TENNIS, TROPPI SOLDI AI GIOCATORI. ALMENO SECONDO MURRAY

Il britannico, in una recente intervista, ha rilanciato la questione montepremi, criticando gli aumenti fortemente voluti dal Players Council dell’ATP presieduto da Roger Federer. Facile parlare per uno che da gennaio a oggi ha messo da parte quasi 4 milioni di euro.
mercoledì, 17 Luglio 2013

Tennis. Troppa notorietà gioca brutti scherzi. Paparazzato ovunque, desiderato come nessun altro, ricevuto da David Cameron al 10 di Downing Street, in procinto di diventare “Sir”, Andy Murray gioca a fare il paladino degli ultimi. Intervistato dal Guardian, si è detto sbigottito della cifra che si è visto accreditare dopo il trionfo ai Championships: «Domenica sera, dopo la finale, ero seduto vicino a Phil Brook – chairman di Wimbledon – e a Marion Bartoli durante la cena dei campioni. Si parlava dei vincitori delle edizioni passate, quando Phil mi ha fatto notare che nessuno di quei campioni ha vinto 1,6 milioni di sterline. Voglio dire, è una somma di denaro incredibile per la semplice vittoria di un torneo di tennis». Andy ne è convinto e lo ripete: «Ridiculous». Da quando frequenta il tour, il britannico ha messo da parte, di soli montepremi, quasi 30 milioni di dollari (circa 23 milioni di euro) e considerando solo il periodo gennaio-giugno arriviamo a 5 milioni di dollari (3,8 milioni di euro). Se includiamo sponsorizzazioni varie e assortite e i diritti legati alla sua immagine, superiamo i 20 milioni di dollari l’anno (15 milioni di euro). Il ventiseienne di Dunblane non se la passa certo male, e allora si traveste da indignado e grida allo scandalo sociale. Ma il punto è un altro: non quanto incassa il vincitore, ma la distribuzione dei premi tra i partecipanti.   

I montepremi dei tornei più importanti sono tutti alti e tutti in crescita. E la cosa per il tennis non è un male. Brad Drewett, uno dei migliori CEO che l’ATP abbia avuto, nel febbraio scorso chiarì il suo pensiero in merito alla questione: «Gli aumenti di montepremi sono sempre un segnale positivo dello stato di salute del nostro sport,  tuttavia è necessario mettere in atto dei meccanismi di controllo in osservanza delle regole dell’ATP che hanno come scopo quello di assicurare che il denaro investito nel nostro sport sia distribuito in maniera equa e proporzionale tra i vari turni». Forse Murray, fuoriclasse abituato ad arrivare costantemente nelle fasi finali degli eventi più importanti, non si è avveduto di un fatto: gli aumenti, almeno in termini percentuali, sono andati a vantaggio di tutti quei giocatori che navigano nelle acque basse e che la seconda settimana di uno Slam la vedono solo di notte nei sogni. Alla fine del 2012 iniziò a montare la polemica: i tennisti fuori dai primi 50 fecero notare che, tra spese di viaggio e costi relativi alle trasferte, giocare i Major rischiava di diventare un’operazione in perdita in caso di eliminazione al primo turno o nella bolgia infernale delle qualificazioni. Roger Federer, presidente del Palyers Council dell’ATP, prese molto sul serio la questione e contribuì a dar vita a un processo che nel giro di pochi mesi ha portato il montepremi degli Slam a salire rispetto al passato. Gli Australian Open hanno superato i 22 milioni di euro, gli US Open si sono fermati a 22 milioni mentre il montepremi  del Roland Garros è arrivato a 21,8 milioni. Wimbledon ha fatto la parte del leone, raggiungendo la cifra record di 27 milioni di euro (22,6 milioni di sterline). Nella distribuzione dei premi, le cifre riconosciute a chi perde ai primi turni si sono sensibilmente alzate. A Wimbledon, i premi per chi esce al primo, secondo o terzo turno hanno registrato un aumento del 60% rispetto al 2012 e del 90 % se si prende come metro di paragone il 2011. In due anni sono quasi raddoppiati. E anche il premio per la qualificazione è stato sensibilmente ritoccato al rialzo, con un aumento del 41% (chi le passa si vede riconosciuto un assegno da 31mila euro). Ma se si alzano i premi per i primi turni, secondo un logico principio di bilanciamento dovranno aumentare anche i soldi riconosciuti a chi arriva in fondo. Per questa ragione l’edizione 2013 di Wimbledon ha consegnato al vincitore 1,8 milioni di euro (1,6 milioni di sterline) rispetto agli 1,3 milioni circa dell’edizione passata. Djokovic, vincitore degli Australian Open, ne ha incassati 1,7 mentre Nadal, trionfatore a Parigi, si è fermato a 1,5. Forse è questa la cifra che Murray riterrebbe opportuna e “morale”? Per il britannico non è certamente un problema rinunciare a qualche sterlina in più ma se ti chiami Adrian Ungur o Benjamin Becker è tutta un’altra storia.


1 Commento per “TENNIS, TROPPI SOLDI AI GIOCATORI. ALMENO SECONDO MURRAY”


  1. roberto ha detto:

    A noi pare invece una giusta presa di posizione . facile dirlo da Murray? E se l’avesse detto uno qualsiasi dalla 100a posizione in giu’quale sarebbe il commento? La verità è che queste opinioni danno fastidio in quanto fuori dal coro.Ma come affermataancheda lujbic trppi players non top 3o guadagnano troppo poco.
    Saluti


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