò l’impresa rimontando l’allora n.5 al mondo. Il secondo e terzo set vinti per 6-0 6-1 dal tennista di Sora fecero sognare l’Italia del tennis che, nonostante la sconfitta finale, ancora ringrazia Stefano Pescosolido per le emozioni sportive regalate in quell’occasione.


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