UFFICIALIZZATA LA SOSPENSIONE DI CILIC PER DOPING

La ITF ha confermato la presenza, nelle urine consegnate da Cilic ai tempi dell'Open di Monaco, di uno stimolante: 9 mesi la pena, retroattiva, sanzionata al croato.
lunedì, 16 Settembre 2013

Tennis. Durante l’incontro di Davis tra Gran Bretagna e Croazia, è stato Andy Murray a risollevare la questione: dov’è finito Marin Cilic? Il croato, infatti, in condizioni normali, sarebbe dovuto essere il principale cavallo di battaglia per i croati per qualificarsi al main draw della prossima edizione di Coppa Davis. Le voci di un possibile silent ban applicato su di lui già da qualche mese si son rincorse sempre più numerose tra gli addetti ai lavori, ma la mancanza di chiarezza è stato il fattore principale che ha indotto Andy Murray, in rappresentanza probabilmente di molti suoi colleghi, di mettere tutto sotto lente di ingrandimento una volta per tutte.

E così, oggi, è stato. Con un comunicato online, infatti, la ITF, International Tennis Federation, ha annunciato che Marin Cilic ha violato l’Articolo 2 comma 1 del programma Anti-doping tennistico, che annuncia dunque la presenza di sostante proibite nel corpo dell’atleta. Il 24enne croato è stato trovato positivo nel BMW Open su terra rossa di Monaco di Baviera (poi vinto da Tommy Haas) attraverso l’analisi, da parte dei laboratori accreditati WADA (World Anti-Doping Agency) di Montreal, di un campione di urina del giocat0re stesso. Nelle urine è stata trovata la presenza della Nikethamide, uno stimolante inserito nella lista delle sostanze proibite, e quindi dopanti, della WADA; dunque, accertata la violazione delle leggi antidoping da parte del croato, a ridosso della top ten del ranking ATP all’inizio della stagione tennistica.

A sua difesa, Cilic, che non aveva comunque un valido certificato medico per l’assunzione di tale stimolante, ha asserito di aver ingerito tale sostanza attraverso l’assunzione di Coramina, farmaco usato di solito per stimolare le funzioni cardiache o respiratorie, comprata in farmacia – secondo la sua tesi – non per conto suo ma per quello della madre, che avrebbe inserito il farmaco nelle sue zollette di zucchero.

Il tribunale indipendente ha tenuto conto delle parole del tennista di Medjugorje: infatti, la corte ha ritenuto che l’atleta abbia assunto la Coramina inavvertitamente, e dunque non di sua spontanea volontà e non con l’intenzione di alterare le sue prestazioni sportive. Per cui, il caso Cilic va incontro all’articolo 10 comma 4 delle norme anti-doping, che gli consentono una riduzione della pena, e quindi del periodo di inattività. La sospensione, dunque, è stata ridotta a nove mesi, e visto il suo effetto retroattivo, la pena parte proprio dal primo maggio 2013, ovvero nel periodo in cui si stavano svolgendo gli Open di Monaco di Baviera. Tutti i punti nel ranking, i trofei e i montepremi guadagnati da Marin sino ad allora sono annullati e sequestrati; Cilic potrà tornare a giocare alla mezzanotte del 31 gennaio 2014. Dopo il 500 di Monaco, Marin aveva giocato anche i 1000 di Madrid e Roma ed era giunto in finale nel Queen’s di Londra; una volta avvertito del fatto che sia stato trovato positivo ai test anti-doping, Cilic avrebbe deciso di collaborare con la ITF, inventandosi un infortunio al ginocchio che gli permettesse di dare forfait a Wimbledon e di iniziare il suo periodo di ban.

Un lampo di chiarezza, dunque, in un periodo in cui il tennis viene sempre più oscurato dalle ombre del doping. Dalla sospensione di Troicki alle dichiarazioni del noto giornalista americano di Bloomberg, Jonathan Mahler, che vanno ad accusare Nadal di assumere sostanze illegali per migliorare le proprie prestazioni sportive, passando ai rapporti USADA che segnalano lo scarsissimo numero di controlli anti-doping annui nel tennis (appena 19, solo la pesca ne ha di meno), il mondo della racchetta sprofonda sempre di più nel dubbio di abitare di un habitat naturale sporco e lasciato al suo destino. In attesa dell’approvazione del tanto acclamato passaporto biologico, comunque, la conferma della sospensione di Cilic è già una netta presa di posizione da parte della ITF, a provare l’intransigenza, comunque ancora da estemizzare e da render più severa, relativa alla presenza di certe sostanze in uno sport quasi mai toccato da vicende di doping. C’è da capire, però, se questo essere immacolato sia motivato da uno sport in assoluta buona fede o, viceversa, da una enorme superficialità nel toccare la questione e sviscerarla nel profondo, di fatto rendendo il tennis uno degli sport più arretrati dal punto di vista della severità nei controlli.


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