TENNIS USA IN CRISI. TUTTA COLPA DELLE CORDE

Da qualche anno non c’è traccia di tennisti a stelle e strisce nella parte alta della classifica. E non si notano neanche tanti giovani promettenti. Uno studio imputa questa crisi alle nuove tecnologie e ai nuovi materiali con cui sono costruite le corde.
venerdì, 5 Giugno 2015

Tennis – La crisi del tennis statunitense è ormai un fatto di dominio comune. Logico pensare a un naturale ricambio generazionale dopo i fasti dell’era di Sampras e Agassi e dopo i risultati ad ogni modo dignitosi di Andy Roddick. Ma la soluzione per la scuola tennistica che porta in dote 28 Davis e un numero esorbitante di titoli del Grande Slam non sembra per nulla facile da trovare.

Alcuni pensano che sia colpa delle superfici di gioco, altri dello stile, altri ancora imputano tutto alla gestione dei giovani da parte della United States Tennis Association (USTA). Come fa notare www.vice.com nessuna delle spiegazioni è completamente giusta e nessuna è completamente sbagliata. Il problema fondamentale sono i cambiamenti tecnologici che hanno investito la costruzione dei materiali e soprattutto quella delle corde.

Tutti i giocatori di alto livello, compresi i giovani talenti, usano un tipo di corda di ultima generazione che permette alla palla di essere colpita con un altissimo coefficiente di topspin. E questo favorisce i giocatori impostati per giocare sulla terra battuta, una superficie che negli impianti degli Stati Uniti non è poi così facile da trovare. Inoltre, le nuove corde lavorano in maniera eccellente con giocatori anche più esperti e fisicamente ormai formati.

Qualcuno, nella fattispecie David Foster Wallace, l’ha chiamato “Luxilon Effect”. Luxilon è un produttore di corde con sede in Belgio che ha messo sul mercato una corda chiamata “Big Banger” che a sua volta ha rivoluzionato lo sport a partire dal passaggio dalle racchette di legno a quelle in grafite.

La differenza tra il budello naturale e le corde sintetiche può sembrare minima. In realtà, il suono e l’effetto della racchetta sulle articolazioni è imponente. I professionisti del Tour, la cui velocità di braccio raggiunge regimi francamente non umani trovano grande beneficio nell’utilizzo della corda di nuova generazione e riescono a imprimere grande potenza e rotazione alla pallina.  

Tale regime di rotazione è raggiungibile grazie a un’incredibile presa sulla palla. Questo ha portato giocatori di natura difensivi a diventare aggressivi e a vincere punti dalla linea di fondo campo. Giocatori che esasperano il topspin, come Rafael Nadal, possono ottenere un vincente anche da una distanza di 3 metri dalla linea di fondo campo. Pete Sampras, ritiratosi nel 2002 proprio quando il passaggio alle Luxilon era quasi totale, ha definito il fenomeno “Cheatalon” (to cheat significa truffare) per porre l’accento sulle possibilità che i giocatori non dotati di tocco hanno di giocare in maniera potente e profonda pur rimanendo ancorati alla linea di fondo. Un’autentica rivoluzione simile al passaggio dalle racchette da ping-pong in carta vetrata a quelle in gomma che hanno molta più presa sulla pallina.

Evidente dunque quanto il tennis sia cambiato. Il serve and volley di Pat Rafter e Pete Sampras è quasi morto. Alcuni giocatori non fanno serve and volley nemmeno nel doppio. Per informazioni chiedere a Nicolas Massu e Fernando Gonzales, medaglia d’oro olimpica nel doppio ad Atene 2004.

Andre Agassi parla del suo matrimonio con la corda in poliestere, avvenuto nel 2002, nel suo libro: “La gente parla di cambio di gioco, di giocatori che crescono più forti e con racchette più grandi, ma il cambiamento più drammatico è avvenuto nelle corde. L’avvento della corda in poliestere elastico, che crea grande topspin, ha trasformato i giocatori medi in grandi e i grandi in leggende. Coah Darren Cahill ha messo questa corda su una delle mie racchette…e in una sessione di allenamento non ho sbagliato una palla per due ore. A quel punto non ho sbagliato una palla per il resto del torneo. Non avevo mai vinto gli Internazionali d’Italia prima e ci sono riuscito grazie a Darren e alla sua corda miracolosa”.

