VENUS E SERENA, DUE SORELLE SUL TETTO DEL MONDO

La danza di Venus sul Centre Court, gli Ori ai Giochi Olimpici di Sydney, finché, il 10 giugno 2002, le sorelle Williams diventano numero 1 e 2 del mondo. Al dominio di Serena fa seguito un periodo buio, ma chi considera le Williams giunte al capolinea saranno presto smentiti.
sabato, 5 Gennaio 2013

L’accusa mossa contro papà Richard di aver forgiato due giocatrici che sembrano essere statefatte con lo stesso stampo’, non era semplicemente un tentativo approssimativo di sminuire il valore delle due ex bambine prodigio diventate una realtà del tennis; era in assoluto un giudizio sbagliato. Certo, Venus e Serena Williams hanno sempre avuto un pregio in comune: sono istintivamente portate a cercare il punto; di conseguenza vogliono essere loro a dettare i ritmi dello scambio. Per il resto sono alquanto dissimili. A partire dalla costituzione fisica: Serena è alta 1 metro e 75 centimetri, è di costituzione robusta e possiede una struttura ed una forza muscolare da centometrista. Venus è alta 1 metro ed 86 centimetri, è esile, dotata di una muscolatura slanciata, da maratoneta, ed a soli otto anni era capace di correre un miglio in 5 minuti e 29 secondi.

Per ‘toccare con mano’ le differenze che le contraddistinguono bisogna entrare nello specifico dei colpi. Con il servizio riescono entrambe a ‘far viaggiare’ la prima palla a velocità record: è stata Venus ad infrangere il muro dei 190 km/h  e Serena l’ha seguita a ruota. Ma, l’unico colpo che non dipende dall’avversaria, Venus e Serena lo affrontano in modo differente: se Venus è riuscita a fare del proprio servizio un arma letale è stato principalmente per l’altezza e la velocità di braccio; Serena invece è dotata di un movimento coordinato, fluido ed oltre alla potenza riesce a produrre tutte le gamme di rotazioni che le permettono di mantenere una più alta percentuale di prime palle e soprattutto una seconda quasi inattaccabile. Quanto ai fondamentali: il diritto è il punto forte di Serena, così come il rovescio lo è di Venus. Colpi che, grazie all’impatto pulitissimo, alla costante ricerca dell’anticipo ed altiming’ perfetto, vantano una potenza devastante.  Però, mentre Venus trasferisce sul rovescio anche il peso delle gambe, Serena utilizza maggiormente il ‘tronco’. Quanto ai fondamentali deboli, se così si può dire, nel tempo Serena ha potenziato anche il rovescio e, quando incorre in qualche errore di troppo, a provocarlo è più un’ingiustificata ‘insicurezza atavica’ che non un problema tecnico. Venus ha nel diritto un arma a doppio taglio: ottiene tanti punti ma, nei periodi in cui la forma scricchiola, è piuttosto fallosa. Nei pressi della rete, da ottime doppiste quali sono, entrambe se la cavano egregiamente bensì Venus si senta più a suo agio sulle palle alte, smash compreso, mentre Serena, che ha insito in se’ uno straordinario senso della posizione, si destreggia bene anche nelle demi volée.

A livello mentale sono due tenniste vincenti. Sin dagli esordi Venus ha dato prova di una maturità e di una solidità psicologica impressionante. Serena non è da meno quanto a forza mentale però, mantiene la concentrazione con maggior difficoltà, soprattutto contro avversarie non alla sua altezza. Sono entrambe due fighter’, due combattenti che la parola sconfitta non la vogliono nemmeno sentire nominare ma, se il carattere impetuoso di Serena le ha spesso giocato qualche tiro mancino, Venus ha sempre potuto contare su dei nervi d’acciaio. Certo, tutto questo produce un risultato in comune: possono perdere, possono restare imbrogliate da avversarie capaci di spezzar loro il ritmo, ma in un match, le direttrice d’orchestratendono ad essere loro.

