VENUS E SERENA, L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

L’ossessione di un padre che, a rischio di passare per visionario, è determinato a fare delle sue figlie la numero uno e due del mondo. La forza di una madre che impone alle due bambine prodigio di restare sempre unite. Il talento, il coraggio, i sacrifici di Venus e Serena Williams: con loro ha inizio una nuova era.
venerdì, 4 Gennaio 2013

Long Beach, 1976. Immaginate un uomo di trentaquattro anni, di colore, seduto sul divano del salotto della sua villetta a schiera, un bicchiere di birra in mano, la tv sintonizzata su un torneo di tennis di cui non saprebbe nemmeno dirvi in che città si svolge. I genitori di quell’uomo sono nati e cresciuti in un campo di cotone della Louisiana; lui invece ha avuto la possibilità di studiare, di giocare a basket, persino poco più che ventenne, di concedersi un anno in giro per il mondo, nell’arco del quale ha visitato una trentina di paesi. Ora si occupa d’informatica in una ditta di Long Beach, ha una figlia di due anni, Yetunde, la moglie è in attesa di una seconda, e nell’attimo in cui sente il commentatore menzionare la somma di denaro in palio per la vincitrice del torneo, 40.000 $, ha un colpo al cuore: tanti mesi del suo stipendio si potevano guadagnare in una settimana, giocando a tennis! Immaginate quell’uomo alzarsi dal divano, non di scatto, anzi, con una lentezza quasi vistosa, posare il bicchiere di birra sul tavolino, spegnere la tv, perché la verità è che di quel match non gliene frega nulla, attraversare il corridoio con stampata sul viso un’espressione perplessa mentre la testa già sta macinando su come dovrà organizzarsi, perché dovrà comprare libri sul tennis dovrà apprendere le regole, dovrà studiare le tattiche; quando finalmente raggiunge la moglie in cucina e, con un sorriso a trentadue denti proclama: “Oracene, le nostre figlie devono giocare a tennis. Devono diventare milionarie. Devono diventare le migliori”.

Oracene Price è una donna forte, pratica e coerente; ha imparato a conoscere il carattere impetuoso del marito Richard, un uomo sempre pieno di progetti, la maggior parte dei quali campati in aria, ed in cuor suo forse si dice che non ha senso prenderlo troppo sul serio: magari è una delle tante fisime destinate a sfumare per forza d’inerzia. E invece no. Oracene partorisce una seconda figlia, Lyndrea, e poi una terza, Isha; gli anni passano ma Richard ha sempre il tennis in testa e, cosa ancora più destabilizzante, ‘boccia’ tutte e tre le figlie a priori: non sono adatte per lo sport, avanti la prossima. E così Oracene nell’arco di due anni segue il marito prima a Lynwood, dove dà alla luce la quarta figlia, Venus, poi a Saginaw nel Michigan, dove mette al mondo Serena. Papà Richard, che sarà sempre stato in balia di mille fisime passeggere ma su questa è irremovibile, osserva con attenzione le due ultime nate: il solo fatto che siano dotate di un fisico idoneo per fare sport rappresenta di per se‘ un buon segno, in secondo luogo corrono sempre, dalla mattina alla sera, e, aspetto ancor più interessante: sembrano instancabili. Una sera, dopo aver messo a letto tutte le bambine, Richard raggiunge Oracene in camera con un’idea ben chiara in testa: avanzare l’ipotesi di un nuovo trasferimento. L’approccio di Richard è propositivo ma in realtà ha già deciso: , nel Michigan, Venus e Serena non sarebbero mai diventate delle campionesse di tennis. Lui vuole temprarle, vuole che crescano in un luogo dove, una volta uscite possano affrontare a testa alta qualsiasi situazione, che non abbiano paura di nulla. E’ il ghetto quello che ci vuole.

