COLPI DA CAMPIONE: VOLÉE MASCHILE

Nonostante, a ogni livello, se ne vedano sempre meno, la volèe rimane uno dei colpi più spettacolari e importanti del tennis. Andiamo insieme a vedere storia, tecnica ed evoluzione del gioco di volo, dando uno sguardo anche ai cinque migliori interpreti dei giorni nostri
mercoledì, 29 Febbraio 2012

Fino a qualche anno fa era più importante dei colpi di rimbalzo, mentre oggi sta piano piano scomparendo, ma la volèe rimane comunque uno dei colpi fondamentali del nostro sport. Permette di sottrarsi al braccio di ferro da fondo campo, e, se ben eseguita, di chiudere elegantemente lo scambio. Un tempo quasi tutti i giocatori optavano per un tennis d’attacco, seguendo a rete prima e seconda di servizio e spesso anche la risposta, mentre oggi le cose sono radicalmente cambiate. Basta guardare i campi di Wimbledon nelle ultime giornate del torneo per capirlo, e non c’è nemmeno bisogno di tornare indietro troppo, in quanto era così anche nella seconda metà degli anni novanta (ai tempi di Pete Sampras e Goran Ivanisevic, per intenderci). Si vedeva chiaramente come la zona centrale, da percorrere per raggiungere la rete, fosse molto più consumata della ‘baseline’, mentre ora è esattamente l’opposto.

I motivi della graduale scomparsa. Tutto questo ha ovviamente un suo perchè, dovuto a una scelta ‘obbligata’ dei giocatori. Sia campi che palle sono stati infatti rallentati parecchio (tanto che, secondo alcuni tennisti, il Grand Slam con le condizioni di gioco più veloci è diventato addirittura il Roland Garros) e il gioco d’attacco è perciò diventato sempre più difficile e meno redditizio. Un tempo sui campi dei Championships, per esempio, si faticava a scambiare a causa dei rimbalzi insidiosi della palla, e quindi tanti preferivano stare il meno possibile a fondo, mentre oggi l’erba è molto diversa, più lenta, dal rimbalzo più alto e soprattutto più semplice da comprendere. Lo stesso vale anche per i campi sintetici, che dal liscio assoluto degli anni ’90, stanno diventando sempre più ruvidi, creando parecchio attrito con la palla. Ragion per cui il servizio è meno incisivo, e il ribattitore ha più tempo per preparare il passante (che ne guadagna in efficacia). Quindi per occupare con successo le zone di rete è necessaria un’ottima mobilità e una mano fatata, due qualità che solo pochi giocatori possono vantare.

Stefan Edberg, uno dei migliori 'volleatori' della storia

E gli altri? Ed ecco spiegato perché di puristi ormai ne esistono sì e no una decina in tutto il circuito, e fra quelli che giocano ad alti livelli (top 100) ne ricordiamo uno solo. Per tutti gli altri la volèe è diventata quasi esclusivamente un colpo di comodità, da usare per chiudere il punto quando l’avversario è schiacciato in posizioni di campo dalle quali è difficile contrattaccare, ed è quindi semplice coglierlo in controtempo scendendo a rete. Ma non per questo (fortunatamente) mancano i giocatori in grado di saper deliziare, con tocchi sopraffini, anche i palati più esigenti, nonostante i match da ‘gesti bianchi’ siano ormai più unici che rari.

Tecnica ed esecuzioni. Naturalmente esistono vari tipi di volèe, che, senza entrare troppo nel dettaglio, si possono riassumere in volèe alte e volèe basse, categoria a sua volta divisa in volèe lunghe, volèe smorzate e demi-volèe. Se lo scopo di quelle ‘alte’ (come lo smash) è praticamente sempre quello di chiudere il punto con un colpo potente che scavalca l’avversario dopo aver rimbalzato, lo stesso discorso non vale per quelle ‘basse’, più varie e complicate. Nelle volèe lunghe l’obiettivo è quello di spedire la palla nella direzione opposta a quella in cui si trova l’avversario, e, per una corretta esecuzione, il colpo va accompagnato dal movimento del piede opposto con un passo in avanti (il piede destro per chi gioca con la sinistra e viceversa) mentre nella volée di rovescio la situazione è opposta (piede sinistro per chi gioca di mancina e destro per i destrorsi). Il discorso si complica per stop-volley e demi-volèe, due colpi che richiedono grande sensibilità e timing sulla palla. La prima è la classica palla smorzata, che cade a pochi centimetri dalla rete, mentre la seconda è una volèe di controbalzo, e anche la loro funzione è diversa. La prima vuole essere vincente, e l’esecuzione è piuttosto semplice, mentre la seconda, più complicata, può servire anche solo per avvicinarsi a rete, e prepararsi a un nuovo colpo.

