TANTI AUGURI, ADRIANO PANATTA

Compie 65 anni anni Adriano Panatta, uno dei giocatori più forti della storia del tennis italiano. Ha vinto il Roland Garros nel 1976, riuscendo nello stesso anno a trascinare l'Italia alla vittoria in Davis e a centrare la quarta posizione mondiale. Semplicemente un mostro sacro.
giovedì, 9 Luglio 2015

Tennis – Roma, 9 luglio 1950. Viene alla luce uno dei tennisti più amati della storia del tennis italiano, Adriano Panatta. Una carriera costellata da successi e da momenti bui, ma caratterizzata dalle vittorie al Roland Garros e in Coppa Davis nel 1976. Una vita incredibile, una vita nata dal nulla.

“Tutte le mattine Sandro
portava la minestra al suo papà
guardiano al tennis club
sempre quella stessa strada
in un’ora che da anni non cambiava
tutte le mattine Sandro
attraverso quella rete invidiava
i signori al tennis club
che giocavano in maglietta
anche lui vuole comprare una racchetta per sé
Sandro trasportando tutta la terra rossa
lavora sognando che un giorno lui potrà
battere la palla su quella terra rossa
battere la palla su quella terra là
con i suoi risparmi Sandro
ha comprato la racchetta ma di campi
lì vicino non ce n’è e lui spera nel futuro
mentre guarda la racchetta appesa al muro
Sandro trasportando tutta la terra rossa
lavora sognando che un giorno lui potrà
battere la palla su quella terra rossa”

Rino Gaetano, nel 1973, si ispira alla storia di Adriano Panatta per scrivere una canzone che verrà rilasciata solamente nel 2007. Una storia di una famiglia modesta, di un bambino come tanti altri che porta da mangiare al papà (guardiano al TC Parioli) giorno dopo giorno, anno dopo anno. Una storia ricca di sogni e speranze, ma allo stesso tempo di redenzione, perchè il seguito non c’è e questo rende ancora più suggestive le parole del cantautore calabrese. Un’infanzia come tante altre, poi la passione per il tennis. La prima racchetta arriva nel 1965, i risultati sono una conseguenza. Praticamente dal nulla, ai campionati assoluti di tennis del 1970, supera Nicola Pietrangeli in cinque set, balzando agli onori delle cronache immediatamente. Non è un fuoco di paglia, visto che riesce a bissare il lo stesso successo anche l’anno dopo, il fenomeno Panatta esplode definitivamente. Senza mezzi termini, senza interludi, si ritrova catapultato in un mondo completamente diverso da quello dove aveva vissuto fino ad allora. Anche se lui, anni dopo, confesserà “Ma quale star? Gli atleti di adesso sono circondati dalla security, sono blindati, non li vedi mai in giro. A me questo divismo dà proprio fastidio. Ai tempi nostri era tutto più umano”. Nel 1973 arriva il primo sigillo a livello ATP, al torneo di Bournemouth, poi Firenze nel 1974, Kitzhbuel e Stoccolma nel 1975. Anni in cui, tra alti e bassi, riesce a entrare anche tra i primi 15 giocatori del mondo, anche se il sogno vero  doveva ancora iniziare. Il 1976 passerà alla storia come uno degli anni più trionfali della storia del tennis italiano, quanto fatto da Adriano non verrà mai dimenticato da nessuno. Diventa Re del Foro Italico vincendo il titolo in maniera incredibile, dopo 11 match point annullati al primo turno e sconfiggendo John Newcombe in semifinale e Guillermo Vilas in finale. Fermarsi? Nemmeno per idea. Forte del titolo ottenuto sulla terra di casa, arriva al Roland Garros da vero e proprio outsider. “Preferisco il Roland Garros a Roma” Come dargli torto? Pavel Hutka, al primo turno, ha la possibilità di sconfiggere l’azzurro, ma sventato il pericolo inizia a crederci davvero. Riesce finalmente a sconfiggere Bjorn Borg (dopo la vittoria sulla stessa terra nel 1973) ai quarti di finale, prima di ottenere la prima finale Slam in carriera, che vincerà ai danni di Harold Solomon. E’ fatta.

L’italdavis, lo stesso anno, ha la grande opportunità di portare a casa la prima insalatiera della storia. C’è un problema, però. Corrado Barazzutti, Adriano, Paolo Bertolucci e Antonio Zugarelli, dopo la vittoria contro l’Australia in semifinale, devono affrontare il Cile in finale. In Cile ha appena preso il potere Augusto Pinochet, dittatore di destra, che non vede l’ora di giocare la finale per utilizzare lo sport come propaganda. E’ in italia che ci sono i problemi veri, perché le posizioni sono quanto mai discordanti, ma alla fine è Berlinguer a dare il via libera, perchè il contrario avrebbe rappresentato una sconfitta sotto il punto di vista sia burocratico che sportivo. Non tanto per quanto visto in campo, ma per la grande tensione dentro e fuori. Adriano vuole mettere la maglietta rossa per protesta nel doppio che si rivelerà decisivo. Bertolucci non accetta di buon grado ma alla fine si convince, l’Italia è sul tetto del mondo.

Come tutte le più belle storie, come logico che sia nello sport e nella vita, all’apice segue la caduta. Adriano, che comunque nel 1979 riesce a conquistare sorprendentemente i quarti sui campi dell’All England Club, inizia la sua parabola discendente, culminata con l’ultimo titolo nel 1980, a cui non farà seguito praticamente nessun altro risultato di rilievo. Nel 1983, dopo anni bui, decide di appendere definitivamente la racchetta al chiodo, dopo 10 titoli, il Roland Garros, la Coppa Davis e la quarta posizione nel ranking mondiale.

Ritiratosi dal mondo del tennis giocato, decide di far seguito allenando la squadra di Davis, con la quale riesce a centrare una salvezza insperata, ma poi decide di prendersi una pausa dal mondo che gli aveva dato e tolto tutto, dedicandosi alla motonautica, sua grande passione. Ha visto la vetta e poi l’ha ammirata dal basso, è stato fidanzato con Loredana Bertè (prima che ci pensasse Borg a sposarsela), ha stretto legami con i più forti del gioco, ha ottenuto risultati che ancora oggi nessuno è riuscito ad eguagliare, ha lasciato un segno indelebile nella storia del tennis, non solo italiano. Oggi fa il commentatore per Eurosport, ma negli ultimi anni si è avvicinato prepotentemente al mondo dello spettacolo, facendo l’opinionista in un programma su La7.

Come ricordiamo oggi Panatta? Come un giocatore che esprimeva un tennis fantastico, aggressivo ma solido, spettacolare ma razionale. Un tennis che non c’è più in un mondo che ormai è solo un ricordo. Rimane solo il successo, la caduta e quella maglietta rossa, che ha fatto storia negli anni. E quei problemi con la Federazione, mai risolti fino in fondo…


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