US OPEN, TRIS DI WAWRINKA: E’ LEGGENDA!

Wawrinka vince il terzo Slam su tre finali giocate. Battuto Djokovic 67 64 75 63. Polemiche per i due MTO chiesti dal serbo nel quarto set. Lo svizzero vince la sua undicesima finale di fila.
lunedì, 12 Settembre 2016

Tennis – Three is a kind of magic. Stan Wawrinka entra nella storia. E’ il terzo tennista a vincere le sue prime tre finali Slam in tre major diversi, dopo Connors e Perry. Vince uno Slam per il terzo anno di fila. E per la terza volta supera in finale il numero 1 del mondo (eppure è 0-19 in tutti le altre sfide). Piega 67 64 75 63 un Djokovic nervoso e alla fine infortunato al piede destro, molto contestato per i due medical timeout chiesti sull’1-3 (con Wawrinka che rischia di farsi controbreakare) e sul 2-5 nel quarto. E’ il decimo a vincere lo Us Open dopo aver ceduto il primo set in finale: prima di lui ci sono riusciti solo Laver (1969), Rosewall (1970), Smith (1971), Nastase (1972), Vilas (1977), McEnroe (1981), Lendl (1987), Edberg (1992) e Del Potro (2009).

Al di là dei problemi fisici di Nole, che ha chiuso con 30 vincenti e 45 errori, il 24mo confronto diretto dimostra quando Wawrinka sia in grado di entrare nella testa di Djokovic più di chiunque altro, di mettere a nudo l’uomo dietro il RoboNole. Perché al serbo non basta scambiare di ritmo e allontanare l’avversario dalla riga di fondo, perché non sa cosa aspettarsi da un avversario che tira vincenti anche con i piedi attaccati al telone (è così che ha spaccato la finale del Roland Garros). Si spiegano così i 9 ace, i 46 vincenti e i 51 errori di una finale che non ha offerto certo il pathos di Parigi 2015, ha avuto molti alti e bassi ma gli alti hanno toccato vette di spettacolo comunque notevoli.

Nel primo game, Wawrinka sceglie curiosamente di restare due metri dietro la riga fondo anche contro la seconda di Djokovic. Il serbo, a quel punto sicuro di non poter essere attaccato all’inizio dello scambio, tiene e breaka subito lo svizzero. Spettacolare il primo punto del secondo game, con una difesa proattiva di Djokovic decisamente fuori dall’ordinario e un notevole lob per chiudere. Wawrinka si fa soffiare il break da 40-15 e regala il 2-0 con due gratuiti, dritto e rovescio (saranno otto dopo tre game con un solo vincente all’attivo)

Il numero 1 del mondo, alla 21ma finale Slam in carriera (staccato Nadal a 20, avvicinato a 26 Federer), allunga a otto i punti di fila e con due ace conferma il break nel primo game a zero del match. E’ nervoso, teso, lo svizzero, che sbaglia tanto anche col suo colpo migliore, non trova tempo e distanza dalla palla per accelerare di rovescio. Gioca troppo lontano, Stan the Man, mentre la reattività di Djokovic entusiasma Kevin Spacey, pescato dalle telecamere a ballare sulle note di Happy, Hilary Swank e Anna Wintour, presente nonostante l’assenza di Roger Federer.

Il serbo, che allo Us Open ha vinto il 58% dei game di risposta in cui ha avuto almeno una palla break, ha una chance per allungare sul 5-1 pesante grazie al 13mo gratuito di Wawrinka. Lo svizzero però stampa un notevole vincente di dritto e il secondo ace e tiene in piedi il set. Djokovic vince 7 dei successivi 8 punti ma vede sfumare due set point (grave soprattutto il rovescio diagonale buttato via sul 30-40 contro la seconda dello svizzero). Wawrinka, anche grazie al primo vincente di rovescio in lungolinea, recupera per la seconda volta di fila da 15-40

Wawrinka adesso cambia tattica in risposta. Resta dietro contro la seconda, per giocare un topspin alto e tenere Nole dietro, ma viene con i piedi vicino alla riga contro la prima. La strategia funziona, la situazione di punteggio lo libera, il rovescio torna fluido: risultato 0-40. Djoker estrae dal repertorio il terzo ace per cancellare la prima palla break ma, dopo una stecca di Wawrinka, si consegna col primo doppio fallo del match.

Gli 11 errori forzati a testa dopo 10 game raccontano di un set bilanciato per effetto di due squilibri uguali e contrari. I successivi due non cambiano lo scenario e per la decima volta in 24 confronti diretti Djokovic e Wawrinka arrivano al tiebreak. E diventa un’epifania delle rispettive carriere, di quel che è stato e di quel che sarà. Lo svizzero vince il punto del match (1-2, 19 colpi, con veronica e volée bassa di dritto a scatenare l’ovazione di un Ashe non pienissimo), Djokovic si prende tutti gli altri. Se ne ha vinti 9 su 10 contro Stan the Man, 17 su 23 in stagione, un motivo ci sarà.

