L’APPELLO DI TIPSAREVIC

"Il problema più grosso del tennis è quello dei guadagni", ha dichiarato il serbo, schierandosi con quei giocatori che navigano nei primi 200 e chiudono le proprie stagioni in passivo. I montepremi degli Slam continuano ad aumentare, mentre quelli dei Futures sono ridicoli. Ma questo sembra non interessare a nessuno
martedì, 12 Giugno 2012

Spesso in campo non lo dà a vedere, ma Janko Tipsarevic è uno dei giocatori più intelligenti del circuito. Dietro a una personalità forte e talvolta rude, si nasconde un personaggio tutto da scoprire. E non solo per le vicende legate al tennis o per la laurea in management sportivo conseguita nel 2006, ma anche per l’inusuale amore per la letteratura mescolato a una forte attrazione per la musica dance, che spesso lo porta a passare il proprio tempo libero suonando come Dj. Due passioni che sembrerebbero agli antipodi, ma che un carattere particolarmente eccentrico come il suo riesce a far convivere. Ma, oltre a tutto questo, è rimasto sempre con i piedi per terra, anche ora che sta vivendo il miglior momento della propria carriera. Nonostante guadagni soldi a palate, non si è dimenticato della fatica e dei sacrifici economici che ha fatto per emergere, mostrandosi solidale con tutti quei giocatori che per finanziarsi l’attività finiscono spesso in rosso. “Secondo me il più grosso problema del tennis è quello relativo ai guadagni”, ha dichiarato in una recente intervista. “Chi è nelle prime posizioni della classifica percepisce parecchi soldi, io stesso non avrei mai immaginato di intascarne così tanti, mentre per coloro che navigano nella top 200 del ranking gli incassi sono veramente bassi. Per diventare professionisti bisogna fare tanti sacrifici e continuare a girare per il mondo, e non è giusto che la ricompensa economica sia quasi assente.

Parole forti, che gli fanno onore. Ora che è arrivato dove ogni tennista sogna di poter un giorno mettere piede, potrebbe tranquillamente limitarsi a guardare al proprio ‘orticello’, e invece si dimostra interessato anche alle vicende dei meno noti, facendosi portavoce di un pensiero che è comune a parecchi giocatori e addetti ai lavori. “Secondo me golf e tennis fanno parte della stessa famiglia di sport – ha proseguito il serbo – ma quest’ultimo è migliore sotto il punto di vista dei guadagni. Se si osserva quanti golfisti lo scorso anno hanno percepito oltre un milione di euro, si scopre che sono stati 94, mentre i tennisti solo 15. Credo che ciò sia ridicolo, non dico che chi è 80/90 del mondo perda dei soldi, ma sicuramente non ne guadagna”. È bello che un top ten si schieri apertamente a favore dei giocatori di ‘seconda fascia’, ed è difficile dargli torto, ma il problema principale è che i vertici del nostro sport non la pensino come lui. I tornei minori, ovvero quelli frequentati abitualmente dai giocatori presi in esempio da Tipsarevic, non vengono infatti visti come una risorsa, malgrado sia proprio da quelli che emergano i campioni dei futuro, sempre che non siano costretti ad abbandonare anzitempo i propri sogni per carenza di denaro.

I montepremi dei tornei del Grande Slam continuano ad aumentare, mentre chi perde al primo turno di un Futures guadagna sempre 117,50 dollari lordi, che convertiti in euro e detassati non raggiungono le tre cifre. Sembra incredibile, ma è tutto vero. Eppure da questi tornei sono passati tutti e ci giocano fior fior di giocatori, tanto che la differenza con i grandi è spesso racchiusa in minimi dettagli. Prendiamo come esempio il nostro Paolo Lorenzi, che, in relazione a quanto detto da Tipsarevic, ci appare per più di un motivo come il giocatore ideale per esaminarne i guadagni. Madre natura non gli ha regalato il talento naturale né grandi doti tecniche, ma con grinta, impegno e tanto tanto lavoro il tennista senese è riuscito comunque ad arrivare fra i primi 100 del mondo, e togliersi numerose soddisfazioni. Bene, in ormai dieci anni di carriera, fra singolare e doppio l’azzurro ha guadagnato poco più di 770mila dollari lordi di montepremi, che su per giù (detassati) diventano circa 500mila euro. Mica pochi, ma stiamo pur sempre parlando di un giocatore che naviga nei primi 300 del mondo dal lontano 2003, e in questi anni ha conquistato fra Challenger e Futures qualcosa come 20 tornei. Non uno sprovveduto qualsiasi insomma, eppure siamo certi che, se non ci fossero i campionati a squadre e qualche sponsorizzazione (che comunque gli frutta meno di quanto si possa pensare), il toscano – che per guadagnarsi qualche momento di gloria non ha mai rinunciato a lunghe trasferte da una parte all’altra del mondo – sarebbe sicuramente in perdita.

