TONI NADAL: “SE NON FOSSI SUO ZIO RAFA MI AVREBBE SOSTITUITO”

Toni Nadal a cuore aperto ai cronisti iberici in quel di Buenos Aires: "Rafa sta perdendo campo, dobbiamo trovare il modo di essere propositivi".
lunedì, 15 Febbraio 2016

TENNIS – Toni Nadal, zio e allenatore di Rafa Nadal, parlando ai media ha confessato che, se non avesse un legame di parentela con l’ex numero uno del mondo, probabilmente quest’ultimo lo avrebbe già sollevato dall’incarico. Dichiarazioni forte per chi, a torto o ragione, è stato (e forse lo sarà ancora) uno dei pilastri su cui sono stati poggiati tutti i più grandi successi del maiorchino.

“Il legame che ho con Rafa è davvero particolare. Essendo in primis suo zio, e poi suo coach, ho dovuto da sempre fare attenzione a non confondere l’uno con l’altro cosa che, per fortuna, mi è sempre stato reso facile vista l’abnegazione e la professionalità del ragazzo. Visti i suoi risultati negli ultimi anni, però, probabilmente se non fossi stato suo zio avrebbe già deciso di provare altre soluzioni, almeno questo è ciò che penso”, ha detto zio Toni.

Un 2016 che, tra l’altro, non ha di certo aiutato a far cambiar idea al buon Toni visti i pessimi risultati del mancino più famoso del circuito. Dodici match disputati (compresi quelli in doppio) e ben quattro sconfitte, peraltro brucianti come la finale a Doha contro Djokovic dove ha raccolto la miseria di tre games cedendo di schianto 6-1 6-2. Poi la debacle agli Australian Open contro un Verdasco in forma extralusso e la sconfitta di qualche giorno fa contro Dominic Thiem proprio a Buenos Aires dove lo scorso anno si proclamò campione.

“Nel tennis è il giocatore che fa grande il tecnico non il contrario, almeno è questa la mia teoria. Ricordo ancora come fosse ieri un Rafa sedicenne contro Guillermo Coria a Montecarlo. Probabilmente erano altri tempi, un altro tennis, adesso è tutto molto fisico, poco tecnico, le grandi potenzialità atletiche hanno la meglio su ogni altro piccolo aspetto del gioco. Fino ad oggi Rafa ha sempre cercato di attaccare l’avversario, piantando i piedi in campo e martellando col suo dritto anche se, purtroppo, non è sempre possibile essere così aggressivi. Ad ogni modo è la volontà nel fare le cose che fa tutta la differenza del mondo, non a caso si vincono nove Roland Garros in carriera. Attaccare come fa Federer attualmente? Sarebbe bello ma i due hanno caratteristiche diametralmente opposte, certo è che stiamo lavorando sodo per tornare ad essere propositivi. Rafael adesso perde campo perchè non colpisce più la palla come cinque anni fa, non parlo di mera potenza ma di velocità d’esecuzione”, ha chiosato il tecnico iberico.

 


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