THIEM SI RACCONTA: “ECCO COME E’ NATO IL MIO ROVESCIO”

Dominc Thiem racconta, fra le altre cose, come è nato il suo straordinario rovescio
giovedì, 15 Febbraio 2018

Tennis. Thiem è rimasto uno degli ultimi esemplari del circuito Atp ad eseguire il rovescio ad una mano. I risultati sono stati già importanti, ma quell’exploit che ci si attende dall’austriaco tarda ad arrivare, ma più per motivi mentali che prettamente tecnici.

Così il classe ’93 racconta come è nato il suo rovescio: “Ho molti ricordi di quel periodo della mia adolescenza. Il cambio non è avvenuto da un giorno all’altro, è stato un processo graduale, durato qualche mese. I primi tempi sono stati difficili: nei tornei alternavo il rovescio a una e a due mani, essendo ancora nella fase di transizione, e i miei avversari giocavano sul mio rovescio ma io non potevo farci molto, commettevo ancora molti errori; non è stato semplice, ma va bene così. A 12 anni non hai ancora molti pensieri, vuoi solo giocare giocare giocare, sperando un giorno di avere una carriera nel tennis, quindi credo che sia stata l’età giusta per cambiare”.

Da juniores i risultati non arrivavano e prova a spiegarne il motivo: “Eseguivo il rovescio a due mani con una tecnica errata (che naturalmente, non ricordo più); credo questa sia stata una delle ragioni del cambiamento, insieme ovviamente all’idea di giocatore che Günther aveva in mente per me. Ho avuto un periodo duro verso i 14 anni, perché i risultati non arrivavano; a volte ho pensato di tornare indietro al rovescio bimane, preso dallo sconforto, ma ora so che è stata la decisione giusta”.

Per Dominic alcun dubbio, meglio l’esecuzione ad una sola mano: “Ti dà molta più varietà di soluzioni in campo, incluso lo slice, e ti permette di essere più aggressivo; il rovescio a una mano è più adatto alla visione che Günther aveva di me come giocatore una volta arrivato a 18, 19 anni, fra i professionisti”.


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