TENNIS 2015: BOLELLI E FOGNINI CONQUISTANO L’AUSTRALIAN OPEN

Simone Bolelli e Fabio Fognini aprono il 2015 con un trionfo storico all'Australian Open, il primo per una coppia italiana in uno Slam dal Roland Garros del 1959. Riviviamo la grande impresa azzurra.
lunedì, 7 Dicembre 2015

TENNIS – La vittoria dell’amicizia. Il trionfo della storia. Il 2015 del tennis italiano inizia come meglio non avrebbe potuto. Down Under, all’Australian Open, Bolelli e Fognini riportano una coppia azzurra alla conquista di uno Slam per la prima volta dopo 56 anni. Una gioia attesa dal 63 62 14-9 di Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola su Roy Emerson e Neale Fraser al Roland Garros.

Da una coppia australiana in Francia a una coppia francese in Australia, il passo può essere breve. Il 64 64 di Fabio e Simone a Mahut e Herbert fa la storia, ma di fatto non ha storia. “È una grande vittoria, e conquistarla con Fabio è incredibile” commenta Bolelli. “Credo che abbiamo fatto qualcosa di fantastico per la nostra nazione, per la nostra federazione, per chi ci segue, per i nostri tifosi, per gli italiani. In campo io e Fabio abbiamo un rapporto ottimo, ed è una cosa fondamentale per giocare bene il doppio. Credo sia uno dei migliori momenti della mia carriera”. Sarà anche un doppio, gli fa eco Fognini, “ma questo è uno Slam. Simone ha detto che ora l’obiettivo sarà raggiungere il Master di fine anno. Ora è tutto nelle nostre mani”.

I segnali, i sogni di gloria cominciano a maturare dai quarti di finale. Con i Bryan, che li avevano battuti a Melbourne due anni fa in semifinale, l’occasione si presenta se non inimitabile, di sicuro ghiotta: giocarsi la semifinale in un major contro Cuevas e Marrero è un’opportunità da non fallire. La coppia latina rimane piuttosto regolare nei primi turno di servizio, con lo spagnolo che salva un set point sul 6-5. Al tie-break, Simone e Fabio vanno sotto 3-1, reagiscono e con cinque punti consecutivi si portano 6-3 sopra, per poi chiudere 7-5 alla quarta occasione. Simile l’andamento del secondo set, con un immediato scambio di break e controbreak tra secondo e terzo game e nuovo tiebreak a decidere la vittoria. Gli azzurri allungano 5-3 ma si fanno riprendere sul 5-5. Fognini serve fuori, Marrero risponde con un vincente e gli viene assegnato il punto, ma Bolelli chiama a ragione il challenge e il set vira verso la coppia italiana. È Cuevas a giudicare male l’ultima risposta di Fognini (7-5) che vale la terza semifinale Slam in carriera con Bolelli (la prima allo Us Open 2011).

Sono le undici di mattina quando scendono in campo contro Jean-Julien Rojer e Horia Tecau, teste di serie numero 6. Fognini e soprattutto Bolelli rispondono alla grande in avvio. Non scendono a rete nei turni di battuta degli avversari e la tattica paga: alla prima occasione è break su Rojer: saranno tre, consecutivi, fino al quinto game. Gli azzurri non seguono a rete subito, attaccano con il secondo colpo, accelerano e mettono pressione con lo scambio in diagonale e Bolelli tiene l’ultimo game di servizio che chiude un 64 più importante che spettacolare.

In avvio di secondo, è ancora Fognini a subire il break, per la seconda volta nel match. Gli azzurri scivolano sotto 5-3, servizio Rojer, che con un ace cancella una palla del controbreak prima della volée decisiva di Tecau. Dopo 68 minuti, inizia un’altra partita.

Per il terzo set, gli azzurri cambiano l’ordine dei servizi: comincia Bolelli. Fognini però subisce il terzo break su cinque game di battuta, ma stampa una delle due risposte che consentono l’accancio sul 3-3 (con Rojer al servizio). Finalmente, Fabio è autoritario al servizio, si scioglie e stampa due risposte a tutto braccio prima del grande rovescio lungolinea, suggello al 5-3, preludio alla vittoria, centrata al terzo match point, 64 36 63.

La finale si gioca col tetto chiuso, aperto già durante il primo set della finale femminile, il primo mattoncino del sogno Grande Slam di Serena Williams. I francesi vincono il sorteggio, e scelgono di servire: si parte con Herbert, il meno esperto dei quattro, che però non mostra tensione né emozione. Sarà un’illusione destinata presto a rivelare tutta la sua inconsistenza. Fognini, il secondo miglior singolarista iscritto al torneo di doppio dietro Feliciano Lopez, va subito in difficoltà: è lui il primo a subire il break (3-1). Ma è proprio Fognini a lanciare la riscossa prima con un lob liftato di rovescio, poi con la chiusura a rete che fa maturare il controbreak immediato (2-3).

La pallata involontaria di Mahut a Herbert è un’epifania di quel che sarà. Il più giovane dei finalisti si incarta in due doppi falli che mandano Bolelli a servire per il set sul 5-4. Dopo essere risaliti da 0-30, al primo set-point è 6-4 per gli italiani.

Il secondo set si apre con un clamoroso doppio tocco a rete di Mahut non visto dall’arbitro, ma evidentissimo sia dal vivo che nel replay sul maxischermo, che prevedibilmente innervosisce Fabio e Simone. “Avevamo ragione. L’arbitro aveva fatto un errore incredibile. Se ne è accorto, ma era troppo tardi” dirà Bolelli in conferenza stampa. Dopo il match, rivela Fognini, “l’arbitro si è accorto dell’errore. È la prima volta in vita mia che mi capita. A volte ho problemi con gli arbitri”. A Herbert, conclude, “non ho detto niente dopo quel punto, perché sapeva di averla toccata due volte. Ma è difficile ammetterlo perché era un punto importante, palla break nel game iniziale del secondo set”.

Strategia che vince non si cambia. È sempre Bolelli che parte al servizio in tutti i set, l’ultimo del torneo non fa eccezione. Herbert salva il suo primo turno di battuta nonostante due palle break concesse e un doppio fallo. Due belle giocate di Mahut a rete portano i francesi a un punto dal break del possibile 5-3 (15-40, servizio Fognini), ma quando il gioco si fa duro gli azzurri cominciano a giocare. Fabio e Simone stampano tre risposte vincenti di fila nel nono game. È l’anticipo di un trionfo meritato. Il successo dell’amicizia. Per la gloria e per la storia.


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