TIRO MANCINO

Quanto conta nel tennis essere mancini? Giocare con la mano sinistra porta davvero dei vantaggi? La statistica ci rivela che la percentuale di sinistrorsi vincitori di slam, è molto alta se rapportata a quella di mancini nella popolazione mondiale
venerdì, 28 Settembre 2012

Nella sua recente autobiografia, Rafael Nadal ha sfatato il mito che voleva essere stato suo zio Toni a farlo diventare mancino, costringendolo a staccare la mano destra, quando da giovanissimo giocava con la presa bimane sia il diritto che il rovescio. Tale scelta, il saggio zio, l’avrebbe operata per concedere un vantaggio in più al suo già dotato nipote.

Indipendentemente dalla verità o falsità di tale “leggenda” però, è opinione abbastanza unanime quella che vede i mancini avvantaggiati dal loro “status” nel gioco del tennis. Il colpo maggiormente potenziato dal gioco mancino, è senza dubbio il servizio esterno, che va a sollecitare il rovescio (di norma colpa più debole) dell’avversario destrorso, rendendo in questo modo più difficile la risposta. I tennisti che prediligono la mano sinistra hanno inoltre la possibilità di poter trovare degli angoli più esasperati e mettere in questo modo in grandissima difficoltà gli avversari che hanno nel lato destro quello dominante. In realtà, non c’è una ragione scientifica, secondo la quale i destrorsi non potrebbero utilizzare gli stessi angoli sfruttati dai mancini, dall’altro lato del campo(anche se i mancini possono utilizzare la rotazione preferita sul servizio nei punti pari, generalmente più importanti nell’economia di una partita), eppure sembra che i tennisti che prediligono la mano destra non riescano ad ottenere gli stessi vantaggi. Molto probabilmente questa differenza di traiettorie in realtà non esiste, ma, visto che i mancini sono soltanto il 10% della popolazione mondiale (undici nei top 100), i giocatori destrorsi sono poco abituati a gestire gli angoli e le rotazioni generate da quest’ultimi, che per questo sembrano essere così mostruosamente più efficaci di quelle generate dai giocatori “normali”.

Per vedere se effettivamente, l’essere mancini è un’arma in più per vincere le partite di tennis, possiamo chiedere aiuto alla statistica. Dal 1968, inizio dell’era open, sono stati disputati in totale 179 slam (dal Roland Garros 1968, fino allo Us Open di quest’anno). Tra gli uomini, i mancini hanno portato a casa il titolo per ben 40 volte (22,3%), mentre tra le donne tale evento si è verificato in 28 occasioni (15,6%). Entrambe le percentuali sono molto alte, se rapportate a quella di esseri umani che hanno nella sinistra la mano dominante, che come abbiamo già accennato si attesta intorno al 10%.

Sono molte le ragioni che possiamo trovare per spiegare tali percentuali. Innanzitutto, per quanto riguarda gli uomini, bisogna constatare, che su quaranta slam “sinistri”, 27 sono stati vinti da Nadal, Connors e Mcenroe, tre dei più grandi giocatori della storia, mentre tra le donne dei 28 majors, ben 18 portano la firma della grande Martina Navratilova e nove dell’altrettanto grande Monica Seles. Tuttavia, se ampliassimo il nostro punto di osservazione e prendessimo in considerazione anche l’era pre-open, la percentuale non si discosterebbe troppo da quella del periodo dei professionisti, visto che già in passato i mancini (Rod Laver in primis) portavano a casa i tornei più importanti con grande continuità.

Un dato interessante messo in evidenza sempre dalle statistiche riguardanti gli Slam, è quello che evidenzia come nel ventennio 1985 – 2005, tra gli uomini ci siano stati soltanto tre vincitori (su 77) di major mancini: Andres Gomez al Roland Garros del 1990, Thomas Muster sempre a Parigi nel 1995 e Goran Ivanisevic a Wimbledon nel 2001. Tra le donne c’è stato invece un periodo di lungo digiuno per le tenniste con mano sinistra dominante, durato dal 1996 (ultimo Slam della Seles ), al 2011 (vittoria di Petra Kvitova a Wimbledon). Tale tendenza può essere giustificata dal generale passaggio dall’erba al cemento e dal rallentamento progressivo delle superfici, dato che più il campo è veloce e più la palla schizza, rendendo letali le traiettorie esterne dei mancini. Probabilmente però, il trend è spiegabile anche dalla generale assenza di campioni sinistrorsi nei periodi considerati.

Da quando Nadal ha iniziato a vincere i suoi tornei dello slam (2005), sembra essere iniziata un’inversione di tendenza rispetto al ventennio precedente. Tra le donne ultimamente si sono affermate, come top ten, Angelique Kerber e Petra Kvitova stessa. Per il futuro, nomi “mancini” su cui puntare forte sembrerebbero essere quelli di Laura Robson e, perché no, Gianluigi Quinzi. Per quanto riguarda la stagione in corso, fino a questo momento, nel circuito Atp sono stati cinque i mancini a portare a casa titoli (Nadal, Nieminen,Melzer,Bellucci e Klizan), mentre in quello Wta ce l’hanno fatta solo in due(Kvitova e Kerber). Un dato che denota una fortissima crescita rispetto al 2011, quando gli unici sinistrorsi titolati furono Rafa e Petra.

Probabilmente una dimostrazione inconfutabile che i mancini siano effettivamente avvantaggiati nel gioco del tennis non ce l’avremo mai, tuttavia il fatto che Nadal, Connors, Mcenroe, Laver, Navratilova e Seles, sei dei più grandi interpreti della storia del nostro sport, giochino e abbiano giocato con la mano sinistra, qualcosa vorrà pur dire. O no?


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