US OPEN ATP: CILIC-NISHIKORI E LA FAVOLA IMPOSSIBILE DEI 300 A 1

Alle 23:00 italiane prenderà il via la finale più inattesa del 2014: Nishikori da una parte e Cilic dall'altra. Di chi saranno i riflettori?

Tennis. Per quanto l’evento sia stato tremendamente importante, nel giorno delle due semifinali di questi US Open 2014, non c’è stato neanche il tempo per il rullo dei tamburi, per la suspance o per troppi calcoli statistici: Kei Nishikori, 24 anni da Shimane, Giappone, stapazza l’indiscusso favorito Novak Djokovic e si arrampica, quasi senza far rumore, fino alla finale, la prima, di un torneo dello Slam. Come lui anche Marin Cilic; altro stampo, nato in Bosnia a Medjugorje 25 anni fa, ma stessa pasta del nipponico, vista l’incredibile serata che l’ha visto superare un certo Roger Federer, che già di per sé come evento basterebbe a far sobbalzare i nipotini sul divano.

Due semifinali senza storia o quasi, con Djokovic e Federer che in due hanno racimolato appena un set per merito del serbo, che hanno ridimensionato i campionissimi che già erano dati da tutti in finale per un remake dell’ultimo atto di Wimbledon, e che hanno fatto emozionare grazie agli occhi della tigre di due ragazzi che erano dati per spacciati.  Per quanto spesso non ci si capaciti di quanto possa essere potente la forza del lavoro quotidiano, anche e soprattutto per chi non è nato “insuperabile”, tale forza può rivelarsi difficile tanto quanto quella del cambiamento: finale inedita e gerarchie che prendono tutta un’altra piega, anche se a parlare di cambio della guardia si prendono sassate e occhiatacce. Se i due si fossero ritrovati opposti, grazie ad un ipotetico tabellone favorevole, qualche personaggio tipo portiere del Subbuteo, o nano da giardino se preferite, tutto sarebbe stato più facile da somatizzare, ma se questi due vengono fuori contro Milos Raonic, Stan Wawrinka e Novak Djokovic (Nishikori) e Gilles Simon, dopo una maratona di 5 set e 4 ore con precedenti tutti per il francese, Tomas Berdych e Roger Federer (Cilic), allora i conti tornano eccome. 

Le vittorie di ieri hanno regalato a Serena Williams, grazie al successo su Caroline Wozniacki, il 18esimo titolo Slam, ed ai fratelli Bob e Mike Bryan il 100 titolo ATP in doppio in carriera. Se quella di domani sarà la finale Slam numero 187 dell’Era Open, fino ad oggi erano stati 99 i diversi finalisti a contendersi il titolo, e possiamo tranquillamente dire che Cilic e Nishikori si divideranno volentieri quel N.100, anche se poi sarebbero 101, visto che di momenti così ne capitano veramente pochi nella vita di quei giocatori che per tutta una carriera vengono considerati sempre e solo “seconde linee”, nonostante il tasso tecnico molto alto e un tennis che li avrebbe premiati sicuramente di più se fossero nati in un altro periodo storico. Ma questa è acqua calda probabilmente.

Prima finale con debuttanti nell’ultimo atto dal Roland Garros 2005, prima finale tra giocatori all’asciutto di titoli Slam dagli Australian Open 2008, primo giapponese in finale in un torneo dello Slam in assoluto e primo croato in finale Slam dalla vittoria di Ivanisevic a Wimbledon nel 2001 (Ivanisevic perse due volte in finale, nel 1992 e nel 1994 prima di trionfare). I precedenti? 5-2 per Nishikori, anche se negli scontri diretti a New York i due sono appaiati ad una vittoria ciascuno, con il giapponese che vinse nel 2010 ed il croato che ebbe la meglio nel 2012.

<<Tutto andrà per il meglio, non c’è niente di cui preoccuparsi>> si staranno ripetendo ormai da diverse ore i due contendenti alla coppa, magari ripensando che i bookmakers valutavano una loro vittoria del torneo non meno di 300 euro per ogni euro giocato e che adesso invece sono li a giocarsela, a dispetto di tutto e tutti. Lo spettacolo, per quanto ci hanno fatto vedere fin qui, è assicurato. Non resta altro da fare che aspettare per poi godere di un match senz’altro unico nel suo genere, con in testa ben fermo il pensiero di fare tanti complimenti al vincitore quanti al vinto, perché se questo sport è diventato tanto magico e di livello  lo dobbiamo soprattutto a loro, i quali lavorano duramente sul campo e spesso raccolgono meno di quanto si pensi.

On your marks, get set, go!

 


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