HAAS, IL TALENTO NON HA ETÀ

A 34 anni Tommy Haas ha battuto prima Tsonga e poi Baghdatis, raggiungendo un'insperata semifinale a Monaco di Baviera. Si tratta del'ennesimo tentativo di rinascita di una carriera che gli ha dato tante soddisfazioni, ma è stata inesorabilmente segnata dagli infortuni
venerdì, 4 Maggio 2012

Mónaco di Baviera (Germania). Sono passati quattordici anni da quando un Tommy Haas non ancora ventenne  metteva per la prima volta piede all’Atp di Mónaco di Baviera. Quattordici lunghi anni, che hanno visto il tennista tedesco togliersi numerose soddisfazioni sia tennistiche che personali, quali dodici titoli Atp e vari piazzamenti, il secondo gradino del ranking mondiale, il matrimonio con l’attrice Sara Foster e la nascita della figlia Valentina, ma anche subìre tante delusioni. Su tutte il non essere mai riuscito (in quattro semifinali) a raggiungere la finale in un torneo del Grande Slam, e, soprattutto, due brutti infortuni che l’hanno tenuto lontano dal tennis per oltre due stagioni. Tuttavia, nonostante i 34 anni suonati, i lunghi periodi bui, una spalla traballante e una protesi all’anca destra, il tedesco ha ancora voglia di mettersi in gioco, e continua a incantare tutti con il suo tennis d’attacco, fatto di un’invidiabile pulizia stilistica e di uno splendido rovescio a una mano.

Nel 2000 raggiunse la finale (perdendo con l’argentino Franco Squillari), ma dopo le sconfitte al primo turno di 2006 e 2007, non aveva più giocato in Baviera. Quest’anno ha scelto di tornarci, e sicuramente non se n’è pentito. Come non si saranno pentiti gli organizzatori, che avranno probabilmente storto il naso quando hanno ricevuto la richiesta di wild card da un 34enne, ma alla fine l’hanno accolta, premiando a loro modo la grande carriera del tennista di Amburgo. Haas si è presentato sulla terra del Bmw Open da numero 134 del mondo ma con le idee chiare, e fra lo stupore generale è tornato in semifinale nel circuito maggiore, come non gli accadeva da oltre due anni (Los Angeles 2009). E non si può certo dire che sia arrivato così avanti approfittando di un ‘buco’ in tabellone. Tutt’altro: si è guadagnato un posto fra i migliori quattro lottando e vincendo sul campo, prima con Michael Berrer, poi con la prima testa di serie (e numero 5 del mondo) Jo-Wilfried Tsonga, e quindi con l’ottavo favorito Marcos Baghdatis. Tutti battuti in due set, senza perdere il servizio, e con una facilità disarmante.

È rimasto in campo poco più di tre ore per vincere tre incontri, e il suo fisico non può che esserne contento. Ragion per cui domani non parte affatto battuto contro Marin Cilic, e può addirittura sognare la finale. Ha più tennis del ventitreenne di Medjugorje (finalista nel 2010), tutto il pubblico schierato dalla sua parte, e anche l’unico precedente gli sorride. Risale al terzo turno di Wimbledon 2009, quando Tommy si impose per 10-8 al quinto dopo quattro ore e mezza di battaglia, spingendosi poi sino a una storica semifinale, il più grande acuto della sua seconda parte di carriera. In caso di vittoria, Haas ritroverebbe la finale di un torneo Atp, come non gli accadeva dal 2009 (vinse sull’erba di Halle), in un anno particolarmente significativo che gli regalò anche il miglior risultato al Roland Garros, dove agli ottavi di finale riuscì addirittura ad andare avanti per due set a zero, e conquistarsi una pesantissima palla-break sul 4-3 del terzo, al cospetto del futuro vincitore Roger Federer, poi a segno in rimonta al quinto set.

Proprio ai tre tornei appena citati risale il miglior Tommy Haas degli ultimi anni (e forse di sempre, anche di quando fu numero due del mondo), ma quello che si è visto sin qui in Baviera ne è una copia non troppo diversa. La speranza è che riesca a giocare su questi livelli ancora per un po’, riuscendo magari a presentarsi in buone condizioni a Wimbledon e alle successive Olimpiadi, suo obiettivo dichiarato per questa stagione. Al torneo a cinque cerchi Tommy vanta anche una finale (persa al quinto a Sidney 2000 contro Yevgeny Kafelnikov) e le condizioni di questa edizione – campi in erba (la sua superficie preferita) e match al meglio dei tre set – sono per lui quelle ideali. Difficilmente lo vedremo arrivare in fondo, ma sul match secco è ancora temibile per tutti, e nonostante la racchetta sia sempre più vicina al chiodo, qualche soddisfazione può ancora togliersela. Dopo tutto quello che ha passato, se lo merita. Eccome.


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