Il 4 luglio del 1984 papà Richard porta Venus su un campo da tennis di Copton, in un quartiere dove una gang chiamata ‘Blood’, fa il bello e cattivo tempo. Venus ha quattro anni e diciassette giorni, il fisico asciutto ed è concentratissima mentre ascolta i suggerimenti del padre che le imposta prima il diritto, poi il rovescio, rigorosamente a due mani, come Chris Evert. Mamma Oracene è rimasta a casa, più in ansia per il responso del marito che non per i capricci di Serena che vuole una racchetta pure lei per dimostrare di non essere da meno della sorella. Con il senno di poi si può dire che non aveva motivi per essere tesa. Quando il marito rincasa è sorridente, rilassato: otto anni prima aveva comunicato alla moglie la sua intenzione di forgiare da due figlie due campionesse di tennis, quel giorno di festa, l’avvisa di aver trovato la prima: Venus. Ora tocca a Serena, la più piccolina. Oracene, che ha per l’appunto un coerenza e una praticità fuori dal comune, capisce che quel visionario di suo marito questa volta ci ha visto giusto. Ora ci crede pure lei: Venus e Serena sono destinate a sfondare nel tennis. Per questo, Oracene Price inizia a sfogliare tutti quei libri studiati otto anni prima dal marito: anche lei vuole capire come funziona questo tennis, anche lei vuole contribuire ‘alla causa di famiglia’.

A dieci anni Venus vince sedici tornei consecutivi senza perdere un set ed è la numero uno tra le under 12. Appena un anno dopo Serena migliora il record della sorella, partecipa a ventidue tornei giovanili e li vince tutti. Jack Kramer e Jimmy Evert, il padre della grande Chris, le vedono giocare e rimangono allibiti: quelle due bambine giocano come delle sedicenni. L’eco delle loro imprese raggiunge riviste del calibro di ‘Sport Illustred’ e del ‘New York Times’ che parlano di loro come dei veri e propri fenomeni. Alla porta della famiglia Williams ha inizio una processione di manager, sponsor e aziende pubblicitarie, disposte a coprire d’oro le due bambine prodigio ma, Richard e Oracene, che sono sempre andati poco d’accordo come marito e moglie ed ancor meno sembrano intendersi come coach delle figlie, su un aspetto la pensano nello stesso identico modo: devono preservare l’educazione e la serenità delle ragazze il più a lungo possibile. Devono studiare, crescere, capire ancora troppe cose della vita. Ricoprire di pressione delle ragazzine sarebbe solo deleterio. Per questo rifiutano qualsiasi cifra. “Venus e Serena sono le prossime pretendenti al trono del tennis mondiale. Quando dimostreranno il loro valore, allora anche i soldi arriveranno”; chiosano in coro Richard ed Oracene prima di trasferirsi a Delray Beach, in Florida, allaMacci Accademy’, dove si accontentano di usufruire di un appartamento e di un contributo di circa 4.000 $ mensili.

Rick Macci condivide in pieno il pensiero di mamma e papà Williams, quelle bambine sono due fuoriclasse, per questo vorrebbe che disputassero più tornei possibili, in modo da permetter loro di fare esperienza ed essere preparate alle difficoltà del Circuito. Richard però si oppone: un po’ ritiene che fino ai quindici si debba continuare a studiare, un po’ pensa che a livello junior le sue bambine abbiano già dimostrato abbastanza, ma soprattutto non sopporta l’atteggiamento dei genitori delle avversarie che considerano Venus e Serenadue negre provenienti dal ghetto”. Il rapporto tra i genitori Williams e Macci s’incrina sempre più finché nel 1995 avviene l’inevitabile rottura. A questo punto Richard prende in mano la situazione: si occuperà lui stesso della crescita tennistica delle figlie e l’unica che potrà ‘metter becco’, ma non più di tanto, sarà Oracene. Da quel momento Richard Williams viene soprannominatoSvengali’, come il personaggio interpretato da John Barrymore nel film omonimo che narra le vicende di uno spregiudicato pianista che seduce con l’ipnosi una giovane per farne una cantante acclamata in tutto il mondo. “Sia Venus che Serena hanno una potenza incredibile e una cognizione di gioco sbalorditiva. Non ho dubbi che diventeranno le due più forti giocatrici del mondo, mi chiedo solo chi ci arriverà prima delle due”; afferma Richard alle telecamere della CBS per poi specificare che “Ci sono buone possibilità che Serena diventi ancora più forte della sorella”.