Forse non a caso l’inizio di una nuova eraper il tennis precede di poco lo scoccare del nuovo millennio. Il 2000 non si apre nel migliore dei modi per le sorelle Williams: seppure Serena riesce a vincere sulla terra di Hannover; Venus è costretta a saltare i primi quattro mesi della stagione a causa di una tendinite ad entrambi i polsi. Rientrata a maggio, Venus ottiene un ottimo quarto di finale al Roland Garros e, da questo momento, vince 35 incontri consecutivi. Nel 1957 sul Centre Court vinse Althea Gibson: era la prima volta per una giocatrice di colore ed in tribuna ad applaudirla c’era persino la Regina Elisabetta. In quell’occasione Althea Gibson cantò. L’8 luglio del 2000 Venus Williams ha addirittura danzato. Gli appassionati di tennis di tutto il mondo assistono a qualcosa che non si era mai visto prima sul campo centrale di Wimbledon; qualcosa che è un incrocio tra un giro tondo infantile ed una danza tribale. Papà Richard e mamma Oracene piangono di gioia, mentre Venus scavalca le tribune con un impeto persino superiore a quello di Pat Cash, che per primo, nel 1987, si era permesso tanta disinvoltura. Il cerimoniale si ferma insieme al tempo mentre Venus scompare quasi in un groviglio di braccia, finché Serena la stringe a se’ e sembra non volerla mollare più. Va anche ricordato che, grazie ad una wild card, questi due fenomeni diventano le prime sorelle nella storia di Wimbledon a vincere il torneo di doppio.

La striscia di vittorie da parte di Venus Williams prosegue con la conquista di Stanford, San Diego e New Haven finché il 28 agosto  2000 realizza il suo sogno: trionfare agli Us Open. Molti anni dopo Venus ha raccontato che c’è stato un momento durante quegli US Open, che ricorderà per tutta la vita; è stato in semifinale, quando Martina Hingis si è portata in vantaggio 5-3 nel terzo set: “Ho pensato che dovevo vincere, a qualsiasi costo. E’ come se mi fosse scattato qualcosa dentro, non avevo solo deciso di dare il meglio, dentro di me sapevo che lo avrei dato, e che avrei vinto la partita e il torneo”. Ed è quello che fa accadere. Dopo aver sconfitto l’elvetica, Venus ha la meglio sulla connazionale Davenport, che nei quarti aveva eliminato Serena. “L’importante non è vincere, ma partecipare”. La citazione è nota ed affibbiata, ingiustamente, a Pierre de Coubertin,. Egli stesso, quando la pronunciò, ne menzionò la fonte: la predica di un vescovo della Pennsylvania durante i Giochi Olimpici del 1908. Il reverendo Talbot stesso, tuttavia, prese la frase, riadattandola, da un filosofo greco che disse: “L’importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente”, ovvero, non è tanto importante arrivare primi, quanto fare di tutto per vincere. Se mettesse a sua volta mano alla massima, Venus Williams la semplificherebbe ulteriormente: “l’importante è vincere”. Stop. Ed è con questo spirito che si presenta alle Olimpiadi di Sydney dove vince la medaglia d’oro sia in singolare che in doppio, ovviamente insieme a Serena.

Per le due campionesse a stelle e strisce la campagna australiana termina con l’amaro in bocca. A Melbourne, Martina Hingis vince contro Serena Williams una battaglia che termina 8-6 al terzo e, in semifinale, infligge un netto 6-1 6-1 a Venus. Giunte ad Indian Wells, le due sorelle raggiungono le semifinali ma Venus, quattro minuti prima dell’inizio del match, annuncia che non scenderà in campo. La motivazione è: ‘tendinite al ginocchio destro’. Il giorno dopo però, il pubblico fischia impietosamente Venus mentre prende posto in tribuna e, durante la finale tra Serena e Kim Clijsters, gli spettatori parteggiano spudoratamente per la belga. Per questi motivi le sorelle Williams decidono di boicottare il torneo per gli anni a venire. Dopo un deludente Roland Garros, a Wimbledon si presentano entrambe al meglio della forma e Venus Williams concede il bis. Quando Jennifer Capriati elimina Serena dopo tre sofferti set, in molti credono che la fresca vincitrice di Parigi possa ripetersi a Londra. A fermarla è però Justine Henin che raggiunge Venus in finale. Nonostante la Henin vinca un set; negli altri due parziali Venus Williams le infligge un severo 6-1 6-0.

