TOMMY ROBREDO: “DARÓ TUTTO PER IL TENNIS. É LA MIA PASSIONE”

Il numero 42 Atp parla dell’ infortuno al piede che lo ha costretto a saltare l’ultima parte di stagione e del programma di recupero che lo riporterà sui campi da tennis a inizio 2016.
mercoledì, 11 Novembre 2015

Tennis – A 33 anni non è mai facile rientrare nel circus dopo un brutto infortunio al piede. Soprattutto se ti chiami Tommy Robredo e sei abituato a correre da un lato all’altro del campo, come il mediano che Luciano Ligabue cantava «nato senza i piedi buoni lavorare sui polmoni». Una vita da mediano quella del tennista di Hostalrich cui, sempre parafrasando le strofe del cantautore di Correggio, la natura non ha dato né lo spunto della punta né del 10.

Ma quello che conta per un tennista che ha fatto della forza mentale e della resistenza fisica le sue armi migliori è sicuramente lo spirito. E quello dello spagnolo dal rovescio a una mano non sembra per nulla usurato dai 33 anni e dallo stop forzato: “Mi sono fermato un po’ prima della fine dell’anno per recuperare bene. Il gomito e il piede erano moto affaticati e quindi soltanto ora sto iniziando ad allenarmi”. Il lavoro con il suo coach è solo all’inizio, ma l’obiettivo è chiaro: ritornare competitivo sin dall’inizio della prossima stagione: “Ora mi sento un po’ meglio, ma ho due mesi per tornare al massimo fisicamente. Punto a rientrare a Sydney e poi giocare gli Australian Open. Ma per il momento penso solo a recuperare la forma fisica”.

Una condizione fondamentale per chi sulla forma fisica ha costruito la sua carriera. Un punto di partenza necessario per un tennista che di infortuni con gli infortuni ha avuto spesso a che fare: “In verità non ho avuto moltissimi infortuni, ma arrivano dei momenti in cui non riesci a reagire mentalmente perché devi allenarti e fare anche molte sedute di fisioterapia. Ma arrivi a un punto in cui devi riflettere e pensare che la cosa fondamentale è tornare al top fisicamente per poter essere in grado di competere contro tutti gli avversari. A me è successo questo. Non ho avuto tanti infortuni, solo un po’ di stanchezza nelle dure fasi di recupero”.

Anche in questo senso Tommy Robredo, ex numero 5 del mondo, dimostra la sua attitudine alla battaglia e la sua umiltà: “Io sono fatto così. Combatto. Le persone che mi conoscono sanno che sono molto metodico, mi piace allenarmi bene e vedere cosa posso fare per migliorare”. Una cosa che in campo non si nota: “Ho anche degli appunti che mi ricordano cosa ho fatto l’anno prima rispetto alla stagione in corso. Cerco di essere sempre molto professionale”. Ma dopo una lunga carriera come la sua non può non esserci qualche rimpianto: “Nei momenti in cui non ho combattuto mi sono sempre arrabbiato con me stesso perché mi sono reso conto di non aver dato tutto in campo. La gente non può notare queste cose, ma io so che ci sono stati momenti in cui avrei potuto fare meglio”. Basta guardare Robredo ogni volta che esce dal campo, però, per capire che questi momenti non sono poi così tanti: “Alla fine – dice – quando esco dal campo dopo aver corso e combattuto fino alla fine non ho nulla da rimproverarmi. È questo quello che penso quando anche quando perdo un match”.

L’attenzione si sposta poi sul movimento del tennis in Spagna. E si riflette sul fatto che negli ultimi anni sono stati almeno 10 i giocatori presenti nella top 100 Atp, mentre al momento sembra che ci sia una sorta di passaggio a vuoto generazionale: “C’è stata un’era post Olimpiadi (Barcellona 1992 ndr). Sono stati investiti un sacco di soldi, sono stati sviluppati tantissimi progetti e la Spagna si è trovata poi a primeggiare in quasi tutti gli sport. Ma se si smette di investire, che piaccia o no, i cicli vincenti si chiudono”. Lo stesso tennista catalano porta poi un calzante esempio in questo senso: “Guardate il periodo di Arantxa Sanchez Vicario e Conchita Martinez. Dopo di loro sembrava che per il tennis femminile non ci fossero speranza. Invece ora ci sono Carla Suareza Navarro e Garbiñe Muguruza. È possibile attraversare un periodo in cui ci saranno meno giocatori a rappresentare il paese, ma bisogna continuare a investire per iniziare nuovamente un ciclo vincente”.

Non può mancare nemmeno l’argomento Coppa Davis. Una tematica che nel paese iberico ha più diviso che unito e che ha creato uno strascico importante di polemiche: “Siamo abituati a fare altro”, dice Robredo riferendosi al fatto che la sua nazionale, negli ultimi anni, ha sempre giocato per vincere l’Insalatiera e non per restare nel World Group. “La cosa importante è sempre arrivare a domenica con tre punti in cascina e tornare a casa felici. I match di Davis sono ormai molto duri ma allo stesso tempo molto belli. Così come è bello vincere ma pesante subire le critiche quando si perde. E in Spagna, quando si perde in Davis tutti ti si scagliano contro. L’unica cosa che posso dire è che a me la Davis ha insegnato molto. Avrei potuto giocare di più, ma avrei potuto anche perdere di più. L’unica cosa che mi resta è una grande esperienza come giocatore e come persona”.

Un tennista, Robredo, che in carriera ha saputo sempre accettare la sconfitta anche con il sorriso e con un pizzico di ironia, come quando a Valencia 2014 fece un gestaccio a Andy Murray dopo averci perso contro la seconda finale in due settimane. Ma che ha saputo togliersi anche molte soddisfazioni: “Ci sono molti bei momenti nella mia lunga carriera. Ho vinto il Master di Amburgo. Vincere il trofeo Godò in casa è stato tremendo. Mi sono anche qualificato per la Master Cup di Shanghai. Ho vinto la Coppa Davis e ho ricevuto gli applausi del pubblico francese dopo una maratona contro Monfils al Roland Garros. Una cosa che mi ha fatto venire la pelle d’oca. Sono tanti i momenti che non dimenticherò mai”.

I ricordi lasciano infine spazio agli obiettivi per la stagione 2016: “Il più importante è quello di essere in buona salute per poter allenarmi e giocare bene a tennis. Non ho ambizioni di classifica, ho solo bisogno di essere competitivo contro tutti gli avversari. Per me l’importante è andare a tutto gas, poi vedremo se vincerò o perderò. Il tennis è la mia passione e finché avrò forza darò tutto per questo sport”.

Foto: Il rovescio a una mano di Tommy Robredo (www.zimbio.com)


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