E se non riesce a chiudere in positivo uno come lui, che fra l’altro la maggior parte di questi soldi se li è intascati negli ultimi due/tre anni, provate a immaginare come sia per tutti quelli che magari non sono mai entrati nemmeno nei primi 300 e di tornei ne hanno vinti molti di meno. Un disastro. Certo, i veri problemi economici sono altrove (e forse non è il momento adatto per dire che 500mila euro in 10 anni sono pochi), ma non dimentichiamoci che si tratta di atleti professionisti. Gente che passa le proprie giornate sui campi da tennis fin da quanto frequentava ancora la scuola materna, e che è spesso costretta a rinunciare ai propri sogni perché l’attività è troppo onerosa. Più un giocatore sale nel ranking, più i guadagni aumentano, ma costruirsi una buona classifica è sempre più difficile, specialmente per i tanti giovani che giocano quasi esclusivamente in Italia, dove il livello dei tornei minori è forse il più alto del mondo. Per progredire in classifica bisognerebbe andare di più all’estero, perché il livello dei tornei è più basso, ma questo comporterebbe ulteriori spese che stando vicino a casa non si hanno. E quindi, se per guadagnare di più uno deve giocare di più all’estero, ma giocare di più all’estero costa di più, il guadagno dov’è? Semplice, non c’è. E ci potrebbe essere eccome. Ma in questo verso l’Itf, che organizza i quattro tornei del Grande Slam e tutti i Futures, è un po’ carente, e i vertici dell’Atp non se ne sono mai interessati. Non che siano obbligati a farlo, in quanto non si tratta di tornei di loro competenza, ma ogni tanto un’occhiata potrebbero buttarcela.

E come se non bastasse, quando questi giocatori ‘di seconda fascia’ abbandoneranno l’attività non percepiranno più nemmeno un euro, cosa che invece non accade per i migliori, che riscuoteranno per vent’anni (!) una pensione da parte dall’Atp. Scatterà con il compimento del 49esimo anno d’età, e ne hanno diritto da un minimo di 125 a un massimo di 160 giocatori all’anno, purché abbiano partecipato per cinque stagioni (anche non consecutive) ad almeno undici tornei del circuito maggiore. Requisito non impossibile da raggiungere, ma comunque riservato solo a una piccola parte dei giocatori, e praticamente inarrivabile già per coloro che stazionano a ridosso dei primi 100. E allora, come la mettiamo? È ovvio che sia il mercato internazionale sia il grande pubblico vengano attratti quasi esclusivamente dai più forti del mondo. È così in ogni sport, ma non per questo è da mettere in discussione che tutti gli altri, dallo stesso Lorenzi a un Alexei Filenkov qualsiasi (l’ultimo giocatore del ranking Atp odierno), meriterebbero molto di più. Anche perché se non ci fossero loro, non ci sarebbero nemmeno i migliori. Ma queste sono solo parole. I fatti, purtroppo, spettano ad altri.


1 Commento per “L'APPELLO DI TIPSAREVIC”


  1. cool ha detto:

    cazzate, il tennis è ancora uno sport molto ben pagato, anzi ancora tra i meglio pagati in assoluto, pensate che il nr.300 al mondo del tennis tavolo o dell’hockey prato” veda” 500mila euro in una carriera? il professionismo non è una scusa per percepire automaticamente palate di soldi, anche mia sorella è una professionista a fare le torte, dite che dovrebbe chiedere 500mila euro di stipendio alla pasticceria dove lavora?


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