Fresche dominatrici dei tornei che precedono gli US Open, le due Williams si presentano a New York come favorite. Venus difende il titolo e non delude le aspettative surclassando Kim Clijsters, Jennifer Caprati e, in finale, sua sorella. Serena, visibilmente delusa, afferma che si è trattato del “peggior match della mia carriera. Il fatto di averlo giocato contro mia sorella rende meno dolorosa la sconfitta. E’ sempre più semplice accettare di essere sconfitta da Venus che da una giocatrice che normalmente dovrei battere”. In segno di rispetto per le vittime dell’attentato del 11 settembre alle Torri Gemelle, le sorelle decidono di non partecipare ad altri tornei prima dei WTA Championships. Il prestigioso appuntamento che chiude il 2001 deve però fare a meno di Venus, che soffre il riacutizzarsi della tendinite ai polsi. A Serena non resta che prendere in mano la situazione e laurearsi Maestra.

Mentre Venus vola in Australia raccogliendo una vittoria a Gold Cost ed una deludente uscita di scena ai quarti degli Australian Open contro una rediviva Monica Seles; la stagione 2002 di Serena inizia a Miami dove si aggiudica il torneo senza perdere un set. Nonostante la sconfitta in semifinale, proprio per mano di Serena, Venus Williams si siede sul trono del tennis mondiale: è lei, la nuova numero 1 del mondo. Tempo pochi mesi ed il 10 giugno, per la prima volta nella storia di questo sport, Venus e Serena si ritrovano rispettivamente la prima e la seconda in classifica mondiale. Richard Williams è stato di parola. L’8 luglio però, Serena Williams vince il torneo di Wimbledon e le posizioni si invertono. È questo il verdetto dei Championships che mette in scena la finale-bis, dopo quella del Roland Garros tutta in famiglia. Per scovare un precedente bisogna retrocedere al lontano 1884 quando due sorelle inglesi, Lilian e Maud Watson, si contesero il leggendario ‘piatto’. A Parigi, a Londra e, da lì a pochi mesi, pure a New York sarà sempre la nuova numero uno del mondo, Serena Williams, ad avere la meglio e sempre in finale su Venus. Il Master si prefigura come il teatro ideale per mettere in scena un epilogo ormai noto; invece Kim Clijsters ribalta ogni pronostico e sconfigge prima Venus in semifinale, poi Serena in finale. “Quelle due, sono le Williams europee”; così la Hingis aveva definito, alcuni anni prima, Clijsters ed Henin. Con una certa spavalderia Serena Williams aveva replicato: “Meglio così, è stimolante avere rivali alla propria altezza”. In effetti l’avvento delle belghe, segna l’ingresso per il tennis femminile in una metaforicaetà dell’oro’. E per le sorelle Williams hanno inizio i grattacapi.

Gli Australian Open 2003 offrono la quarta finale Slam consecutiva tra Venus e Serena e, per l’ennesima volta, è quest’ultima a vincere. Coloro che iniziano a lamentarsi per il loro strapotere, saranno presto accontentati. Venus vince il torneo di Anversa, in finale sulla Clijsters, ma si procura uno stiramento ai muscoli addominali che le impedisce di giocare a Berlino e a Roma e di presentarsi al Roland Garros in pessima forma. Allo Slam parigino Serena procede spedita fino alla semifinale; qui però sbatte contro Justine Henin che le fa perdere la pazienza, la testa e il match. Dopo una serie di velate lamentele rivolte nei confronti del box Williams; giunte al terzo set, sul 4-2 30-0 a favore di Serena, la Henin alza una mano come ad indicare che non è pronta per rispondere. La Williams la vede con la coda dell’occhio e butta la pallina in rete ma, quando pensa, giustamente, di dover ripetere la prima, l’arbitro di sedia che non si era accorto della mano alzata della Henin, gliela nega. Serena chiede espressamente alla belga di ammettere il gesto, ma Justine faorecchie da mercante’. La dichiarazione di guerra è inevitabile. “Non fa che mentire e inventare”; chiosa Serena Williams in conferenza stampa. La replica di Justine Henin non si fa attendere: “Serena ha un atteggiamento un po’ difficile e ha cercato di intimidirmi”. Il paradosso è che, con il senno di poi, avevano allo stesso tempo ragione e torto entrambe.

