US OPEN, OSAKA: “NON CAMBIO IDEA SU SERENA”

Naomi Osaka è la nuova campionessa del Grand Slam americano, ma ancora una volta è Serena a guadagnarsi i riflettori: la scenata al giudice di sedia, le dichiarazioni e l'abbraccio a rete. Ecco cosa è successo nella finale degli Us Open.

Tennis. Sarà una finale che farà parlare molto e farà discutere altrettanto, quella che si è disputata nella notte tra Naomi Osaka e Serena Williams. Un confronto di generazioni che viene vinto dalla 20enne giapponese, ma che a tweet riconosce la regina statunitense come protagonista più chiacchierata.

Da un lato, Osaka. Vincente, concentrata sul gioco e discreta, che scesa in campo contro la Williams, tra i suoi idoli, ha puntato tutto su un numero come alla Roulette e ha portato a casa il bottino migliore.
Dall’altro, Serena. Guastafeste a detta di alcuni, paladina di diritti a detta di altri, che in campo alla terza penalità (1. per coaching, 2. per aver rotto la racchetta, 3. per aver insultato l’arbitro) perde completamente le staffe fino al termine del match e per tutta la conferenza stampa successiva. Unico momento di tregua, i complimenti e l’abbraccio a rete alla Osaka dopo la vittoria di quest’ultima.

In conferenza, entrambe parlano dell’episodio che ormai ha fatto il giro del mondo arrivando a scalare le tendenze di Twitter. La Williams si difende: “Non era un momento di coaching, non chiedo mai l’intervento del coach in campo e io e Patrick non abbiamo codici per parlare dal box. Se guardo lì è solo per incoraggiarmi, perché loro mi dicono -dai o buon lavoro-. Dopo di che non ho più nemmeno guardato il mio box.
La Osaka risponde: “Non ho capito cosa stesse succedendo, non ho sentito nulla, la folla era molto rumorosa. Ho cercato di rimanere concentrata sul mio gioco.
In campo all’arrivo del supervisor, la situazione è ormai degenerata. Serena passa alle accuse sessiste e da all’arbitro del ladro per avergli tolto il punteggio e averla accusata di poca lealtà. In conferenza stampa spiega la sua versione: “Ha affermato che stavo tradendo, ma io non stavo barando. Ho avuto una conversazione con lui, ho spiegato chi sono e gli ho ricordato che mi conosce davvero bene e come sa io non chiedo nemmeno un allenatore in campo. Sembrava aver capito e quando mi sono seduta gliel’ho detto di nuovo solo per essere chiari, perché preferirei perdere piuttosto che imbrogliare per vincere. Non ho bisogno di imbrogliare per vincere. Ho vinto abbastanza. Sicuramente non si può tornare indietro nel tempo e non posso sedermi qui e dire che non direi che è un ladro, perché lo penso. Ma ho visto uomini chiamare gli arbitri in altri modi. Sono qui a combattere per i diritti delle donne e per l’uguaglianza delle donne. Continuerò a lottare per le donne, questo è solo un esempio per la prossima persona che verrà e che voglio esprima le sue emozioni. Avranno il permesso di farlo a causa di oggi. Forse non ha funzionato per me, ma funzionerà per la prossima persona.” Applausi dalla sala stampa.
L’idolo che è in Serena, infatti, non sembra essere svanito nemmeno per la Osaka, che nonostante debba gioire per la sua vittoria e non pensare a nulla, alle domande sulla Williams risponde: “Non so cosa sia successo in campo. Io ricorderò sempre la Serena che amo. Non cambia nulla per me. È stata davvero gentile con me, sia a rete che sul podio. Non vedo davvero cosa debba cambiare.
E la Williams, almeno alla Osaka, ricambia la gentilezza: “Non voglio rispondere ad altre domande. Questo è il suo momento. Nessuno meritava i fischi, lei, me e le persone sul campo da tennis, perché erano venuti tutti qui per vedere il tennis. Ha giocato una partita straordinaria. Meritava credito, meritava di vincere.”


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