Venus e Serena crescono sotto alla rigida guida del padre, continuano a studiare, a recarsi ogni martedì, giovedì e domenica al Kingdom Hall, il ritrovo dei fedeli di Geova, masticano tennis per sei ore al giorno e, qualche volta, sbattono contro a qualche amarezza, come quando un giorno Richard porta in campo durante un allenamento, un ragazzo che lo chiama ‘papà’. Si tratta di uno dei tanti fratellastri che, a intervalli piuttosto regolari, sarebbero spuntati fuori, fino “a perderne il conto”; come dirà anni dopo la Serena. Nel frattempo Oracene ricopre sempre di più un ruolo primario nella vita delle figlie; è lei la vera forza motrice, colei che con ottimismo sprona le figlie a dare il meglio e soprattutto le esorta a restare sempre unite, a non vedere mai nell’altra una rivale, bensì una complice. Oracene sa bene che, nonostante l’incessante corteggiamento da parte degli sponsor e degli addetti ai lavori, per il mondo del tennis Venus e Serena saranno considerate per un bel pezzo due afroamericane cresciute a Copton che vogliono primeggiare in un modo dominato dai bianchi: “Il tennis un giorno finirà, voi resterete sorelle per sempre”; spiega alle figlie, che diventano inseparabili.

Prima ancora di vederle gareggiare in un torneo maggiore, le telecamere della CBS hanno accesso ai campi dove si allenano Venus e Serena, le più importanti riviste sportive dedicano loro almeno un paio di pagine se non la copertina, ed una schiera di espertinon perde tempo ed inizia a pontificare su come Venus e Serena sembrino esserestate fatte con lo stesso stampo’. Ovviamente dito puntato contro Richard, il ‘padre orco’ che evita le domande poste da quei reporter che, a suo giudizio, assumono un atteggiamento ostile e centellina i minuti a quelli ritenuti meritevoli. Basta comunque poco tempo e poche domande per individuare le differenze tra le due sorelline: a entrambe piace nuotare, ma a Serena piace la vita da spiaggia più che a Venus che preferisce dedicare il tempo libero allo studio delle lingue; a Serena piace il cinema, a Venus piace leggere, a Serena piace lo shopping, Venus invece sarebbe interessata ad imparare come si realizzano gli abiti, Serena sogna Wimbledon, Venus gli US Open, Serena non ha idoli tennistici, Venus apprezza la Seles e confida di sperareche Monica realizzi il Grande Slam prima che noi arriviamo nel circuito”.

Venus Williams fa il suo ingresso tra i professionisti nel 1994, ad appena quattordici anni e, l’anno dopo, Serena segue le sue orme. Per un paio d’anni giocano poco o niente finché, nel 1997 esplodono: se al torneo di Chicago Serena batte Monica Seles e Mary Pierce; Venus raggiunge la finale agli US Open dove perde contro la numero uno del mondo Martina Hingis. Il 1998 delle sorelle Williams si apre sotto al migliore degli auspici: a Sydney Serena supera la Davenport mentre Venus si prende una rivincita sulla Hingis, per poi perdere in finale contro Arantxa Sanchez. Agli Australian Open, Venus vince il derby con sua sorella e prosegue la sua corsa battendo Mauresmo e Schnyder prima di cedere 1-6 7-5 6-3 alla Davenport. A febbraio Venus Williams vince il suo primo titolo WTA ad Oklahoma City e, due settimane, dopo si ripete al Lipton Championships’ di Miami. In Florida anche Serena si fa valere: batte Spirlea, Paulus e Schnyder prima di cedere 7-6 al terzo contro Martina Hingis; poi ridimensionata da Venus. L’anno prosegue magnificamente per entrambe: a Roma Venus arriva in finale, mentre Serena, prima di perdere dalla sorella nei quarti sconfigge Tauziat, Kruger e Martinez. È ancora la Hingis a fermare Venus ai quarti del Roland Garros; così come è la Sanchez a sbarrare la strada a Serena negli ottavi. Sia a Wimbledon che agli Us Open, Venus Williams viene fermata dalla futura vincitrice del torneo: Jana Novotna sull’erba inglese, Lindsay Davenport sul cemento americano. A soli diciotto anni Venus chiude il 1998 da numero 5 del mondo, mentre Serena occupa la ventesima posizione. “D’ora in avanti il nostro obiettivo sarà di incontrarci solo in finale”; concordano le due ex bambine prodigio diventate una realtà innegabile.

