TONINO ZUGARELLI, LA RISERVA DI LUSSO DELLA DAVIS 1976

Tonino Zugarelli compie oggi 67 anni. Il suo nome è e resterà sempre legato alla vittoria della Coppa Davis 1976, edizione in cui, pur da sostituto, ottenne alcune vittorie decisive nel cammino verso l’Insalatiera.
martedì, 17 Gennaio 2017

Tennis – Romano de Roma. Personaggio verace e senza peli sulla lingua. Il quarto uomo più prezioso del mondo è stato definito. Perché Tonino Zugarelli su quel ruolo di prima riserva della nazionale italiana che vinse la Coppa Davis a Santiago del Cile nel 1976 ha costruito il suo personaggio. Una sorta di anti-eroe.

Vedere per credere. Di quella squadra Adriano Panatta è Adriano Panatta. Corrado Barazzutti è capitano di Davis e Fed Cup. Paolo Bertolucci fa il commentatore in tv. Non si discute nemmeno il ruolo di Nicola Pietrangeli. All’ex capitano di Davis è stato intitolato addirittura uno dei campi del Foro Italico. “Io al Foro Italico nemmeno ci posso entrare” dichiarava in un’intervista del 2015 Tonino Zugarelli: “Non sono stato ripagato per i risultati raggiunti. Vorrei soltanto un ruolo per vivere tranquillo”. E invece, come si dice, gli attaccanti si prendono la gloria, i difensori vincono la partita. È una frase che meglio si adatta al calcio, non ci sono dubbi. Ma è una frase pertinente al ruolo dell’ex tennista, quello con i baffi. Quello che in molte occasioni porgeva l’acqua ai compagni, dava sostegno a chi stava in campo, quello della serie “devi sempre stare pronto, ma se tutto va bene non giochi”.

Una sorta di invisibile Tonino Zugarelli. Eppure in quel lontano 1976 lui giocò e vinse incontri di fondamentale importanza. Si giocava sull’erba di Wimbledon e Tonino fu chiamato a sostituire Corrado Barazzutti. Il tennista romano fece la sua parte, battendo Roger Taylor e Joh Lloyd, ma poi tornò al suo ruolo di riserva: “Eravamo una squadra fortissima. Panatta e Barazzutti erano tra i primi giocatori al mondo. Bertolucci in doppio faceva sognare e poi c’ero io che qualche soddisfazione me la sono tolta. Sono stato convocato 50 volte in Davis e ho giocato poche partite. Ma in quegli anni c’ero anche io, quegli anni sono anche i miei”.

Lo dicono anche i fatti. Zugarelli giocò anche una finale – l’ultima di un Italiano – agli Internazionali d’Italia nel 1977, la sua migliore stagione di sempre, quella in cui si spinse fino al numero 27 della classifica Atp. Ma in quella partita fu la stella Vitas Gerulaitis a vincere. Sarebbe andata diversamente se avesse vinto l’italiano? Questo non è dato saperlo. Quello che si sa è che il ruolo di riserva Zugarelli sembra averlo ancora oggi. Come detto, è l’unico degli alfieri di Santiago a essere praticamente sparito dalla circolazione. A poco sembra essere servita la biografia scritta a quattro mani con Lia Del Fabro, Zuga, il riscatto di un ultimo, Zugarelli è sempre rimasto nell’ombra. Probabilmente uno dei motivi può essere rintracciato in una sua recente intervista concessa al Foglio: “Io odiavo il tennis. Da piccolo pensavo solo al calcio. Ho sempre considerato il tennis come un lavoro, un modo per arrivare alla fine del mese. Adriano, Paolo, Nicola, per loro era tutta passione, per me solo sopravvivenza”. Ecco l’anti-eroe che ritorna, ecco il ragazzino della borgata romana che inizia a giocare a tennis con le racchette rotte e si guadagna la pagnotta con le mance ottenute facendo il raccattapalle ai ricchi. Questo spirito Zugarelli non l’ha mai perso. Ha giocato a tennis per ottenere la sua rivincita. Voleva dimenticare le sue umili origini, ma sono quelle stesse origini che oggi fanno sì che i pensieri dell’ammazzainglesi del 1976 siano per gli sconfitti, per gli invisibili: “Nessuno parla mai di loro. Ci ricordiamo solo i nomi dei vincitori, mai quelli di chi si perde per strada. E io ne ho visti, erano tutti come me. È per questo che ho giocato a tennis tutta la vita. Solo per guadagnarmi il rispetto degli altri”. Ha ottenuto il rispetto che meritava Tonino. Lo ha fatto giocando sempre al massimo e vivendo una carriera dignitosissima. Lo ha fatto mettendocela sempre tutta. Anche quando le cose andavano bene e lui era costretto alla panchina. Buon compleanno Zuga.

Foto: Tonino Zugarelli (www.corriere.it)


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