TIPSAREVIC E IL FALLIMENTO DEL 2013

TENNIS- Il terribile anno di Tipsarevic non annebbia le sue speranze di rimonta, ma le difficoltà, tra età e infortunio al piede, rimangono evidenti: “farò del mio meglio”.
domenica, 17 Novembre 2013

Tennis. Mentre Serbia e Repubblica Ceca sono impegnate nello scontro per l’Insalatiera, Janko Tipsarevic siede in panchina a sostenere il suo paese. La conclusione dell’anno tennistico del numero due di Serbia, seduto in disparte a guardare il numero uno giocare e vincere, è l’esatta metafora del suo rendimento durante tutto il 2013.
In realtà, nonostante Novak Djokovic sia diventato la più grande tennis star del paese, Janko fu il primo ad alimentare le speranze di successo di una nazione.
A differenza del primo, che divenne si avvicinò al tennis grazie all’intervento del destino (la sua futura allenatrice, Jelena Gencic, aprì un’accademia di tennis proprio affianco al ristorante dei genitori) e che altrimenti si sarebbe dedicato allo sci alpino, Tipsarevic ebbe solo da scegliere tra calcio e tennis all’età di 7 anni.
Ma è grazie a Roman Savochkin che rimase a Belgrado a coltivare la sua passione: “Penso che se non avessi conosciuto Roman”, ha detto Tipsarevic, “non sarei rimasto in Serbia ad allenarmi. Probabilmente sarei andato altrove”.

La strada dell’espatrio fu la scelta dello stesso Djokovic, di Jelena Jancovic e di Ana Ivanovic, ma Tipsarevic decise di rimanere a casa, cercando di migliorare le sue prestazioni in territorio natio. Nel 2011 riuscì ad entrare nella top 10, e solo nel 2012 si affidò alle cure di uno straniero, il tedesco Dirk Hordorff.

Durante il suo percorso e la sua carriera, Janko ha sviluppato una reputazione da iconoclasta: i tanti tatuaggi, i pearcing, gli occhiali sportivi, e, soprattutto, una laurea (Andy Murray ha messo di aver letto sì e no un libro nel corso della sua intera vita), hanno fatto sì che risultasse diverso rispetto agli altri.
“Le persone mi chiamano filosofo perché leggono tatuate sul mio corpo frasi di Nietzsche e Dostoevskij e perché parlo diversamente dai miei colleghi”, ha detto, “ma non penso di essere molto filosofico. Cerco solo di presentare le cose in maniera un po’ diversa, di non dire solamente ‘ho giocato bene’ o ‘sono contento di aver vinto’”.
E, in effetti, non è esattamente additato come un saggio da cui apprendere negli spogliatoi: “Quando inizia a dire qualcosa di filosofico”, ha detto il capitano della Serbia, Bogdan Obradovic, “iniziamo tutti a ridere. Facciamo sempre così nel nostro team: se inizi a dire ‘io so questo, io ho letto questo’ allora noi iniziamo a prenderti in giro”.

Il 2013 resta un anno di regressione e rimpianti per l’attuale numero 36 del mondo, che, dopo il successo a Chennai con il quale ha aperto la stagione e i quarti agli Australian Open,  ha dovuto passare un’intera stagione a combattere con le sconfitte. Ha perso ben 14 volte nei primi turni e il suo ranking ATP ha subito un crollo vertiginoso, in parte anche per problemi al piede che lo hanno disturbato fino al torneo di Valenza.
“Il problema di questi infortuni”, ha detto Tipsarevic, “è che se diventano cronici allora il problema si fa serio. Cercherò di fare del mio meglio, ma l’anno prossimo avrò 30 anni e non so a che livelli potrò tornare”.
Nonostante il disastro a livello tennistico, l’umore di Janko sta pian piano riprendendo quota: lui e sua moglie, infatti, stanno aspettando il loro primo bambino (dovrebbe nascere a gennaio) e il prossimo anno vorrebbe che la sua famiglia lo seguisse nei suoi spostamenti. Ma questa idea dovrà rivedersi se la carriera della moglie nell’ambito del fashion design prenderà una buona piega: “spero che vada bene, voglio davvero essere colui che si occupa dei figli un giorno, mentre la moglie è fuori a lavorare!”.


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