AMARCORD US OPEN

Alla vigilia dell’ultimo Slam della stagione, riviviamo insieme dieci tra gli incontri più significativi disputati a New York nell’Era Open
sabato, 20 Agosto 2011

New York (USA). Credetemi, è davvero complicato scegliere solo dieci partite delle più di diecimila (!) disputate dal 1968 al 2010 in quello che è l’ultimo torneo del Grande Slam dell’interminabile stagione del tennis professionistico. Mi sono affidato ai racconti di chi ne ha potuti vedere la maggior parte e alla mia memoria, avendo come criteri certo la spettacolarità, ma anche l’importanza storica. L’ordine è rigorosamente cronologico. Dite la vostra nei commenti…

Laver b. Roche 7-9, 6-1, 6-3, 6-2, finale 1969. Il match che ha consacrato definitivamente “Rocket” Rod Laver tra gli Immortali del nostro sport. Con questo successo, infatti, l’asso australiano, unico nella storia del tennis, ha bissato il Gran Slam conquistato, prima di passare professionista, nel 1962. Il match, disputato di lunedì a causa della pioggia su un campo in erba piuttosto accidentato, ha avuto storia solo nel primo set quando, dopo aver servito per il set sul 5-4, Laver, alle prese con delle suole oltremodo scivolose, si è fatto brekkare dal suo connazionale Tony Roche ed ha ceduto il parziale. Sistemata la sciolina delle scarpe, però, non c’è stata più storia. Due ore scarse di serve and volley, varietà di colpi e qualche magia da cineteca. L’incontro, facilmente reperibile in DVD in ottima qualità, è consigliato vivamente a tutti gli appassionati del tennis classico. http://www.youtube.com/watch?v=2f60jJTbEps&playnext=1&list=PL0C3510A2118604F3

Connors b. Borg 6-4 3-6 7-6 (11-9) 6-4, finale 1976. Jimbo aveva un rapporto particolare con il pubblico statunitense e con lo Slam di casa: amato e odiato, idolo in quella incredibile edizione del ’91 quando, trentanovenne, fu capace di spingersi addirittura in semifinale dopo una serie di incredibili battaglie (altro momento da ricordare), guadagnò per 7 volte l’atto conclusivo degli US Open (5 volte consecutive tra il ’74 e il ’78) aggiudicandosi il trofeo per ben cinque edizioni (’74, ’76, ’78, ’82, ’83), l’unico capace di farlo su tre superfici diverse. La finale disputata, nel meraviglioso West Side Tennis convertito alla terra verde, nell’anno del duecentesimo anniversario dell’indipendenza americana, lo ha visto prevalere sull’incontrastato numero uno del mondo, lo svedese Bjorn Borg che, invece, ai Campionati americani si è dovuto accontentare per ben quattro volte della piazza d’onore. Quella volta però il vichingo di ghiaccio ebbe le sue occasioni: sul punteggio di un set pari, infatti, i due disputarono un grande terzo set lungo 70’ e concluso vittoriosamente al tie-break dall’americano non prima di aver annullato quattro set point. http://www.youtube.com/watch?v=T0dMd9q2o6w

Connors b. Panatta 4-6 6-4 6-1 1-6 7-5, ottavi 1978. Un po’ d’Italia, nello Slam storicamente meno fortunato per il tricolore, ci voleva. Tra la Ferrando che batte la Seles al terzo turno del ’90, Gaudenzi che ci fa gridare al campione battendo Courier nel 1994, Pozzi che fa vedere le streghe per cinque set al futuro vincitore Safin nel secondo turno del 2000 e Sanguinetti che supera Srichapan 7-6 al quinto al terzo turno del 2005, ho scelto il magico braccio di Adriano Panatta che, negli ottavi della prima edizione disputata sul cemento, su un campo centrale gremito, fece patire non poco il futuro vincitore del titolo Jimmy Connors, trascinandolo al quinto set in uno degli incontri più belli mai disputati dal nostro. Viene ricordato in particolare un passante incredibile (e decisivo) giocato da Jimbo sul 6-5 40-40 del quinto parziale che mise di fatto fine alla contesa.
http://www.youtube.com/watch?v=JTIxobZMzBg

Mc Enroe b. Borg 4-6 6-2 6-4 6-3, finale 1981. Non poteva mancare uno dei super-classici degli anni Ottanta. La finale dell’anno prima, durata cinque set, è forse stata più combattuta, emozionante e tecnicamente valida, ma questa di dodici mesi dopo, vinta sempre da quel fenomeno di Mc Genius in quattro, ha forse maggiori implicazioni. È stata, infatti, la terza affermazione consecutiva dello statunitense (la quarta e ultima arriverà nel 1984), l’ultima finale Slam Giocata da Borg prima del suo ritiro e, quindi, l’ultima delle quattordici, meravigliose sfide ufficiali giocate tra questi due intramontabili protagonisti della storia del tennis. Assolutamente da avere in videoteca.
http://www.youtube.com/watch?v=SQjzRGvaP0A
 