Nel 2015 un giocatore con un piatto corde fatto di solo budello naturale resta in balia dei passanti dell’avversario che usa il poliestere. Alcuni giocatori usano sia il budello che il poliestere, ma dipende tutto dalla tattica e dalla tecnica di gioco. L’unica certezza è che non esistono più giocatori che usano solo il budello naturale.

Veniamo ora agli americani. Pete Sampras era un giocatore costruito su un servizio piatto e potente e su un pregevolissimo tocco di palla sotto rete. Andre Agassi e Jim Courier fecero la loro fortuna con il diritto inside-out, giocando da fondo, ma cercando di chiudere gli scambi il prima possibile. Una naturale conseguenza dei campi in cemento sui quali tutti i giocatori americani crescevano e crescono tutt’ora. Una scelta della stessa Usta per assicurare ai propri alfieri maggiori possibilità di vincere tornei del Grande Slam.

Ma non più, non oggi. Perché grazie al poliestere il tennis contemporaneo, che si giochi su terra, erba, petrolio o fango, premia il posizionamento, la costruzione del punto, la forma fisica e la capacità di operare un passaggio veloce dalla fase difensiva a quella offensiva per usare termini calcistici.

Infatti, i giocatori europei e sudamericani, educati sulla terra battuta, sono riusciti a prosperare, adattandosi alle superfici veloci con facilità. Mentre gli attaccanti da fondo o i serve-and-volleyeur americani e australiani (Scotto Oudsema, Nikita Kryonos, Brendan Evans) ne hanno risentito negativamente.

E ci sono motivazioni legate anche al calendario. Gli eventi indoor sono stati praticamente eliminati, così come i tornei sul duro al coperto che si organizzavano in Nord America. Persino il Master di fine anno al Madison Square Garden è un lontano ricordo. San Jose e Los Angeles sono stati trasferiti in Brasile e Colombia. Ovviamente sulla terra battuta.

Bill Dwyre (Los Angeles Times), parlando del torneo della città californiana, ha sentenziato: “Si trattava di un torneo statunitense per uno sport ormai europeo”. Kyle Veazey (Commercial Appeal), riferendosi al declassamento del torneo di Memphis, ha parlato di “una tempesta perfetta di forze” che lavorano contro il tennis statunitense per dare meno opportunità di vittoria alla generazione di Andy Roddick, James Blake, Mardy Fish, Robby Ginepri e Taylor Dent.

Ad ogni modo, le corde in poliestere hanno effetti negativi non solo sui tennisti a stelle e strisce. Julio Peralta può darne una testimonianza. Nato nel 1981 è professionista dal 1998 e si trova davanti giocatori ben più giovani di lui. Nel 2014 è stato il giocatore più anziano a vincere lo Usta Pro Circuit, una lega minore con premi da 10mila a 100mila dollari a evento. Ma nella sua carriera ha affrontato giocatori come Stan Wawrinka, Tomas Berdych e Andy Roddick: “Sono passato al poliestere nel 2002, diversi anni dopo aver iniziato il tour con il budello – dice a Vice Sports. “In quel periodo tutti stavano cambiando”.

Un passaggio effettuato a metà carriera. Qual è dunque la differenza più importante? “Il punto di contatto su diritti e rovesci e molto più alto. Invece di colpire la palla a livello della vita, la palla si colpisce a livello delle spalle” – dice il tennista brasiliano.

