SHUAI PENG LA MIRACOLATA: STO VIVENDO UN SOGNO

La cinese raggiunge la semifinale agli US Open. I contrasti con il governo di Pechino, l'intervento chirurgico al cuore subito a 12 anni. "Mi dissero che forse avrei dovuto smettere, ma ho superato il problema e ora sono qui"

TENNIS – Domanda: “Messaggi da Na Li?” Risposta: “No”. Arriveranno, o magari no. Ma magari, chissà, Shuai Peng se ne infischia alla grandissima. E’ lei la prima semifinalista in ordine di tempo degli US Open 2014. Passa il turno dopo il robusto 6-2, 6-1 sulla giovanissima svizzera Belinda Bencic e si mette davanti alla tv per Wozniacki-Errani. No, Na Li non c’è. E la Cina si coccola la sua inaspettata protagonista: 28 anni, numero 39 del mondo e scalpi importanti per arrivare così avanti nel tabellone. Non era mai giunta fino a questo punto in uno slam. Al massimo i quarti agli Australian Open (2011) e a Wimbledon (2011, ’12 e in questa stagione). “Ogni giocatore sogna di andare più avanti possibile in uno slam. Ebbene io sono in semifinale e il sogno continua”.

Oggi, soprattutto, la giocatrice con gli occhi a mandorla raccoglie i frutti di una lunga e certosina semina. Una carriera costellata anche da infortuni e problemi di salute. Con il tennis iniziò a 8 anni, ma già a 12, in seguito a un piccolo intervento al cuore, a quanto pare per un soffio cardiaco, “il medico mi disse che forse avrei dovuto smettere. Ma un anno dopo l’intervento sono stata fortunata e ho ripreso a giocare. Nel 2006 altro problema e altra sfida da vincere. E ora sono qui”.

“Mi sento alla grande”, dichiara alla stampa dopo la vittoria sulla Bencic. E ci mancherebbe. “Dall’inizio della stagione mi sono allenata molto, provando anche a migliorare il mio gioco. In campo ho provato a fare ciò che potevo; prima delle partite mi sentivo nervosa, avevo paura, ma oggi sentivo di stare bene”.

La cinese non conosce ancora la sua prossima avversaria – Sara o Caroline – e ricorda: “Sono stata sconfitta da entrambe diverse volte prima che riuscissi a sconfiggere loro. Grandi giocatrici che si muovono bene, fortissime anche mentalmente”. Uno US Open condotto finora alla grande potrebbe essere benzina ulteriore, se non fosse che “oggi ho vinto due set a zero, ma ho rischiato che la mia avversaria mi raggiungesse in un momento importante del match. Anche con Roberta Vinci è stato un match equilibrato, con punti combattuti”.

E in attesa di ricevere il famoso messaggio da Na Li, a Shuai Peng viene posta un’altra domanda scottante. Si riferisce ai fondi del governo cinese per i tennisti, altro motivo per cui la giocatrice ha rischiato di smettere anzitempo: “Nel mio Paese il tennis va lentamente, non è come in Europa o negli Stati Uniti. Il giocatore professionista viene costruito. Io seguo la mia strada, loro indicano la loro. Ma il governo vuole che si giochi un buon tennis, che si ottengano buoni risultati. E allora siamo riusciti a trovare un accordo e ora tutto va per il meglio”.

Dall’altra parte c’è Belinda Bencic. Ha 17 anni, un ranking che è già metallo prezioso (numero 58), ma anche l’obbligo di commentare l’asfaltata. Sebbene prima di arrivare alla suddetta asfaltata abbia superato, nell’ordine, Yanina Vickmayer, Kurumi Nara, Angelique Kerber e Jelena Jankovic: “E’ stato senz’altro un grande torneo il mio, ma penso che oggi non sia proprio riuscita a dare il mio meglio. Sono comunque soddisfatta e lavorerò duramente per conquistare altri traguardi come questo”.

Poi, commentando il 6-2, 6-1: “Lei ha giocato molto bene, io non ho fatto lo stesso. Ho commesso moltissimi errori. Lei ha servito alla grande, non consentendomi di rientrare nel match. E’ stata dura, mi resta il ricordo di questo torneo”. Già, ricordi indelebili: “L’esperienza più incredibile l’ho vissuta giocando due volte sul campo più grande, sul centrale. Il prossimo anno voglio fare lo stesso, mi sono sentita da favola su questi campi. In più ho giocato signore partite. Lavorerò duramente”.

Secondo turno a Melbourne, primo a Parigi, terzo a Wimbledon e ora i quarti. Belinda continua a correre. Dal canto suo, invece, Shuai Peng continua a toccare ferro. Anzi, la piccola mucca portafortuna che è sempre con lei. Il 1986, l’anno della sua nascita, fu per l’appunto l’anno della mucca in Cina. E il 2014?

Foto: Philip Hall/usopen.org


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