Lendl b. Cash 3-6, 6-3, 6-4, 6-7, 7-6, semifinale 1984. Ivan il Terribile è stato uno dei tennisti più vincenti a New York. Finalista per la cifra record di otto anni di seguito dal 1982 al 1989, e vincitore in cinque edizioni, il cecoslovacco poi naturalizzato americano ha trovato spesso il suo miglior tennis proprio nella Grande Mela. Tra i tantissimi incontri degni di nota, ho scelto la splendida semifinale disputata contro Cash nell’edizione ’84, in quel Super Saturday dell’8 settembre che rimane una delle giornate di tennis più lunghe ed incredibili della storia. Un confronto di stili entusiasmante giocato ad un livello incredibile per più di tre ore, con l’australiano sempre avanti e Lendl a tirar randellate di passanti. Alla fine Cash sfiorerà la vittoria arrivando fino a match point, ma dovrà arrendersi ad un Lendl mai domo.
 http://www.youtube.com/watch?v=92NL7WwCBxQ

Navratilova b. Evert 4-6 6-4 6-4, finale 1984. A proposito di confronto di stili, pochi minuti dopo Lendl-Cash, ebbe luogo la sessantunesima sfida tra due delle più forti giocatrici di sempre, protagoniste della più grande rivalità della storia dello sport, lunga ben ottanta incontri in quindici anni. Martina viveva il miglior momento della carriera, mentre Chris veniva da ben 12 sconfitte di fila subite contro l’eterna rivale. Dopo un buon inizio, anche il questa occasione l’americana, vincitrice di ben sei US Open, l’ultimo nel 1982, fu costretta ad arrendersi alla Navratilova alla sua seconda affermazione (su quattro) colte a New York.
http://www.youtube.com/watch?v=tObDYJJ8hJE

Mandlikova b. Navratilova 7-6 1-6 7-6, finale 1985. Hana Mandlikova era una tennista dal gioco meraviglioso, elegante e completo ma con un carattere un po’ fragile e non troppo continua nel rendimento. Quando tutti i tasselli andavano al posto giusto, però, erano guai per tutte. Nello US Open del 1985, ad esempio, trovò una quindicina giorni di grazia e superò prima Chris in semifinale, poi, in una finale splendida ed estremamente combattuta, Martina, aggiudicandosi il primo e unico US Open della sua altalenante carriera. Si ritirò troppo giovane a 28 anni. Un omaggio al suo stile era doveroso.
http://www.youtube.com/watch?v=IoQvF3yMD2Q

Graf b. Seles ’95 7-6 0-6 6-3, finale 1995.  Dopo il terribile (e incredibile) accoltellamento subìto da Monica Seles nel torneo di Amburgo 1993, il tennis femminile era rimasto orfano di una splendida rivalità, e Steffi dominava in lungo ed in largo il circuito senza avversarie all’altezza. Quando, dunque, la povera Seles, già vincitrice a Flushing Meadows nel ’91 e ’92, superò lo shock e decise di rientrare, fu una boccata d’ossigeno per tutti. La prima sfida tra le due dopo il rientro fu proprio questa finale a Flushing. Un grande (e decisivo) primo set vinto da Stephanie con la tedesca che aveva decisamente più gambe e fiato e che finì per vincere alla distanza il suo quarto Slam a New York. Il quinto e ultimo arriverà l’anno successivo. Un match tra i più densi di significato.  
http://www.youtube.com/watch?v=d1_clFIVBbg

Sampras b. Agassi 6-7 (7) 7-6 (2) 7-6 (2) 7-6 (5), quarti 2001. La sfida infinita tra i due grandi tennisti statunitensi ebbe per quattro volte come cornice il Campo Centrale dello US Open, tre volte, tra l’altro, nell’atto conclusivo della manifestazione, nel ’90, ’95 e 2002. In tutte e quattro le occasioni vinse Sampras, (otto volte finaliste e cinque volte vincitore a New York) e tutte e quattro le partite avevano qualche motivo di rilevanza. Ma il quarto di finale del 2001, a pochi giorni dalla tragedia delle Torri Gemelle, merita più delle altre. Match senza break e con pochissime palle break da una parte e dall’altra. Un equilibrio stellare; mazzate senza esclusione di colpi dal primo all’ultimo punto. L’intensità di quella partita, si ricorda: un match serale vissuto tutto d’un fiato. Una delle più belle partite di sempre.
http://www.youtube.com/watch?v=2VUBtEbuOuY

Federer b. Agassi 6-3, 2-6, 7-6(1), 6-1, finale 2005. Roger, campione uscente, era il re incontrastato e si cominciavano a presagire gli straordinari ulteriori trionfi futuri; Andre era il vecchio campione 35enne, già vincitore due volte a New York e finalista altre tre, ancora competitivo ma sul viale del tramonto. Avevano giocato un gran match pieno di vento in cinque set l’anno prima nei quarti. Gli ingredienti c’erano tutti. Fu un buon match, non straordinario magari, deciso dal tie-break del terzo, ma fu l’ultima finale Slam del Kid di Las Vegas che l’anno dopo disse basta, e con quel successo Roger fu il primo tennista dai tempi di Donald Budge a difendere per due anni di fila i titoli di Wimbledon e US Open. Roger vinse poi il titolo altre tre volte consecutive (in totale saranno 5 e sei le finali).
http://www.youtube.com/watch?v=B-TZeGkEQWc


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