E anche questa è una verità incontrovertibile. Roger Federer ha sempre avuto grandi difficoltà a giocare il suo rovescio contro il diritto incrociato di Rafael Nadal. Difficoltà che non ha mai avuto Novak Djokovic grazie al rovescio bimane e alla capacità di giocare il colpo nella fase ascendente della pallina. Ma, per i giovani talenti, colpire sopra la linea delle spalle risulta molto difficile. Non sono completamente cresciuti fisicamente, non hanno sviluppato del tutto i muscoli delle spalle e della schiena necessari per colpire la palla con forza sufficiente al di sopra delle spalle.

Quali sono gli effetti delle corde in poliestere sul gioco professionistico cerca di stabilirlo, in uno studio, Ryan M. Rodenberg, autore dell’inchiesta di Vice Sport. Il primo caso preso in esame e quello di Frances Tiafoe. A 17 anni Tiafoe è uno dei migliori giocatori dello stato di Wasghington. È diventato professionista da poco e ha guadagnato l’accesso al maindraw del Roland Garros dopo aver vinto dei tornei Challenger, battuto un top 100 e essere passato dalla piazza numero 519 alla numero 293 del ranking Atp. Tiafoe perde al primo turno dell’Open di Francia contro lo slovacco Martin Klizan in 1 ora e 40 minuti di match.

I risultati del talento statunitense rimangono impressionanti, ma non hanno nulla a che vedere con quelli che altri americani hanno raggiunto un quarto di secolo fa. Michael Chang, a 15 anni, vinse una partita agli Us Open 1987. E nel 1988 vinse il suo primo titolo Atp e chiuse la stagione al numero 30 del ranking. Infine, nel 1989 alzò al cielo la Coppa dei Moschettieri sulla terra battuta di Parigi. A 17 anni, la stessa età di Frances Tiafoe.

Ma non c’era solo Chang. Andre Agassi, classe 1970, vinse il primo torneo Atp a 17 anni e raggiunto diverse semifinali di altri tornei. Nel 1987 chiuse l’anno al numero 25 Atp e nal 1988 al numero 3. Jim Courier, nato anch’egli nel 1970, vinse due tornei nel 1988 e raggiunse due semifinali chiudendo la stagione tra i primi 50 del mondo. Pete Sampras (1971) raggiunse la prima semifinale Atp nel 1988 e concluse l’anno nella top 100.

E nessuno di loro aveva a disposizione le corde Luxilon. Inoltre, a inizio carriera Agassi, Sampras, Chang e Courier non dovettero affrontare giocatori maturi come Chip Hooper o Slobodan Zivojinovic che usavano corde in poliestere. Per loro la finestra di opportunità fu ben più ampia e giocando con il serve and volley come Sampras, picchiando duro da fondo campo come Agassi e Courier, difendendosi con unghie, denti e facendo giocare all’avversario un colpo in più come Chang l’obiettivo di ritagliarsi uno spazio sulla scena mondiale fu centrato appieno.

Ma quei giorni sembrano passati. Nessun giocatore parzialmente sconosciuto proveniente dal Brasile può presentarsi al Roland Garros e vincerlo grazie alla corda Luxilon. A Gustavo Kuerten fischieranno le orecchie, ma ormai tutti possono contare sulle prestazioni del poliestere. Non esiste più il fattore sorpresa e il vantaggio della prima mossa.

E la generazione di Tiafoe, Jared Donaldson, Stefan Kozlov, Michael Mmoh, Taylor Fritz e Reilly Opelka non può aspirare a essere diversa. Loro sono cresciuti con la corda in poliestere e non conoscono un modi diversi di giocare. Anche i loro coach sanno che il tennis è cambiato e la Usta sta investendo in un impianto, nei pressi di Orlando, che dispone di campi in terra battuta. lo scopo è quello di insegnare ai giovani tennisti a giocare su superfici lente per competere con i rivali europei.

In realtà nulla è scritto e scontato. Magari sboccerà negli States una nuova generazione d’oro o che riuscirà a irrompere nella top 20, vincere dei major e mettere fine alla crisi del tennis statunitense. Ma ciò non potrà mai succedere prima del 2020. Tutta colpa delle corde. 

Foto: Andre Agassi e Pete Sampras (www.zimbio.com)


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