TARPISHEV – WILLIAMS, TOCCA ALLA GIUSTIZIA ORDINARIA?

Il Presidente della federazione russa, condannato per aver chiamato Serena e Venus i “fratelli” Williams, dopo che la Wta ha giudicato irricevibile il suo appello, sta pensando di adire un tribunale ordinario americano
giovedì, 11 Dicembre 2014

Shamil Tarpishev non si arrende. Dopo aver presentato istanza d’appello alla Wta, contro la squalifica inflittagli dalla Wta per le parole ingiuriose e sessiste rivolte nei confronti delle sorelle Williams durante un talk show sulla televisione nazionale del suo Paese, il presidente della Federazione russa di tennis, sta pensando di spostare la vicenda in sede civile, per vedere riconosciute quelle che, secondo lui, sono le sue ragioni. Fino ad oggi infatti le sue istanze non avrebbero ricevuto alcuna risposta dalla federazione delle giocatrici.

I fatti sono ormai arcinoti. Tarpishev nel corso del succitato programma televisivo, per sottolineare lo strapotere, soprattutto fisico, delle sorellone americane, nel circuito femminile, ha apostrofato le due campionesse, chiamandole i “fratelli” Williams. Successivamente, la Wta ha sanzionato queste parole con un anno di squalifica ed una multa di 25,000$. Il Presidente russo allora si è scusato con una lettera indirizzata a Serena e Venus, ma questo non ha fatto cambiare idea ai vertici dell’associazione delle giocatrici e la sanzione è rimasta.

“Sto pensando di presentare una querela (atto propedeutico per l’avvio di un procedimento civile, ndr)”, ha detto Tarpishev all’agenzia di stampa ITAR-TASS. “Ma se dovessi decidere di farlo, la presenterò di fronte ad un tribunale civile americano, per conoscere finalmente su quali basi mi sono state comminate le sanzioni”. Pur essendosi scusato privatamente con le sorelle americane, le quali però non hanno mai dichiarato di aver accettato le scuse, il Presidente della federazione russa non è d’accordo con la punizione che gli è stata inflitta.

Tuttavia, Tarpishev si trova, a suo dire, di fronte ad una situazione paradossale, non sapendo a chi debba essere rivolto l’appello, così ha pensato che la soluzione migliore possa essere quella di adire un tribunale ordinario. “Ho fatto tradurre il mio ricorso in inglese e l’ho inviato alla Wta, ma loro non lo hanno accettato e si sono rifiutati anche solo di discuterlo”, ha raccontato ancora l’ex capitano di Coppa Davis. “Anche la federazione internazionale ed il comitato olimpico hanno dichiarato di non avere la competenza per esaminare la questione. Pertanto, credo che la vicenda sia tutta un imbroglio”. Già, un imbroglio, ma forse, in certi casi, sarebbe meglio accettare la sanzione ed uscire di scena senza clamore, per recuperare, almeno parzialmente, dopo l’indubbia pessima figura.


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