TENNIS USA. LA NUOVA RICETTA PER SCACCIAR VIA LA CRISI

La palla era stata lanciata da Jose Higueras e raccolta al volo da Andy Roddick. Ma il personaggio chiave nella proposta di coinvolgere gli ex tennisti nella crescita dei giovani è il nuovo direttore dello sviluppo dei giocatori Usta, Martin Blackman.
mercoledì, 29 Luglio 2015

Tennis – Il tema, quando si parla di tennis statunitense, è sempre lo stesso. In campo maschile non ci sono giocatori in top ten e i fasti dell’era Agassi-Sampras si allontanano sempre più nel tempo. Di ricette per invertire la rotta se ne sperimentano di ogni tipo e più o meno ogni mese viene fuori qualche studio o qualche proposta per riportare il tennis a stelle e strisce ad altissimo livello.

La palla, in questa edizione dell’infinita saga sulla crisi del tennis nella patria di John McEnroe e Jimmy Connors, la scaglia Jose Higueras, direttore dei coach della Usta, la federazione americana: “Se si guardano Spagna, Francia a altri paesi europei, un sacco di ex giocatori di buon livello si cimentano nel mondo del coaching o restano, con qualche ruolo, all’interno del mondo del tennis. Penso che questa ricetta possa far bene ai nostri figli e ai nostri giocatori. Perché i campioni del passato possono essere fonte di ispirazione per i giovani e per i bambini”.

La risposta arriva veloce da un ex numero 1 del mondo, Andy Roddick, impegnato nel torneo di doppio di Atlanta in coppia con Mardy Fish. L’idea di aiutare i giovani talenti sembra stimolare non poco il vincitore degli Us Open 2003, purché si metta a punto un progetto ben strutturato: “Gli ex giocatori possono costituire un vantaggio per il movimento del tennis, ma possono essere solo una parte di un progetto più grande. So che James Blake e Madry Fish, come me, sono sempre stati aperti a una soluzione del genere. Ma si tratta di trovare un’infrastruttura organizzata e coerente per riuscire a valorizzare gli ex giocatori”.

Gli Stati Uniti hanno sempre prodotto campioni Slam (Roddick e Agassi sono gli ultimi della serie), ma al momento la classifica Atp ospita solo due statunitensi tra i primi 30 giocatori del mondo (John Isner n.19 e Sam Querrey n.30).

Andy Roddick non può non aver notato il momento di difficoltà del tennis nordamericano e confessa di essere stato incoraggiato da Martin Blackman, direttore generale dello sviluppo dei giocatori Usta, a richiamare “alle armi” gli ex giocatori per dare una mano: “Tutto quello che si può fare è essere disponibili. Ho avuto un importante colloquio con Martin e sono felice di vederlo molto presente nell’ascoltare le esigenze di molti ragazzi”. Il vincitore di cinque Master 1000 non nasconde quindi la propria soddisfazione per l’operato del nuovo direttore: “Penso che abbia intrapreso la giusta direzione”. E ha anche un’uscita patriottica: “Non giochiamo per un logo. Giochiamo e lavoriamo per una bandiera. Penso sia una cosa importante e spero che questo sia un nuovo capitolo per il tennis americano”.

Il Kid di Omaha, in ogni caso, avrà modo di incontrare molti tennisti suoi connazionali durante questa settimana di gioco ad Atlanta. Ci sono Jack Sock e Denis Kudla, che a 22 anni militano nelle prime cento posizioni del ranking Atp. E c’è il 17enne Frances Tiafoe, che ha giocato il primo turno al Roland Garros conquistando la piazza numero 274 dopo aver cominciato la stagione al numero 1142. Anche il talentino del Maryland sembra gradire la proposta di Higueras e Roddick: “Apprenderei tutto quello che hanno da darmi. Sono pronto ad ascoltare ogni tipo di consiglio che possa aiutarmi a migliorare”.

Sta tutto nelle mani affidabili di Martin Blackman. Il neodirettore dello sviluppo dei tennisti Usta, dopo i suoi primi quattro mesi di lavoro, ha annunciato di voler trovare il modo giusto per coinvolgere gli ex giocatori nel percorso di maturazione dei giovani talenti: “Si tratta della mia più grande sfida”.

E si è spesso soffermato sull’organizzazione del tennis a livello juniores, nel tentativo di mettere a punto una riforma che soddisfi tennisti e famiglie: “I giocatori hanno diversi livelli di impegno. Alcuni vogliono fare altri sport, ad altri piace giocare a livello locale. E altri ancora vogliono entrare nel circuito nazionale. La cosa importante è che giocatori e famiglie abbiano accesso al tipo di evento che meglio si adatta alle loro esigenze”. Uno spirito riformatore notevole che ha già trovato la preziosa collaborazione di Andy Roddick e l’apertura di ex tennisti come James Blake e Mardy Fish. Ma a cui spetta il compito arduo di provare a riportare il tennis a stelle e strisce quantomeno nella top ten mondiale.

Foto: Andy Roddick ha vinto gli Us Open 2003 ed è stato numero 1 del mondo per 13 settimane (www.zimbio.com)


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