VOLANDRI HA RIPRESO IL FILO

Acuto importante per Filippo Volandri sulla terra rossa di San Paolo. Il livornese è tornato a giocare una finale ATP dopo 6 anni. Con il risultato ottenuto si riavvicina nuovamente ai top 50
lunedì, 20 Febbraio 2012

A volte ritornano. E’ capitato a Filippo Volandri, 30 anni, da Livorno. Nella sua carriera ne ha vissute tante, da quel magico 2007 al disastroso 2009, al nuovo rilancio in questo avvio di 2012. Prima del torneo di San Paolo non aveva ancora vinto una partita, nonostante avesse ben figurato anche nei tornei sul cemento. Ma tornato sull’amata terra battuta, Filippo, dopo la sconfitta con rammarico al primo turno di Vina del Mar, è tornato a stupire tutti, conquistando una finale alla vigilia inaspettata. Battuti nell’ordine Albert Montanes, Ruben Ramirez Hidalgo, David Nalbandian e Thomas Bellucci, prima di arrendersi al numero 11 del mondo Nicolas Almagro.

Un torneo da incorniciare, in cui ha superato giocatori di spessore, esperti terraioli ed un giocatore di splendido talento come Nalbandian. Una partita perfetta, quella contro l’argentino, in cui siamo tornati a vedere un Volandri “deluxe” come quello ammirato nel 2007 al Foro Italico, dove aveva conquistato la semifinale dopo aver battuto, tra gli altri, un certo Roger Federer.
E’ stato bello rivederlo così, sereno in viso, agile sulle gambe, azionare quel turbo rovescio secondo solo a pochi nel circuito. E’ tornato a correre, a muoversi bene, a difendersi col servizio, a contrattaccare con tutti i colpi. A giocare profondo, a variare il ritmo, ad alternare soluzioni di potenza a soluzioni di tocco e di classe. In poche parole è stato perfetto. Poco importa se poi si è arreso nell’atto conclusivo. Almagro è avversario più forte ma soprattutto era più fresco. Volandri aveva faticato molto sia nei quarti con Nalbandian che in “semi” contro l’idolo di casa Bellucci, nonostante il brasiliano abbia sofferto, occorre dirlo, di un problema alla caviglia dal finire del primo set. Poco importa, “Filo” ha fatto il suo anche in quell’occasione, contro un avversario che ce l’ha comunque messa tutta, che ha provato a risorgere tirando solo “pizze”. Lui è stato bravo a rimanere vigile, a non abbassare la guardia e a conquistarsi la finale. Una finale che mancava al livornese da ben 6 anni, da quella conquistata a Palermo, torneo poi vinto.

Con questo risultato l’azzurro riavvicina la top 50 mondiale (è oggi al numero 56): dal 2008 non era così in alto nel ranking, dopo “l’annus horribilis” del 2009 con la squalifica e l’infortunio al ginocchio che l’avevano fatto sprofondare intorno alle 300esima posizione. Si era parlato di carriera finita, per lui che aveva 28 anni, dover ripartire dai piccoli tornei di periferia non sarebbe stato facile. Ce l’ha fatta Filippo, con cuore e spirito di abnegazione. Questa finale è la ciliegina sulla torta alla sua risalita, ma ci auguriamo sia questo solo il primo passo. Con la stagione sulla terra battuta in arrivo, l’azzurro potrà farci divertire, visto che merita di stazionare in posizioni di classifica ben più alte della sua attuale, merita di riavvicinare il suo best ranking al numero 25. Le giuste lodi vanno tessute tanto a lui quanto al suo storico coach Fabrizio Fanucci, i due ci hanno sempre creduto, anche nei momenti più bui. Ed ora che è tornata la terra, è tornato Filippo, più carico e maturo che mai. Ne vedremo delle belle…


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