Wawrinka, che ha perso il primo set in entrambe le occasioni in cui poi ha sconfitto il serbo in uno Slam, cambia ancora tattica. Aggredisce di più, seppur nel contesto di un match con più del doppio dei gratuiti rispetto ai vincenti. Djokovic regala il break del 3-1 con due doppi falli nel game. Wawrinka ci mette il carico con un rovescio sontuoso. Lo svizzero, che ha battuto un numero 1 del mondo solo in  finale Slam (0-15 nei match al meglio dei tre set e 0-4 nelle altre sfide nei major), va però subito sotto 0-40. Djokovic manca la prima chance, Wawrinka salva le altre due con altrettante prime robuste, aggiunge il primo ace del secondo set e un inside-out di dritto anomalo al termine di uno scambio lungo e controllato: 4-1.

Il serbo, quando il gioco si fa duro, tira fuori il miglior game del match e recupera il break di svantaggio forzando il settimo gratuito di dritto del set di Wawrinka (che nei primi sette giochi non commette errori di rovescio). Col secondo turno di battuta a zero di fila, poi, firma l’aggancio sul 4-4 (parziale di 12 punti a 2). Ma l’effetto svanisce presto. Sotto 4-5, il serbo cede il controbreak con tre gratuiti nel game. Djokovic deve ricorrere alla quindicesima discesa a rete per cancellare un primo set point ma può solo rimandare il 6-4, che matura sul suo decimo errore di dritto del set (il 14mo complessivo del parziale).

Subito in difficoltà in avvio di terzo (15-40), Wawrinka stampa un rovescio dei suoi per restare nel game e porta a casa un game mentalmente rilevante, il quinto dei sei fino a quel momento andati ai vantaggi. Djokovic va un po’ in confusione e decide di ricorrere al serve and volley per la prima volta nel match sulla palla break: ottiene solo di regalare il 2-0 a Wawrinka. Anche se non la continuità di Parigi 2015, lo svizzero conferma qualità di difesa attiva e capacità di disegnare vincenti da molto lontano: le armi che sparigliano e scombinano i piani di Djokovic, che è giocatore di ritmo più che di spinta.

Stan però non deve mai perdere di vista la palla. Lo fa per un attimo al termine di uno scambio da sedici colpi, Djokovic vede il taglio di luce di una palla break e lo forza all’errore di dritto: 2-3. Wawrinka tiene il servizio in un settimo game cruciale per gli equilibri psicologici di una partita tutta strappi e riprese, allunghi e contrattacchi. “Novak sta rompendo racchette, sta gridando contro il suo box, se la prende con se stesso” commenta Mary Pierce alla radio della BBC. Wawrinka, in una battaglia che diventa ancor più sfida di testa, si caccia fuori dai guai ancora soprattutto con la prima al corpo anche se Nole butta un po’ via l’ultima risposta in allungo di rovescio e si ritrova a servire sotto 5-4. Tiene con sicurezza a zero, per la prima volta nel set, ma il break è solo rimandato.

Sfila il recupero di rovescio di Djokovic e Wawrinka, che non si fa rimontare un vantaggio di due set a uno da Wimbledon 2015, allunga con merito. Djokovic, che ha vinto in quattro delle ultime dieci partite in cui è andato sotto due set a uno, qualcosa ha concesso nel parziale, e aggiunge altri due gratuiti di dritto nel primo game del quarto.

Djokovic è non solo nervoso, è frenato da un problema al piede e sbaglia due facili dritti a chiudere nel game. Wawrinka converte la terza palla break di fila e allunga 2-0. Il numero 1 del mondo riesce a tenere il servizio in un quarto game surreale, in cui praticamente non spinge al servizio, e chiede il medical time out che gli viene concesso immediatamente.

Wawrinka, che deve andare a servire, si lamenta con Ali Nili che ha scelto di non scegliere, di non far aspettare il cambio campo come invece ordinò a Hsun Lu contro Hewitt a Cincinnati, e un po’ di sudditanza psicologica è innegabile. Djokovic si scusa, al rientro butta via un paio di palle break che avrebbero avviato un MTOGate dal finale imprevedibile, ma deve richiedere l’intervento medico sul 2-5: ha un’unghia che sanguina al secondo dito del piede destro, anche se per ottenerlo, da regolamento, il problema fisico deve essere diverso da quello per cui è già stato trattato. Il confine, però, è fin troppo labile.

Ma alla fine anche la coda polemica svanisce. Stan the Man colpisce ancora. E’ il primo dopo Djokovic a vincere lo Us Open avendo salvato un match point. E’ un campione che ha vinto le ultime undici finali giocate. Chissà, forse è il caso di cancellare il tatuaggio beckettiano. Non è più il tempo di fallire meglio. La transizione Good to Great è completa. Three is a kind of magic.


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