Le Williams partono favorite a Wimbledon e, come da pronostico, si ritrovano in finale l’una contro l’altra. Serena bissa il successo dell’anno prima 4-6, 6-4, 6-2 ma, il riacutizzarsi del dolore agli addominali da parte di Venus, rende la frazione decisiva sfalsata. Se per Venus i problemi all’addome continuano, Serena è costretta a ricorrere ai ferri chirurgici per un infortunio al ginocchio sinistro; privandole della possibilità di giocare l’ultima parte della stagione. A novembre la maggiore delle Williams esce dalla top ten, fatto che non accadeva dal 1998; mentre Serena viene scalzata dalla vetta del ranking da Kim Clijsters che, insieme alla Henin, domina il circuito per un lungo periodo. La ex numero uno del mondo non si piange addosso, anzi sdrammatizza: “Tutto ciò che voglio è divertirmi in ciò che faccio ogni giorno. Non voglio infrangere record. Diventare la più grande di sempre comporterebbe restare per altri dieci anni e non credo che a 31 anni sarò ancora qui a giocare”. Il 14 settembre del 2003 la vita delle sorelle Williams subisce un terribile scossone. Una sorella delle due campionesse, Yetunde, viene uccisa a colpi di arma da fuoco, in seguito ad un agguato organizzato per colpire il suo fidanzato, legato alle bande di Compton. Prima il divorzio dei genitori, poi la morte della sorella maggiore fanno sprofondare Venus e Serena in un vortice di dolore dal quale faticano a riemergere.

Sul campo da tennis masticano bocconi amari per l’intera stagione 2004 durante la quale vincono due soli trofei a testa; Venus a Charleston e Varsavia, Serena a Miami e a Pechino. La minore delle Williams raggiunge comunque la finale di Wimbledon dove, ‘tradita dal diritto’, viene superata dalla diciassettenne russa Maria Sharapova. Più dell’incontro in se’ rimane impresso l’abbraccio tra i turbolenti papà delle due finaliste. Allo stesso tempo, è impossibile dimenticare le polemiche avvenute durante l’incontro di quarti degli US Open quando Serena accusa l’arbitro, Mariana Alves, di incompetenza per aver chiamato, sbagliando, un overrule su una palla break che di fatto consegna la vittoria a Jennifer Capriati. La minore delle sorelle Williams ha un acuto agli Australian Open dove approfitta dell’assenza delle due belghe e riesce a prevalere in finale su Lindsay Davenport. E’ il 29 gennaio del 2005 e, per vedere Serena alzare un trofeo bisognerà attendere quasi due anni. La “parabola discendente” di Venus si arresta il 21 giugno 2005, giorno in cui torna a vincere il suo terzo Wimbledon. Dopo aver battuto in semifinale la detentrice del titolo, Maria Sharapova; affronta la Davenport in quella che diventerà la finale femminile più lunga della storia durata 2 ore e 45 minuti. Dopo aver salvato un match point sul 5-4 del terzo set, chiude 4-6 7-6 9-7. A soli diciannove anni, Arthur Rimbaud scrisse il suo capolavoro; ‘Una stagione all’inferno’. Per le sorelle Williams, le ’stagioni infernali’ saranno addirittura due. Perseguitate dagli infortuni il restante 2005 e l’intero 2006 si rivelano un vero e proprio incubo per le Williams che precipitano in classifica: Venus al n°48 del ranking, Serena addirittura oltre la centesima posizione.

Mentre la maggior parte dei giornalisti di tutto il mondo ha già pronto il classicococcodrillo’ per celebrare la ‘morte sportiva’ di entrambe; il 27 gennaio 2007 Serena Williams zittisce tutti e, fornendo una magistrale prova di carattere, trionfa gli Australian Open. Se nuovi acciacchi costringono Serena a presentarsi a Wimbledon in forma precaria, è Venus a tenere alto il cognome della famiglia. Sull’erba inglese la Venere nera’ si impone su Maria Sharapova 6-1 6-3, rifila un 6-3 6-4 a Svetlana Kutzenetsova, demolisce 6-2 6-4 Ana Ivanovic ed in finale supera in scioltezza, 6-4 6-1, Marion Bartoli. Ai genitori, che siedono in box separati, e soprattutto a Serena vanno le prime parole di ringraziamento di Venus. Una dedica speciale la rivolge a Billie Jean King: è anche grazie alla ex campionessa se Venus si porta a casa, per la prima nella storia di Wimbledon, un montepremi uguale a quello degli uomini. L’aspetto più significativo resta comunque un altro: Venus e Serena Williams sono tornate.


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