US OPEN, DJOKOVIC IN FINALE, MA CHE FOLLIE MONFILS!

Djokovic raggiunge la 21ma finale Slam in carriera, la settima allo Us Open. Batte un quattro set un Monfils che le prova tutte per innervosirlo.
sabato, 10 Settembre 2016

Tennis – Due ore di follia e delirio a New York. Novak Djokovic, che si strappa la maglia come un Berlocq o un Ilie fuori tempo, raggiunge la 21ma finale Slam in carriera, la settima allo Us Open. Batte 6 62 36 62 un Gael Monfils che mai è riuscito a batterlo ma ha provato di tutto e di più per innervosirlo. Ma è riuscito a scatenare solo l’ira del pubblico, di Leconte che commenta per Eurosport France e perfino di John McEnroe. E sì, era davvero serio.

Dopo tre ritiri in cinque turni, il cammino di più facile dell’era Open, Djokovic vola 5-0 in sedici minuti. Monfils dà a lungo l’impressione di voler essere da un’altra parte, di avere comunque qualcosa di meglio da fare. Allora si mette cinque metri dietro la riga di fondo a rispondere, serve seconde a 220 orari e scende a rete sempre, su prime e seconde, dopo aver tentato solo cinque serve and volley in altrettante partite. La serie di colpi scentrati e stecche aumenta, il pubblico se la prende ma il numero 1 del mondo va in confusione. “Non dovevo permettere che quella cosa mi disturbasse, dovevo chiudere il set” dirà, con l’ammissione che fa la differenza fra il buon giocatore e il campione. Djokovic si fa riavvicinare fino al 3-5, Monfils arriva a due punti dal recuperare anche il secondo break di vantaggio. Ma non concede altre chance a un Monfils anche oltre i limiti della sportività: e chissà che sarebbe successo se le stesse tattiche le avesse applicate, che so, Kyrgios o Fognini.

La versione tennistica del rope-a-dope va avanti anche del secondo set. Monfils incassa e contrattacca, alterna grandi accelerazioni a errori che definire banali sarebbe eufemistico. E’ un tennis kubrickiano, il trionfo dell’ispirazione e dell’improvvisazione sul ragionamento. RoboNole sembra vicino al tilt, gioca male ma completa comunque due break senza concedere nulla al servizio: 6-2 tra i fischi dell’Ashe.

Eppure, in qualche modo, il seme del dubbio, dell’impossibilità di decifrare l’avversario, lavorano sottopelle un Djokovic comunque difficilmente convincente, anche perché i tre ritiri gli hanno anche impedito di trovare davvero ritmo. Monfils, che ha perso 20 punti su 24 nel parziale che ha deciso il secondo set, va sotto 2-0 con un pesante doppio fallo sulla palla break in avvio del terzo. Djokovic, che sotto il caldo infernale si fa massaggiare entrambe le spalle, però non è ancora pronto all’anormalità.

Monfils risorge, porta a casa cinque giochi di fila con la brillantezza atletica dei giorni migliori. Alza il pugno al cielo, come a dare il segnale di un cambio di scena, di un colpo di teatro in un trionfo beckettiano di assurdi in successione. Nole si mette a servire seconde sotto le 80 miglia all’ora, si preoccupa per le condizioni del polso sinistro, mentre Monfils riesce almeno a portare il match al quarto.

Monfils, che usa la racchetta anche come un bastone da passeggio, gioca il suo tennis migliore e il pubblico lo fischia ancora di più. Se sei capace di giocare così, perché non l’hai fatto dall’inizio?” sembrano dirgli i tifosi. Spinge a tutta col dritto La Monf, che forza l’errore col dritto di Djokovic che gli vale l’allungo per il 4-2. Sorpreso dal colpo di coda dell’avversario, che tiene e arriva al 5-2, Djokovic si fa massaggiare la spalla e riesce almeno ad evitare lo 0-6 di parziale. E’ qui, dopo il set point trasformato dal francese, che si strappa la maglietta: la follia è servita.

Il primo set perso dall’inizio del torneo sembra preludere a un finale bizzarro. Adesso tutto potrebbe succedere, e chi affolla le tribune dello stadio più grande del mondo e ne ha viste passare di coppe, ne ha visti di campioni andare e venire, fibrilla nell’attesa di un finale mai così indecifrabile. Djokovic accarezza il break nel secondo gioco, ma non va oltre la tensione con avversario e tifosi e una palla corta dipinta e letale. Non basta, ma il break è solo rimandato. Tutto in discesa? Quando capirai che è il tempo ad essere sbagliato, cantavano i Dire Straits.

Ecco, non è ancora il tempo dei saluti e dei titoli di coda. Monfils discute con Asderaki sull’affrettare la ripresa del gioco, Djokovic va ancora in difficoltà alla battuta e con un doppio fallo, saranno sette a fine match, restituisce il controbreak. E’ una delle semifinali Slam tecnicamente più brutte dell’anno e non solo, ma a questo punto la suspense c’è davvero. Il francese se la prende con gli spettatori che gridano disturbando il gioco, Djokovic è nervosissimo, Asderaki, migliore in campo, tiene tutto sotto controllo. Monfils consegna un nuovo break, il 4-2, con un serve and volley pensato male e peggio eseguito. Djokovic si incarta sull’ultimo doppio fallo del match e un rovescio casuale affossato a rete. Ma tiene e nel game successivo chiude con l’ultimo break, a zero, su una risposta vincente di dritto.

E’ in finale, il numero 1 del mondo. E non ha ancora giocato una vera partita. This is not America. O forse sì?


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