VENUS WILLIAMS, UNO SMASH CONTRO LE ACCUSE DI DOPING

Duro comunicato stampa di Venus Williams contro l'azione degli hacker che ha pubblicato i suoi dati medici privati
venerdì, 16 Settembre 2016

TENNIS – L’azione degli hacker le aveva catapultata tra le polemiche con una clamorosa accusa di doping, ma Venus Williams sa difendersi rispondendo a tono. Attraverso un comunicato stampa, la 36enne tennista afroamericana, sorella maggiore di Serena e vincitrice in carriera di 7 appuntamenti dello Slam di cui 5 edizioni di Wimbledon, rispedisce al mittente le accuse esternando un mix di sorpresa e sconforto: «Che delusione apprendere che i miei dati medici privati siano stati manomessi dagli hacker e pubblicati senza il mio consenso. Ho inoltrato domanda seguendo le regole del Programma Anti-Doping nel tennis per l’utilizzo di alcuni farmaci, e l’esenzione mi è stata concessa per uso terapeutico».

La Williams, tra le atlete sempre in prima linea nella difesa di uno sport pulito e il più distante possibile dal doping, risponde alle accuse con lucidità ammettendo le motivazioni legate a problemi di salute: «Quando ho avuto gravi problemi, ho aderito al 100% al processo di attivazione dell’esenzione, rispondendo alle domande dell’EFT nell’ambito del programma Tennis Anti-Doping. Sono stata molto disciplinata nell’osservare le linee guida stabilite da Wada, Usada e ITF. Le esenzioni che sono state pubblicate dagli hacker sono state esaminate da un team indipendente e anonimo di medici e approvato per motivi medici legittimi».

In difesa di Venus Williams, e in generale di tutti gli atleti, è intervenuto anche il direttore generale dell’Agenzia anti-doping degli Stati Uniti, Travis Tygart, che non ha risparmiato le proprie critiche all’azione degli hacker: «Credo sia impensabile che all’interno del movimento olimpico gli hacker siano in grado di ottenere informazioni mediche riservate per infangare gli atleti. Gli hacker hanno provato a far credere che gli atleti hanno fatto qualche mossa sbagliata, ma la realtà non è affatto così. Nelle situazioni in esame, le atlete hanno aderito alle regole in vigore per ottenere il permesso di utilizzare un farmaco necessario. Le rispettive federazioni, il Cio e la Usada hanno dato il loro benestare». Ancor più duro l’attacco di Steve Simon, CEO WTA, che condanna senza mezzi termini l’azione degli hacker: «Tali atti criminali costituiscono una violazione della privacy e hanno messo erroneamente in discussione la reputazione dei nostri atleti, che hanno invece seguito le regole in vigore».


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