TONI NADAL: ECCO IL RAFA CHE NON CONOSCETE

Lo zio allenatore racconta il Rafael Nadal segreto con cui vive a contatto di gomito da anni. Lascia aperto inoltre uno spiraglio sulla possibilità di un suo ritorno ai Masters e nella finale di Coppa Davis
venerdì, 5 Ottobre 2012

Buenos Aires (Argentina). Toni Nadal probabilmente non sarebbe in Sud America se il nipote, lo straordinario Rafael Nadal, non fosse in una fase di inattività forzata a causa delle sue ginocchia malandate.

Lo zio del miglior giocatore spagnolo ed ex numero 1 al mondo, un allenatore rigido, un vero stratega sui campi lenti, il mentore che ha permesso a Rafa Nadal di vincere 11 tornei del Grande Slam, è arrivato la prima volta in Argentina, invitato dall’Argentina Tennis Association, per un tour nel quale tenere conferenze, mostrare i metodi di lavoro e raccontare la sua vita insieme con il campione nato a Manacor.

La prima cosa che Toni Nadal si è preoccupato di chiarire è che l’attuale numero 4 ATP non è una “stella”, ma che tutti i risultati sono stati il frutto di umiltà, disciplina e dedizione e che, senza dubbio, il sette volte vincitore del Roland Garros avrebbe preferito essere un calciatore del Real Madrid prima di divenire un giocatore di tennis.

“Certo bisogna avere la stoffa quando si gioca a tennis e correre tanto. Ma se uno non è umile è perché la sua testa non è a posto, mentre Rafa ha l’istruzione e i piedi per terra. Non ha problemi economici ed è conosciuto in tutto il mondo, ma è una persona sensibile che ha sofferto molto quando i genitori si sono separati, che soffre se litiga con la fidanzata, poiché sono ragazzi normali che hanno problemi come tutti gli altri”.

“Rafa prova dello stress quando stiamo camminando in giro per New York o Parigi, ma questo non lo rende astruso dalla realtà ed è una persona normale” – afferma Toni, con fermezza, rivendicando il merito di averlo instradato nel tennis: “non avrei mai accettato di lasciargli scegliere un’altra strada, anche se non avrei mai voluto essere il suo allenatore”.

Toni Nadal ha un carattere tagliato con l’accetta e non scherza sulla sua indipendenza, anche sotto il profilo economico: “Quando Rafael ha cominciato ad essere un professionista non ho mai voluto che mi pagasse, perché ho sempre voluto essere in grado di dirgli ciò che volevo e, soprattutto, non ho mai voluto essere sotto la tutela economica di mio nipote. Questo mi permette di dire quello che desidero”.

“Se dovessimo ricominciare da capo, penso che farei lo stesso [sorride]. Devi essere il boss. A volte vedo allenatori che sono asserviti, che piegano la testa legando la racchetta ai capricci del giocatore. Vengo da una generazione dove si doveva portare rispetto alle persone anziane e non posso accettare un atteggiamento diverso”.

L’indipendenza economica di zio Toni è, però, pur sempre un affare di famiglia: “Ho un business a metà con il padre di Raffaello, ci va abbastanza bene e non devo lavorare, perché si occupa di tutto lui.”

Toni Nadal è un appassionato di calcio, in particolare del Barcellona: “Messi è probabilmente il migliore di tutti i tempi, anche meglio di Maradona”. E’ un ammiratore dei metodi di allenamento di Johan Cruyff e Josep Guardiola; ispirandosi a loro ha sempre cercato di trasmettere al nipote l’importanza dell’aspetto mentale. “Il punto forte di Rafael è proprio la testa. E’ determinato come un treno. Se permetti ad un giocatore di 12 anni di tirare la racchetta durante un allenamento, a 15 gli permetterai probabilmente di dare una festa in campo. Abbiamo un buon esempio con Ferrer.  Prima David non era come è oggi. Perdeva molto, poi è cresciuto sul piano mentale e oggi è in grado di battere chiunque. Rafa non si sarebbe mai permesso di fare scenate e non si sarebbe mai abbandonato allo scoramento o a gesti di insofferenza. Sa benissimo che nella vita dobbiamo combattere”.

Ascoltando Toni Nadal parlare lentamente, ma con forza, è facile comprendere dove l’ex numero 1 abbia attinto parte della sua forza di carattere. Un piccolo incidente curioso è avvenuto subito dopo che l’allenatore aveva ribadito che Rafa Nadal non ha mai rotto un racchetta da tennis, perché questo sarebbe irrispettoso. A contraddirlo è arrivato però Gaston Gaudio che ha raccontato un aneddoto, secondo il quale nel 2005 a Buenos Aires, dopo essere stato sconfitto da lui, Rafa avrebbe rotto non una ma sette racchette nello spogliatoio. Toni Nadal si è rabbuiato smentendo prontamente il fatto. La storia non doveva essere vera perché il giorno dopo Gaston Gaudio ha fatto sapere di aver telefonato a Rafa Nadal per scusarsi.

Una sorta di leggenda del tennis mondiale racconta che lo zio allenatore abbia costretto Rafa a giocare con la mano sinistra, mentre Toni ha sempre sostenuto di avergli semplicemente insegnato  a giocare con due mani interscambiabili: “Ho chiesto a Rafa quanti top ten abbiano le mani intercambiabili. La risposta è nessuno, lui è il primo. Non importa sapere se sia mancino o destro. Nel tennis è mancino, anzi è destro, o meglio tutti e due. L’importante è che giochi bene. Nel golf, ad esempio è destro, mentre nel calcio è effettivamente mancino”.

Toni Nadal ha poi raccontato che Rafa “che non vive uno dei momenti più loquaci della sua vita “, sta usando questo periodo di forzata inattività per trascorrere più tempo a casa, andando a pescare e giocando a golf: “Le avversità sono parte della vita e lui per accettarle usa la psicologia. Questi problemi si devono risolvere” ha aggiunto, con fiducia nel futuro di suo nipote ed anche con devozione e gratitudine.

Infine non poteva mancare una previsione sul ritorno in campo: “Entro 15 giorni Rafa riprenderà gli allenamenti. Speriamo possa rientrare per la finale di Coppa Davis e per il Master. Il fatto è che, essendo a fine stagione, dobbiamo ancora valutare se sia il caso di giocare prima del nuovo anno. Se le condizioni del ginocchio saranno ottimali, vi è una piccola possibilità di vederlo in campo. In ogni caso Rafa spera di arrivare alle Olimpiadi di Brasile 2016”.


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