Roger Federer, molto abile in tutte le soluzioni

Di seguito la nostra Top 5 dei giocatori di volo attuali:

Feliciano Lopez. Qualche anno fa vedere uno spagnolo in questo speciale gruppo di giocatori sarebbe stato praticamente impossibile, mentre oggi è realtà grazie a Feliciano Lopez, uno dei migliori volleatori in assoluto. Il mancino di Toledo, questa settimana al gradino numero 15 della classifica mondiale (suo best ranking), ha nel gioco di rete il proprio marchio di fabbrica, grazie al quale riesce a sopperire a una carenza non indifferente nel rovescio. Da grande amante, e spesso praticante, del serve&volley, ‘Feli’ è uno specialista nelle volèe in avanzamento, con le quali riesce a togliere il tempo agli avversari, per poi trafiggerli con solide e precise conclusioni. Nel video qui sotto si nota la grande fluidità della sua volèe, giocata con la stessa efficacia sia da destra che da sinistra.

Radek Stepanek. Nel recente doppio di Coppa Davis contro l’Italia il ceco ha trovato una manciata di soluzioni (comprese due stop-volley incrociate in controtempo) in grado di valergli, da sole, un posto fra i migliori, ma non è finita qua. Fra quelli che conosciamo Stepanek è forse l’unico volleatore ‘all’antica’, che preferisce la precisione chirurgica alla potenza, e sa fare della sua fedele Bosworth un fioretto. Facile intuire, quindi, che riesca a giocare stop-volley invidiabili, e sul piano tattico sappia sempre per che soluzione optare. Non a caso ha da poco vinto (a Melbourne) un torneo dello Slam in doppio, disciplina che, se la praticasse in maniera assidua, gli potrebbe regalare grandissime soddisfazioni.

Roger Federer. Naturalmente non può mancare l’ex numero uno al mondo, dotato di un tocco, e una classe nell’esecuzione, superiori a quelli di chiunque altro. Con il passare degli anni anche l’elvetico ha man mano ridotto il tempo passato nei pressi della rete, ma è comunque tuttora una di quelli che ci va più spesso, e con risultati invidiabili per chiunque. Di Roger, oltre alla pulizia stilistica che ne caratterizza anche gli altri colpi, stupisce soprattutto la capacità di saper sempre mettere la volèe nel punto giusto, dove l’avversario non può arrivare. Sia che il colpo sia giocato da fermo, in corsa o in allungo, che sia giocato incrociato o lungolinea, stoppato o accompagnato. Di seguito un video in slow motion del suo gioco di volo, per poterlo ammirare fino in fondo.

Flavio Cipolla. Un po’ perché siamo di parte, un po’ perché se lo merita per davvero, abbiamo inserito nella top 5 dei ‘volleatori’ contemporanei anche il nostro Flavio Cipolla, sempre più competitivo ad alti livelli. Il romano non gioca quasi mai serve&volley (forse perchè, a causa della statura limitata, non dispone di un servizio sufficentemente incisivo) ma non disdegna affatto la discesa a rete, anche perchè è dotato di due volèe davvero stupende. Pulite, solide ed efficaci in tutte le varianti, tanto che qualcuno, in passato, le ha definite le più belle in assoluto. Molto probabilmente è un’esagerazione, perchè ce ne sono di migliori, ma in Italia di gente dotata della stessa sensibilità del laziale se n’è vista veramente poca, ed è perciò meglio tenercelo stretto.

Michael Llodra. E per finire ecco l’unico ‘panda’ del serve&volley del quale parlavamo prima, colui che del gioco d’attacco ha fatto il suo pane quotidiano, e dimostra che si può ancora competere con i migliori pur giocando ‘all’antica’. La scorsa settimana a Marsiglia si è spinto fino in finale, e ieri a Dubai è arrivato a un punto dallo strappare un set a Roger Federer. Si aiuta col servizio, e con una buona risposta in back, ma il resto è qualità, tanta qualità. Un mix di potenza, estro e precisione, che spiazza gli avversari. E in più è davvero difficile superarlo, perchè conosce alla perfezione la sua zona di campo preferita, e la copre come pochi altri, rispedendo al mittente ogni tentativo di passarlo. Lo sa bene Robin Soderling, che nel 2010, nella semifinale del Masters 1000 di Bercy (vinta per 7-6 al terzo), si è visto dire più volte di no dal rivale, specialmente nell’occasione riportata qui sotto, che è valsa al transalpino un importantissimo contro-break nel parziale decisivo.


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