Agli Australian Open 1999 Venus si ferma ai quarti e Serena al terzo turno dove, dopo aver ingaggiato una battaglia contro Sandrine Testud soccombe 9-7 al terzo. Il 28 febbraio Serena vince il primo torneo WTA della sua carriera, l’Open Gaz de France, in finale su Amélie Mauresmo. A chi le chiede un commento sul tifo forse un tantino eccessivo da parte del pubblico a favore della sua avversaria, Serena risponde tra il serio e il faceto: “Beh siamo in Francia e giocavo contro una francese. Però vedete, io non sono cresciuta al Country Club. Sono cresciuta giocando a tennis in un posto dove, in qualsiasi momento, per strada poteva esserci qualcuno che iniziava a sparare. Ho maturato una certa capacità di concentrazione”. Venus non resta con le mani in  mano e bissa i successi dell’anno precedente, prima ad Oklahoma City, dove batte in finale Amanda Coetzer, poi a Miami dove supera Huber, Novotna, Graf prima di ritrovarsi in finale contro Serena, che ha superato Seles, Coetzer e Hingis. Quella tra Venus e Serena è la prima finale nella storia dei tornei WTA che vede opposte due sorelle. Venus vince in tre set 6-1 4-6 6-4 e diventa n°3 del mondo. La settimana dopo è la volta di Serena che, sul cemento di Indian Wells, supera Steffi Graf in finale. La maggiore delle Williams vince due tornei sulla terra, prima ad Amburgo poi a Roma dove supera in entrambe le occasioni la francese Mary Pierce; poi ha un cedimento, raggiunge solo gli ottavi al Roland Garros ed i quarti a Wimbledon, dove a fermarla è Steffi Graf. Al torneo dei suoi sogni, gli US Open, Venus esprime un livello di gioco talmente alto che, dalla seconda settimana, viene data dai bookmakers come favorita per la vittoria finale. Eppure, raggiunto il penultimo atto, come le era già due anni prima, non riesce a districarsi tra le velenose geometrie di Martina Hingis. Ad attendere la svizzera in finale c’è Serena Williams, reduce da quattro match vinti al terzo contro Davenport, Seles, Conchita e Kim Clijsters. Ed è proprio quella sedicenne belga, bionda, dalla carnagione chiarissima, che l’Arthur Ashe Stadium sembra persino avere l’insolenza di preferirle, a trascinare Serena ad un passo dall’eliminazione. Quando però dopo quasi tre ore di gioco la Clijsters va a servire per il match, Serena Williams rischia il tutto per tutto e riesce a prevalere su quella che si rivelerà essere una delle sue rivali storiche. I maligni sostengono che l’acume tattico di Martina Hingis sia tutto farina del sacco della madre Melanie che, dalle tribune tramite una trentina di segnali idiomatici, indecifrabili a chiunque tranne che a madre e figlia, le indicherebbe punto dopo punto, quale schema impostare. Si tratta di un ‘problema’ che ha ossessionato una processione di detrattori e avversarie del genio svizzero. Nient’altro che sciocchezze, illazioni mai provate, che non hanno mai sfiorato i pensieri delle due sorelle Williams e tanto meno di Serena che, con il passo, ‘stile caterpillar’, schiaccia 6-3 7-6 la Hingis, conquista il suo primo titolo del Grande Slam e diventa la seconda tennista afroamericana ad aggiudicarsi il torneo statunitense dopo Althea Gibson che ci riuscì nel 1958. A questo punto anche i più scettici devono ricredersi: il signor Richard Williams aveva ragione, Venus e Serena sono destinate ad essere le nuove regine del tennis mondiale. E per il tennis femminile è l’inizio di una nuova era.


1 Commento per “VENUS E SERENA, L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA”


  1. andrea ha detto:

    Peccato che le prime tre figlie la signora Oracene Price le ha avute con un altro marito altrimenti sarebbe stata una bella storia. Complimenti per la fantasia.


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