TONI NADAL: “QUANDO RAFA HA INIZIATO LA MIA RESPONSABILITÁ ANDAVA OLTRE IL TENNIS”

Intervista del Mundo allo zio più vincente del tennis. Si parla del rapporto con Rafa, della sua crescita e della sua educazione. E c’è spazio anche per una stoccata all’ex ministro francese dello sport Roselyne Bachelot: “Dimostra una totale mancanza di conoscenza del mondo del tennis”.

Tennis – Toni Nadal ha finalmente smesso di dare ascolto a critiche, voci sul suo presente e sul suo futuro nel box di Rafa e più o meno verificate indiscrezioni giornalistiche . Gli anni sono passati e la sua esperienza nel mondo del tennis si è incrementata. Lo zio più vincente del tennis, probabilmente dopo il Master di Indian Wells giocato dal nipote, sa che i valori e i principi su cui si basa il rapporto con Rafa sono solidi.

Ma il ruolo di zio-allenatore è e resta di grande responsabilità e può anche essere considerato logorante: “Quando abbiamo iniziato a viaggiare Rafael era molto piccolo e la mia responsabilità andava oltre il tennis. Adesso è cresciuto, è un uomo e il nostro rapporto familiare è quasi passato in secondo piano”. Ma non all’inizio: “Una volta, durante il torneo di San Juan de Luz, in Francia, quando aveva 16 anni, Rafael è andato a cena con un mio amico in un ristorante. Il giorno dopo gli dissi che sarebbe stato più opportuno che alla sua età andasse a mangiare un hamburger. A quei tempi aveva già firmato molti contratti, ma io non volevo che il denaro compromettesse la sua carriera. E lui da allora ha sempre cercato di vivere come un ragazzo normale”.

Insomma, zio Toni è più di uno zio e più di un allenatore. Ma ha anche tre figli: “Non sono per nulla gelosi del cugino. Anzi, ne sono entusiasti. Grazie a lui sono stati agli Us Open, in Australia e a Wimbledon. È vero, io sono stato molto tempo lontano da casa, ma adesso mi alterno con Francisco Roig e sono lontano da casa soltanto per 180 giorni all’anno. Ci sono stati anni in cui sono stato fuori molto più tempo. Ma la vedo come una fortuna. Faccio quel che mi piace fare”.

E da tanti anni. Anni in cui Rafa è diventato un grande campione, anni in cui si è migliorato tantissimo. Chi meglio del suo allenatore può dire quale sia stato il fattore determinante per uno dei tennisti più vincenti della storia? “Da allenatore dico che il perfezionamento della tecnica di base è stato fondamentale. Nella vita per eccellere bisogna perseverare e questo è quello che ho insegnato a Rafa sin dall’inizio della nostra avventura. Il mio obiettivo era quello di inculcargli la capacità di affrontare i suoi limiti e superarli. Ho sempre cercato – insiste Toni – di fargli tirare fuori il meglio, anche nelle peggiori condizioni. E avrei fatto lo stesso con lui e con chiunque altro, anche fuori dal mondo del tennis”.

Inevitabile, dunque, cercare di capire quale sia la percentuale di merito di Toni Nadal nelle vittorie dell’ex numero 1 del mondo. E qui lo zio si toglie più di un sassolino dalla scarpa: “Quando ha vinto si diceva che io ero un buon allenatore. Adesso che non vince più così tanto si dice che sono io il colpevole. Quello che penso è che ho la fortuna di allenare un buon giocatore”.

Un giocatore che si è sempre contraddistinto per una volontà di ferro e per una tenacia su cui non tutti possono contare: “Ho sempre sostenuto – scandisce zio Toni – che il sistema scolastico perde tempo a insegnare nozioni che i bambini possono trovare facilmente su Google. Mentre lavorare sulla loro intelligenza e sulla volontà di dominare è un’altra cosa. Ed è quello che io ho fatto con Rafael. L’uomo è una creatura abitudinaria. Se è abituato a lavorare ogni giorno, senza fallire e senza cercare scuse, non avrà difficoltà a lavorare per tutta la vita”.

Il problema, quindi, sarebbe la tendenza di alcuni mentori – forse anche dei genitori – a giustificare troppo spesso i propri pupilli: “Mi ricordo che il padre di un ragazzo che giocava con Rafael disse che il figlio non vinceva perché dormiva male. Ma io penso che ammettere i propri errori sia fondamentale. Se ci si abitua a giustificare ogni sconfitta con un argomento si limita la capacità di crescita”.

Una delle frasi preferite di zio Toni è «Aguanta Rafa» che in italiano significa «sopporta/resisti Rafa». Una sorta di parola d’ordine che Toni Nadal spiega così: “Sin da piccolo Rafael ha avuto un’eccellente predisposizione al lavoro e una grande capacità di resistenza. E non si è mai scoraggiato perché è stato formato bene”. Ma le tensioni tra giocatori e tra giocatori e allenatori ci sono spesso in campo. Invece tra Toni e Rafa non sembra esserci mai un problema: “Sarebbe imbarazzante per me e per lui litigare davanti alle persone. Qualche tempo fa circolavano alcune immagini in cui sembrava che discutessimo animatamente, ma non era vero. Tra di noi il rispetto è fondamentale e Rafa sa che io sono qui per aiutarlo”. Poi racconta un episodio, forse l’unico, in cui il nipote gli si è rivolto male: “Eravamo a Madrid. Rafa stava attraversando un momento difficile. Stava giocando bene ma stava perdendo e io gli dissi «vai, vai ma fai attenzione ora» e lui rispose dicendomi di non dirgli nulla perché era troppo teso. Così io incrociai le braccia e non lo guardai per il resto della partita. Nello spogliatoio mi disse che era un po’ nervoso e che reputava la mia reazione esagerata. Io gli risposi dicendo che poteva tranquillamente dirmi quello che pensava, ma non in quel modo. Probabilmente ho esagerato, è vero. Ma ho visto allenatori andare via dopo un confronto con i loro assistiti e questa cosa è imbarazzante”.

Una domanda sul futuro di Rafael Nadal. Un futuro che inevitabilmente sarà lontano dai campi da tennis. Ma sarà un futuro felice? “Rafael sarà felice perché ha tanti interessi. Gli piace giocare a golf, pescare, stare con gli amici, con la sua ragazza e con la sua famiglia. La vita non è solo tennis” dice convinto zio Toni. Una convinzione che mostra anche parlando delle dichiarazioni dell’ex ministro dello sport francese Roselyne Bachelot, la quale ha accusato Rafa Nadal di doping: “Si dicono ormai moltissime cose. Difficile che qualcosa mi sorprenda, salvo il caso in cui è un ex ministro a farla o a dirla. È improbabile che una persona che in teoria dovrebbe rispettare e tutelare le leggi parli senza fornire alcuna prova. Rafa non ha mai fatto nulla di male e queste dichiarazioni danneggiano sia l’ex ministra sia Sarkozy. Quello che è stato detto dimostra una totale mancanza di conoscenza del mondo dello sport e del tennis perché è stato detto che Itf e Atp avevano coperto Rafa senza sapere che si tratta di organismi assolutamente indipendenti”.

Un’ultima battuta sul ritorno di Rafael Nadal in Coppa Davis: “Dipende tutto dalle decisioni di Conchita Martinez – conclude Toni Nadal – ma spero che sia presente sin dal prossimo turno”.

Foto: Rafa e Toni Nadal durante una sessione di allenamento (www.zimbio.com)

 


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